Hassan Al-Kontar: Il siriano intrappolato nell’aeroporto di Kuala Lumpur

Hassan Al-Kontar, cittadino siriano, è da sei mesi intrappolato nell’aeroporto di Kuala Lumpur. Un limbo diplomatico lo costringe ad una strana permanenza in Malesia, in una situazione che ricorda in maniera tragicomica il personaggio di Tom Hanks nel celebre film The Terminal.

LA SITUAZIONE

Hassan non può tornare in Siria, suo paese d’origine, in quanto lo aspetta un mandato d’arresto per aver rifiutato la leva militare. Nel contempo sono scaduti sia il visto lavorativo che aveva negli Emirati Arabi, dove ha vissuto negli ultimi anni, sia il visto turistico in Malesia. A causa di questa coincidenza di eventi non può uscire dall’aeroporto di Kuala Lumpur, che, nel frattempo, è diventato la sua casa.

Dopo essere scappato dalla Siria, Hassan ha vissuto per dieci anni negli Emirati Arabi lavorando nel ramo assicurativo. Una volta scaduto il visto lavorativo, la Siria non ha voluto rinnovargli il passaporto e viene quindi espulso da Abu Dhabi. Decide, allora, di emigrare a Kuala Lumpur (la Malesia è uno dei pochi Paesi che permette l’ingresso ai siriani come turisti, senza richiedere il passaporto). Al-Kontar ha cercato di risparmiare denaro provando a lasciare la Malesia in due occasioni nel 2017, una volta diretto in Ecuador, un’altra in Cambogia, ma entrambe le volte è stato respinto. Scaduto anche il visto turistico, è rimasto bloccato nella sezione transiti dell’aeroporto.

“All’inizio credevo fosse anche esilarante, come nel film The Terminal, ma ora è diventato estenuante, un incubo dal quale temo non uscirò presto”

LA VITA IN AEROPORTO

Hassan ha iniziato a documentare la sua vita su Twitter, spesso anche con molta ironia (come si può capire dall’immagine), pubblicando post e video seguiti da migliaia di persone.

Hassan manda una mail ironica alla NASA in cui chiede di partecipare alla prossima missione su Marte.

Passa la giornata cercando di contattare ONG, volontari, agenzie governative e media, nel tentativo di trovare una soluzione a questo stallo. Verso mezzanotte, quando ci sono meno passeggeri, provvede alla sua pulizia personale nei bagni accessibili nel settore. Per quanto riguarda il cibo, è riuscito a mettersi d’accordo col gentile personale dell’aeroporto ottenendo tre pasti pre-confezionati da aereo al giorno.

I problemi di Hassan sono gli stessi di migliaia di cittadini siriani che, una volta scappati dal loro Paese, si ritrovano, poi, in difficili situazioni diplomatiche e umanitarie. “Ho assistito alle bombe che sono state sganciate sul mio paese. Nessuno si occupa dei rifugiati siriani che hanno bisogno di aiuti, che sono intrappolati nei campi di detenzione in Libano o in altri paesi. Nessuno si preoccupa di loro. Sono semplicemente finiti nella lista nera del nostro governo”, ha spiegato il siriano.

 

-Daniele Stracquadanio

 

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