“Scusate il francesismo!” – il Francese dentro l’Italiano di tutti i giorni!

Siamo tutti d’accordo nel dire che l’italiano è una delle lingue più belle e armoniose del mondo. Eppure noi parlanti di questa meravigliosa lingua non disdegniamo di arricchirla con parole derivanti da altre tradizioni e siamo ben contenti di accoglierne sempre di nuove. In questo breve articolo parliamo di alcune delle parole della lingua francese che fanno parte del nostro vocabolario quotidiano e di come e quando si impiegano, in modo da dissipare ogni dubbio. Ogni parola ha il proprio significato e bisogna esserne certi, ogni qualvolta la si usa, di farlo nel modo corretto e con cognizione di causa.

Touchè

La parola appartiene a una nobile e lunga tradizione. Letteralmente significa “toccato” e deriva direttamente dal mondo della scherma. L’abitudine dell’utilizzo arriva dal secolo XVIII, quando erano molto in vogai duelli cosiddetti al primo sangue: quelli in cui bastava infliggere un solo graffio per decretare vincitori e sconfitti. Quando gli avversari si affrontavano, il primo che metteva a segno una stoccata, colpendo il corpo dell’altro con la spada, vinceva. Al perdente non rimaneva che accettare la sconfitta e dire “touchè”, mettendo fine al duello.

Allo stesso modo funziona con i duelli “varbali”. La lingua si è appropriata di questo termine che viene espresso ogni volta che si è colti in fallo o di sorpresa, riconoscendo e ammettendo dignitosamente la sconfitta.  O ancora quando si è subita una battuta pungente, accusando il colpo, e si sventola bandiera bianca in segno di resa, dimostrando superiorità intellettuale.

Dèfaillance

Non si tratta che di un piccolo svenimento, di un mancamento momentaneo. Una perdita improvvisa delle forze. In senso più generale, un momento di debolezza, della perdita del proprio self-control o di una crisi. Non possiamo che ammettere che si è avuto una dèfaillance quando la memoria ha fatto un brutto scherzetto o si è verificato un insuccesso.  Altresì si potrebbe tradurre nella nostra lingua con “fare cilecca”.

Chapeau

Chapeau in francese vuol dire cappello e potremmo tradurlo in italiano con “tanto di cappello”. Difatti, la parola viene utilizzato ogni qualvolta che si riconosce con ammirazione una prestazione altrui. Fa parte del linguaggio forbito ma è spesso impiegata in contesti scherzosi e ironici.

L’origine è piuttosto chiara. Uno dei modi per dimostrare rispetto e ossequi, per salutare o ringraziare il costume dell’epoca imponeva agli uomini di togliersi il capello. Bastava anche accennare a farlo o anche solo toccarlo con una mano abbozzando un breve inchino. Ed è esattamente lo stesso sentimento di stima che si vuol comunicare utilizzando questa espressione quando ascoltiamo una battuta, un’affermazione o assistiamo ad una prestazione che risvegli per qualcuno la nostra ammirazione.

Savoir-faire

Letteralmente “saper fare”. Decisamente però con questa parola non si intende da un punto di vista pragmatico ma figurato. Con questa tipica espressione francese si indica l’abilità di fare la cosa giusta o di sapersi comportare correttamente in ogni situazione. Normalmente una persona dotata di savoir-faire possiede un’ammirevole sicurezza in ogni genere di circostanza. Certamente sarà anche fornito di grande tatto e diplomazia e avrà un approccio con gli altri che desterà sempre stima e approvazione.

-Federica Ottaviano

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