Fenomeni Millennials – cuccioli, veri padroni dei social

Ritorna la rubrica sui fenomeni più strani e controversi dell’epoca social. Oggi vi parliamo dei signori incontrastati (o quasi) del web: i cuccioli. Se i meme dei gattini hanno regnato incontrastati sulle bacheche di mezzo mondo è più recente l’ascesa dei cagnolini alla conquista di internet.

“Pucciosi”

Se vivete in questo millennio e avete un account social saprete di certo che i contenuti più diffusi hanno come soggetti i gattini.
Il momento esatto in cui i gatti hanno invaso il web è avvolto nel mistero, ciò che è noto è la loro viralità. Milioni sono i meme demenziali che circolano su Facebook, per non parlare dei video buffi che si trovano su Youtube. Le ipotesi del perché i gattini siano diventati la quintessenza di internet sono innumerevoli: c’è chi sostiene che sia dovuto al loro essere percepiti come carini, chi dice sia al contrario per la loro bruttezza e chi invece pensa che il problema siano i loro padroni, solitamente nerd e amanti dei cuccioli, che postano a raffica foto dei loro adorati animaletti.

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Amore di lunga data

L’ipotesi più accreditata riguarda la facilità dei gatti nel suscitare simpatia ed una viscerale empatia da parte degli umani. Le motivazioni di tale empatia possono essere molte. Dal loro assomigliare negli atteggiamenti e in alcuni dettaglia ai neonati (facendo scattare nella mente delle persone le medesime sensazioni) al loro carattere, freddo e schivo, che li renderebbe affascinanti. Inoltre gatti, oltre ad essere predatori, sono anche prede e questo contribuirebbe a suscitare un istinto protettivo nei loro confronti.
D’altronde l’amore dell’uomo nei confronti dei mici risale alla notte dei tempi: basti ricordare gli Dei egizi raffiguranti con i tratti distintivi dei felini. Nel IX secolo un monaco irlandese ha dedicato un intero poema, intitolato Pangur Bán (più bianco del bianco) al suo gatto. Questo amore per i filini è passato tra le epoche anche attraverso i fumetti (Garfield), i cartoni animati (Gli aristogatti), i musical (il celebre Cats) e le apparizioni nei film (come in Colazione da Tiffany).

Cagnolini all’arrembaggio

Eppure da qualche tempo l’impero dei gattini sembra esser messo in discussione dal loro più acerrimo nemico: il cane. Secondo Amanda Hess del New York Times recentemente i contenuti con al centro il “migliore amico dell’uomo” sono diventati più virali dei post sui micetti.

Simbolo di questa ascesa è la cosiddetta “what the fluff challenge”, che impazza su vari contatti di Instagram. Si tratta di dei video in cui i padroni si nascondono dietro un lenzuolo, mentre il cucciolo assiste, per poi lanciarlo in aria abbastanza in alto da avere il tempo di nascondersi alla vista del cane. In queste clip si osservano buffe reazioni degli amici a quattro zampe che rimangono spiazzati dalla scomparsa improvvisa dell’umano.
La sfida è divenuta velocemente il fenomeno di genere: alcune di queste clip hanno accumulato migliaia di visualizzazioni. Anche se tutto è iniziato con i cani la challenge ha finto, solo in un secondo momento, per contagiare altri aniamali tra cui anche i gatti.

Ipotesi di sorpasso?

Qual è il perché di una simile ascesa? Il giornalista di agi.it Arcangelo Rociola ha provato a spiegalo prendendo spunto dal libro “Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social” di Jaron Lairen. Il testo, scritto prima dell’avvento canino, dedica la prima è l’ultima pagina ai cuccioli e alla loro viralità sul web:

“Iniziamo con i gatti. Internet è pieno di gatti. Sono nei meme più memosi e nei video più carini. Ma perché vanno meglio dei cani? I cani non sono venuti al cospetto degli uomini primitivi implorandoli di prenderli con loro, siamo noi che li abbiamo addomesticati
I gatti però sono diversi. Un bel giorno sono arrivati e si sono parzialmente addomesticati da soli. Non sono prevedibili. I video di cani più apprezzati di solito sono quelli in cui vengono addestrati, mentre i video di gatti più famosi sono quelli in cui fanno cose buffe e inaspettate.”


Un sintomo

Il cambio di trend sarebbe quindi legato all’evoluzione della rete. Da un internet libero, indipendente come i gatti, stiamo passando ad un sistema che attraverso le reti sociali veicola il sapere, che detta e addomestica gli utenti, come si fa con i cani. L’avanzata dei post canini sarebbe quindi una sorta di specchio, un riflesso del subconscio di una rete che ha perso parte della sua libertà e si rivede nei meno imprevedibili cani.

– Claudio Abramo

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