Michael Kors compra Versace: un altro gioiello del Made in Italy se ne va

Dopo le indiscrezioni arriva l’ufficialità. Michael Kors ha comprato Versace per  1,83 milioni di euro, circa 2,12 miliardi di dollari. E così un altro gioiello del Made in Italy se lo accaparrano gli americani.

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La storica medusa e suoi tentacoli approdano negli States

La notizia è arrivata pochi giorni fa, seppure le voci giravano già da qualche mese. Prima di Michael Kors, anche i due colossi francesi del lusso, Lvmh e Kering, avevano provato ad acquistare la storica casa di moda italiana. Ciò che non ha dato il via è stato, come riportano i tabloid americani, la cifra molto alta che le società non erano disposte a pagare. Non per Kors, anche se la sua maxi valutazione da circa 2 miliardi di dollari non è stata premiata da Wall Street che fa scivolare il titolo di un 7%.  Il gruppo americano rivela la totalità delle azioni. Fino ad oggi in mano per l’80% alla famiglia Versace e per il 20% al fondo Blackstone. La Michael Kors Holdings Limited ha anche annunciato che dopo l’accordo, cambierà il nome in Capri Holdings Limited e la famiglia Versace riceverà 150 mln di euro del suo prezzo d’acquisto. John D. Idol, Chairman and Chief Executive Officer di Michael Kors Holdings ha dichiarato che Donatella Versace rimarrà il direttore creativo. Quest’ultima, ci tiene a precisare che niente cambierà con un post su Instagram, mettendo in chiaro le voci di corridoio.

L’obiettivo strategico di Kors-Capri per Versace

La società di Michael Kors già l’anno scorso aveva cominciato a realizzare il sogno di agglomerato del lusso. Infatti, aveva acquistato il famoso marchio di scarpe Jimmy Choo per quasi un miliardo di dollari. Questo, invece, è un importante passo per la società poiché Versace è sempre stata un’azienda riconosciuta per il suo grande valore nel fashion world.  Inoltre, la società di Kors ha dichiarato quali saranno gli obiettivi che intende raggiungere per l’azienda. Si pensa di far crescere fino a due miliardi di dollari i ricavi annuali del lungo periodo. In aggiunta, verrano aperti nuovi store, circa 300, e verrà data una spinta al sito e-commence e al canale omni-channel. Hanno persino pensato agli accessori e calzature maschili e femminili,  cercando di aumentare dal 35% al 60% i ricavi entro il 2022.

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I benefici attesi per il Gruppo americano nel suo complesso sono: la crescita delle vendite fino a 8 miliardi di dollari, l’espansione del polo del lusso portando le Americhe dal 66% al 57% dei ricavi, l’Europa dal 23% al 24% e l’Asia dall’11% al 19%.

Perché il made in Italy vola all’estero?

Cè una lunga riflessione da fare su quanto accade  alle nostre aziende del lusso che decidono di andare via.  La pioniera è stata Fendi ( nel 1999), seguita da Emilio Pucci e Loro Piana finite nel forziere di Lvmh. Mentre Gucci, Sergio Rossi, Bottega Veneta, Pomellato ruotano nell’orbita della multinazionale, la Kering, che fa capo a Francois Pinault. Negli ultimi anni il mercato esulta con Gucci, sotto la direzione di Alessandro Michele, che ha fatto il botto in borsa con un aumento del fatturato del 50%, passando da circa 850 milioni a 1,5 miliardi di vendite.

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Guardando ad Est Valentino vola nel Qatar, ma non sempre la colonizzazione premia. E’ il caso di Krizia che acquistata dai cinesi è stata in un secondo momento rivenduta, come Gianfranco Ferré, comprata dagli arabi e dopo chiusa. Bisogna dire che a quelli che rimangono ancorati alla propria terra(Armani, Prada, D&G, Alberta Ferretti,Zegna..), di tenere duro.

Rimane una domanda che gli osservatori si pongono: perché nessuno investe in un paese dove la moda fa da maestro all’intero continente?

 

Natalia Carnemolla

Studentessa di Fashion Marketing&Business Management,20 anni.

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