Winnie the Pooh e i disturbi mentali

Rileggere una fiaba del 1926 oggi significa quasi sempre scoprirne nuovi temi e significati. Per esempio, è possibile rileggere la fiaba di Winnie the Pooh individuando un disturbo mentale per ogni personaggio?

Il bosco dei 100 disturbi

La bellezza di una storia risiede nel fatto che nel tempo questa si renda disponibile alle interpretazioni più svariate. È stato così per la fiaba del 1926 di A.A. Milne. Un bosco abitato da diversi animali ed un bambino, ognuno fortemente caratterizzato da una personalità ben definita. La Canadian Medical Association ha analizzato le diverse personalità di ogni personaggio del Bosco dei 100 Acri, e ne ha individuato peculiari tratti associabili ad alcuni disturbi mentali nello studio intitolato Pathology in the Hundred Acre Wood: a neurodevelopmental perspective on A.A. Milne.

È però necessario precisare che tale rilettura è, per l’appunto, una rilettura di una fiaba a distanza di più di mezzo secolo, si tratta pertanto di una reinterpretazione che non riguarda l’originale intenzione dello scrittore, sebbene sia degna di essere analizzata. Rileggendo una fiaba piuttosto antica, infatti, è possibile scoprirne nuove sfaccettature che rendono la storia più ricca ed interessante.

Uno per ognuno

winnie the pooh, winnie, orso, fiabe, favole, studio, ricerca, disturbi, racconto, bambini, leggere

Winnie the Pooh: il tenero orsetto protagonista della storia soffrirebbe secondo lo studio di  ADHD, sindrome da deficit di attenzione. Il suo essere disordinato, distratto e spesso con la testa fra le nuvole sarebbero i tratti caratterizzanti della sua personalità.

Pimpi: ci si potrebbe arrivare anche senza l’aiuto di uno studio ad hoc; Pimpi soffre sicuramente di GAD (disturbo d’ansia generalizzato). Vive oscillando costantemente tra paura, agitazione e preoccupazione, atteggiamento tipico di chi generalmente attraversa stati d’ansia.

Tigro: sempre in movimento, Tigro rappresenterebbe un ulteriore forma di ADHD caratterizzata principalmente da uno stato di iperattività costante.

Ih-oh: un asino che vede sempre tutto grigio null’altro può rappresentare se non quel serio problema che è la depressione. Pessimismo ed infelicità sono le costanti di tale personaggio.

Christopher Robin: l’unico essere umano in un mondo di animali, fervida immaginazione o  schizofrenia? Secondo lo studio della Canadian Medical Association la seconda ipotesi potrebbe essere plausibile, che sia forse tutto frutto della sua immaginazione?

Lasciamo che le fiabe siano fiabe

Ma è davvero così necessario rileggere tutto nelle ottiche più svariate? Non sarebbe forse meglio lasciare che le fiabe restino fiabe con l’unico nobilissimo scopo di divertire ed abitare l’immaginazione dei bambini? Sono esattamente queste le principali critiche mosse da utenti di tutto il mondo davanti a questa rilettura di Winnie the Pooh, critiche che se da una parte lecite e comprensibili, da un’altra forse a tratti superficiali poichè da una rilettura, per quanto ci si possa trovare in disaccordo, possono nascere interessanti spunti di riflessione.

No tabù

winnie the pooh, winnie, orso, fiabe, favole, studio, ricerca, disturbi, racconto, bambini, leggere

Se lo scopo principale dello studio era quello di rileggere, in chiave prettamente leggera, la fiaba di Winnie the Pooh, tale rilettura potrebbe avere uno scopo ben più nobile. “L’autrice principale Sarah Shea ha affermato che l’intento dello studio era di ricordare alle persone che chiunque può essere affetto da disturbi” (BBC). Dunque possiamo rivedere il tutto considerandolo come un tentativo di “detabuizzare” temi che generalmente spaventano, un tentativo di avvicinare i più piccoli a temi seri come la depressione, i disturbi legati a personalità, relazione per fare in modo che vivano in una realtà priva di tabù.

I bambini dovrebbero poter parlare di tutto, in maniera tale da non venir spaventati da un argomento, ma al contrario affrontarlo nella sua interezza, conoscerlo.

Molto spesso, infatti, l’essere umano ha paura di ciò che non conosce. Avvicinare dunque un bambino alla realtà concreta dei disturbi mentali può aiutarli ad affrontarli nella maniera più serena possibile, a comprenderli come una delle tante sfaccettature dell’essere umano.

-Serena Valastro

Serena Valastro

Serena Valastro

Laureata in Lingue straniere e profondamente innamorata di cinema, musica, arte ed informazione. Scrivere un articolo è per me entrare in mondi in movimento, conoscere qualcosa di nuovo che mi permetta di vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per poi trasmetterle a chi, a sua volta, vuole viverle.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *