GRAZIE FERNANDO!

Dire che da domenica sera, con il ritiro di Fernando Alonso, la Formula 1 è più povera, non è retorica né il solito modo di dire quando un grande campione lascia il suo sport.

Nonostante le frustrazioni degli ultimi quattro anni, imputabili non certo a lui ma a una vettura inadeguata, per motorizzazioni e telaio, Fernando è e resta uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, e i suoi piazzamenti alle spalle dei primi, come il quinto posto nel GP degli Stati Uniti del 2016, moralmente valgono molto di più delle vittorie a raffica di Hamilton, ottenute non solo per il suo straordinario talento ma anche perché in questi anni ha avuto lui l’auto migliore.

È innegabile, infatti, che con l’uso massiccio dell’elettronica, a partire dalla fine degli anni Novanta, nell’accoppiata pilota-vettura è questa che pesa di più per il risultato finale.

Ce ne ha dato la prova un altro grande della Formula 1, Michael Schumacher, il quale, tornato alle corse dopo l’anno sabbatico preso nel 2009, si ritrovò alla guida di una Mercedes così poco competitiva da non farlo mai più salire sul podio negli ultimi tre anni della sua carriera.

Come Schumacher dal 2010 al 2012, anche Alonso è sprofondato nell’incubo di una macchina indegna di lui, ma questo ci ha permesso di rivivere i tempi in cui era il pilota che contava, che faceva la differenza, come quando Nuvolari vinceva guidando anche senza sterzo.

formula uno, fernando alonso, sport, corse, Michael Schumacher, formula 1, moto gp

Non a caso citiamo Nuvolari parlando di Alonso, perché i due oltre ad essere due grandissimi campioni (“Nivola” era considerato da Enzo Ferrari il più grande di tutti), sono anche gli unici due piloti automobilistici a cui è stata dedicata una canzone: quella omonima, famosissima, di Lucio Dalla e quella più recente della giovane Francesca Michielin dedicata allo spagnolo.

Che altro dire di Alonso, come ricordare i suoi anni in Formula 1?  

Impossibile tacere che i suoi titoli mondiali avrebbero potuto tranquillamente essere quattro, se non fosse stato privato della vittoria nel 2010 da un errore del box Ferrari nell’ultimo GP della stagione, quando era in testa al mondiale, e nel 2012 quando perse il titolo per soli tre punti, dopo che in ben due gran premi era stato costretto al ritiro per incidenti causati da altri. 

Al contrario di altri suoi colleghi, Fernando (come anche Hamilton) è stato sempre combattivo e determinato, ma corretto, mai aggressivo fino a rasentare il bullismo, come l’astro nascente di questi ultimi anni.

Un gentleman, come quel Graham Hill, come lui due volte campione del mondo, sulle cui orme Fernando si è già messo per vincere la Tripla Corona (Mondiale F1, 24 ore di Le Mans e 500 miglia di Indianapolis).

Un gentleman al quale i due suoi storici avversari hanno reso un commovente e signorile omaggio alla fine del Gran Premio di domenica scorsa, scortandolo in un giro d’onore e concludendo con le giravolte davanti alle tribune.

fernando Alonso, formula 1, gare, corse di macchine, autoveicoli,

Grazie Fernando, per le emozioni che ci hai regalato.

Hasta la victoria siempre!

 

Salvatore Azzuppardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *