Il PIL italiano si ferma: si rischia la stagnazione

Dopo una crescita di 3 anni, anche se stentata, in questo terzo trimestre il PIL italiano si è fermato. L’ISTAT non solo certifica un freno nell’economia italiana ma anche il progresso tendenziale di crescita annuo è sceso dall’1,2% al 0,8%.

Quanto “costa” lo stallo?

Lo stallo in cui versa l’Italia ha conseguenze negative anche sul piano politico; critiche sono state mosse nei confronti degli obiettivi di governo come il tanto ambizioso quanto difficile 1,5% di crescita del PIL per il 2019. Allo stallo si aggiunge la diffidenza di Bruxelles nei confronti della manovra del popolo varata dal governo italiano. Dunque, il 2018 si chiuderà molto probabilmente sotto l’1% di crescita con la conseguenza che tutti i documenti di finanza andranno rivisti. L’Italia ha perso mezzo autunno e tanti soldi legati alle aste dei BTP: si conta che in un giorno solo, a causa dell’innalzamento dello spread, lo stato ha dovuto pagare 689milioni di euro in più rispetto al mese di febbraio.

                             

La frenata del PIL italiano, il peggiore dalla crisi dei debiti sovrani.

Quali sono le cause?

L’intero mondo è in fibrillazione, basti pensare a tutto quello che sta succedendo. l’Italia è riuscita a complicarsi la vita da sola: lo scontro con l’UE e le tensioni sullo spread rischiano, nei prossimi mesi, di chiedere un pedaggio ancor più salato alla nostra economia. I problemi sono numerosi, abbiamo la guerra dei dazi di Trump e il freno di alcuni paesi emergenti che hanno incontrato problemi come Turchia e soprattutto Argentina. Anche la Cina ha rallentato la crescita, impallando l’intero sistema economico mondiale. L’economia dell’area euro è migliorata tra luglio e settembre dello 0,2%, la metà dei tre mesi precedenti.

L’Italia però fa peggio del resto d’Europa. A dirlo non sono solo Pil e bocciature delle agenzie di rating: lo spread è salito dai 120 punti di inizio anno ai 307 attuali. La Borsa ha perso molto da quando ha iniziato a prendere forma l’esecutivo Lega-M5s. L’aumento dei tassi ai massimi dal 2014 ha mandato in tilt anche le banche, in un circolo vizioso in cui trovare credito è più difficile e costoso e a pagare, alla fine, sono aziende e PIL.
 
L’industria manifatturiera è stata la prima a tirare il freno. I dati sulla produzione sono deludenti da un po’ e la fiducia delle imprese è crollata. Anche perché l’export, motore trainante dell’economia, ha iniziato a cedere.

Come detto in precedenza si profila una stagnazione economica, vedremo se il governo con l’idea di una manovra espansiva riuscirà a far uscire l’Italia da questo problema.

Giuseppe Lombardia

Mi chiamo Giuseppe Lombardia, ho 21 anni e studio economia e commercio all’università di Catania. Sono appassionato di politica e storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *