Una vita tra parentesi, la mostra su Marcello Mastroianni

La grandiosa carriera di Marcello Mastroianni va in scena al museo dell’Ara Pacis a Roma. Una mostra imperdibile per celebrare un mostro sacro del cinema italiano.

 

Marcello Mastroianni non era un grande amante delle mostre e dei musei. Ma ironia della sorte, è diventato suo malgrado il protagonista di un vernissage. Se fosse ancora vivo probabilmente cambierebbe idea a tal proposito: perché quello che va in scena fino al 17 febbraio all’Ara Pacis di Roma è più di una semplice mostra celebrativa.

Una vita tra parentesi è il suo nome: con la fondamentale cura della Cineteca di Bologna, la mostra illustra le foto, i ricordi, i costumi e i cimeli, volti a ricostruire la carriera di un artista eclettico e irripetibile. Si parte dal suo debutto ne I miserabili, fino alla collaborazione con Fellini. Il suo “Marcellino” è stato protagonista di oltre 100 film, dagli anni ’40 fino ai ’90.

La mostra si sviluppa su due livelli differenti, quello prettamente cronologico ed un altro, più intimo. Il fine ultimo è quello di regalare allo spettatore non solo un quadro definitivo dell’attore, ma anche uno sguardo più approfondito su chi era l’uomo Mastroianni.

Il film chiave è Mi ricordo, sì, mi ricordo, diretto dalla sua compagna Anna Maria Tatò, nel settembre del 1996. È la voce di Mastroianni, messa in sottofondo, che accompagna i visitatori. Nella prima stanza si possono ammirare i suoi personaggi più famosi, complice un Fred Astaire a grandezza naturale che balla in tutta la sala.

Un secondo spazio è invece dedicato alle memorie familiari. Ecco che fanno capolino le foto dei genitori e dei fratelli, così come quelle dei nonni. Splendide le immagini che ritraggono la casa di Fontana Liri, dove Marcello era solito passare le vacanze invernali e natalizie. Inoltre, si possono ammirare anche alcune opere d’arte della famiglia.

Significativa ed emozionante la sala intitolata Doppia vita tra cinema e teatro. Qui si illustra la passione di Marcello per il teatro, coadiuvata da Visconti. Quest’ultimo indicava l’indolenza di Mastroianni come «eredità di “un’antica razza” e una difesa da “sensitivo”». Il resto di questo particolare rapporto, dai caratteri prettamente paternalistici, è raccontato nello spezzone  Marcello e l’indolenza.

La sala conclusiva tocca punte di amarezza per via di un frammento di intervista proiettato. Questa parla infatti del complicato rapporto con l’esistenza, fatta anche di dolore, che ogni individuo è chiamato ad affrontare quando viene alla vita.

 

 

Chiara Grasso

Catanese trapiantata a Bologna, sono una specializzanda in letteratura russa e inglese. Amo viaggiare, leggere, scoprire e, naturalmente, scrivere: di cultura, di moda e di tutto ciò che fa tendenza.

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