Moda Italia: l’incerto futuro di Ferragamo, Versace e degli altri iconici brand

La moda fatta di prestigiosi marchi, celebri stilisti e aziende, gruppi o poli del lusso è nata in Francia. I protagonisti che la guidano, tuttavia, sono cambiati nel tempo. Italiani sempre in prima fila.

Maria Grazia Chiuri è il direttore creativo di Dior, Gianfranco Ferrè fu il primo stilista italiano alla guida della storica Maison, oggi parte di LVMH.

E proprio LVMH che ha acquistato tre aziende italiane in concomitanza di un’esigenza di passaggio generazionale: Bulgari, Fendi e Loro Piana.

Pomellato,  Gucci e Bottega Veneta sono state acquistate dall’altro colosso francese, Kering, in un momento critico nella successione o di mancanza di successione al fondatore.

Futuri incerti in mani straniere

Con la recente scomparsa di Wanda Ferragamo, vedova di Salvatore Ferragamo, fondatore della Maison, si riapre lo scenario della strategia di successione. 

La casa di moda fondata nel 1927 da Salvatore Ferragamo è stata da sempre un fiore all’occhiello del Made in Italy , soprattutto per le calzature e i prodotti di pelletteria.
Adesso, tuttavia deve fare i conti con problemi legati alla successione e alla gestione dell’azienda.

Per evitare che la complessità delle dinamiche famigliari mettesse a repentaglio il futuro a    medio-lungo termine del gruppo, si scelse inizialmente la via della quotazione. 

Tuttavia, adesso, i nipoti e i pronipoti del celebre stilista non sembrano interessati o quantomeno adatti a un ruolo in azienda.

Dunque, ecco che la casa di moda, in veste di multinazionale tascabile o addirittura società da miliardi di fatturato, può trarre immensi benefici se si apre a manager o capital esterni.

Versace è sicuramente il caso più recente di azienda familiare in cerca di conferme per il futuro. Nonostante Gianni Versace avesse lasciato l’intera azienda alla famiglia e ai nipoti, l’apertura ai manager esterna è stata forse tardiva.

La blasonata maison made in Italy è stata ceduta quasi del tutto lo scorso Settembre a Michael Kors, nonostante la direzione creativa sia mantenuta da Donatella Versace. Ancora una volta per lo stesso motivo: non ci sono eredi all’orizzonte: i figli di Donatella fanno altro e la                                                                                            figlia di Santo non ha mai manifestato intenzioni di lavorare per l’azienda fondata dal padre con                                                                                    il fratello.

 

Anche un’altra famiglia italiana della moda sarebbe di fronte a scelte cruciali. Tomaso Trussardi e le sorelle devono infatti decidere la strada migliore per il rilancio del marchio col levriero, in luce negli anni 80-90, ma ora un po’ appannato e bisognoso di risorse. L’ultimo bilancio ha infatti chiuso con perdite per circa 30 milioni di euro e l’azienda avrà bisogno di una ricapitalizzazione.

Il made in Italy che resiste: nuovi assetti e tanta innovazione

Una domanda sorge spontanea in tutto ciò: cosa ne sarà a lungo andare del futuro delle più note case di moda italiane? A cosa è destinato il vero made in Italy che ha portato fatturato e fama al paese?

Si spera che le nuove generazioni prendano coscienza dell’importanza della continuità, così da accogliere con umiltà e orgoglio il lavoro che un tempo svolgevano i padri e i nonni.

Un’occasione per mettere in pratica e maturare l’esperienza necessaria per ristabilire le sorti di questo settore con innovazione e competenza.

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