L’apparizione degli angeli a Mons: una bufala storica

Alla fine di ogni guerra si esaltano le gesta di chi ha combattuto valorosamente. È così che sono nati miti e saghe su cavalieri ed eroi. Una delle leggende più incredibile della Prima Guerra Mondiale non ha come soggetto degli impavidi combattenti ma vedrebbe protagonisti degli angelici fantasmi alati.

L’inarrestabile avanzata

Durante l’estate del 1914 l’Europa era attraversata dalle prime fiamme di quello che sarebbe diventato uno degli scontri più sanguinosi della storia. Gli eserciti si affrontavano senza esclusione di colpi, distruggendo ogni cosa al loro passaggio. La superiorità delle armate dell’Imperatore Guglielmo II sembrava assoluta e gli alleati della Triplice Intesa erano allo sbando. È in questo contesto che si sviluppa uno degli eventi più controversi dell’intero conflitto, anche solo perché si parla di una presunta apparizione paranormale.

Il 22 agosto il Corpo di Spedizione Britannico, composto da 40.000 uomini, era schierato lungo il fiume Mons in Belgio. Aveva il compito mantenere le posizioni per fronteggiare l’avanzata tedesca. Nonostante riuscirono a respingere una prima offensiva, le forze inglesi sembravano destinate alla sconfitta contro un nemico che poteva contare su un numero maggiore di soldati e cannoni.

La Grande Ritirata

Eppure i tedeschi, nonostante fossero in netto vantaggio, inaspettatamente non sferrarono mai il colpo di grazia all’esercito britannico. Questo permise agli inglesi di indietreggiare fino a raggiungere le linee alleate. Ebbe così inizio quella che sarebbe passata alla storia come la Grande Ritirata, ovvero il lento ripiegamento del Corpo di Spedizione che si concluse sul fiume Marma nel nord della Francia.
La ritirata fu un momento importante del primo anno di guerra. Il mancato collasso e la successiva riorganizzazione delle forze britanniche permise agli alleati di disporre delle forze necessarie per poter fronteggiare e battere il nemico durante la Prima Battaglia della Marma. Questo scontro fu decisivo per le sorti della guerra, perché impedì che Parigi venisse occupata.

Trincea
Soldati inglesi combattono in trincea durante la Prima Guerra Mondiale. Fonte: National Library of Scotland/John Warwick Brooke.

Gli angeli guerrieri

La mancata disfatta sulle rive del fiume belga venne accolta, soprattutto nel Regno Unito, come un fatto sconcertante, qualcosa di incredibile. All’epoca non si riusciva a dare una spiegazione sul perché l’armata teutonica avesse rinunciato all’offensiva finale.
Un mese dopo gli eventi, il 29 settembre 1914, sul giornale londinese Evening News uscì un articolo del giornalista Arthur Machen. L’autore raccontò una storia ispirata ai resoconti dei militari che avevano partecipato alla battaglia di Mons. Il testo raccontava di come durante i combattimenti, mentre gli inglesi sembravano spacciati, una squadriglia di angeli apparve sul campo di battaglia. Le figure alate si misero a protezione dei britannici, permettendo ai soldati di ritirarsi.

Gli arcieri

La “notizia” ebbe una rapida diffusione e fece molto scalpore. Questo generò un’isteria collettiva tra i soldati: iniziarono a circolare voci su presunti rapporti in cui si testimoniava l’intervento nella zona dei combattimenti di figure spettrali, armate di lunghi archi, che scoccarono frecce contro i tedeschi uccidendoli senza lasciare traccia sui corpi. Successivamente vennero anche realizzate delle illustrazioni basate sulla tesi secondo cui i fantasmi fossero gli spiriti degli arcieri inglesi che avevano messo in fuga l’esercito francese durante la battaglia Anzicourt del 1415.

La diffusione della storia fu favorita dalla propaganda bellica per risollevare il morale delle truppe. Si voleva far passare l’idea che l’intervento divino fosse necessario a causa della malvagità dei tedeschi, raffigurando così gli inglesi come “i giusti”.

Una bufala involontaria

La storia era palesemente inventata. In quel periodo i racconti esoterici andavano per la maggiore ed in tanti credevano nell’esistenza del paranormale. Perfino Arthur Conan Doyle, l’autore di Sherlock Holmes, era un seguace dello “spiritismo”.
Proprio la diffusione di tali convinzioni aveva spinto Machen ad intraprendere la carriera di romanziere di racconti fantastici. L’autore gallese aveva già scritto storie simili negli anni precedenti e sin da subito provò, senza successo, a spiegare che quella degli angeli di Mons fosse solo un’invenzione. Involontariamente aveva messo in circolo quella che oggi chiameremmo una bufala. Un anno dopo l’uscita dell’articolo affermò:

Era come se avessi toccato il pulsante e messo in azione un meccanismo fantastico e complicato di voci che facevano finta di essere verità giurate, di pettegolezzi che si ponevano come prove, folli frottole a cui gli uomini credevano fortemente.

Una storia contemporanea

Paradossalmente questa vicenda continua ad essere più attuale che mai. Testate satiriche e non pubblicano di continuamente pezzi inventati col solo scopo di divertire. Eppure oggi, come ieri, alcuni scambiano quelle storie finte per la verità. Questo perché c’è chi gioca con le convinzioni diffuse tra parte della popolazione per gli scopi più disparati. C’è chi usa l’attualità per far ridere o chi sfrutta i pregiudizi più popolari per impacchettare fake news e racimolare visualizzazioni. In entrambi gli esempi alcuni utenti hanno creduto alle fantasie raccontate da questi siti, indignandosi per poco più che dei titoli. Recentemente è stato dato un nome a questo fenomeno, post-verità: non importa analizzarne il contenuto, il pubblico considera una notizia tale in base a preconcetti e sensazioni.

Questo perché oggi come un tempo vale il detto la gente crede a quello che vuole credere, poco importa se sia o meno la realtà.

– Claudio Abramo

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