Mascolinità tossica: il femminismo per gli uomini

Quando dico in giro che sono femminista, la reazione degli uomini accanto a me è quella di alzare lo sguardo al cielo e ribattere che, per questo, odio gli uomini.

Niente di più falso, fidatevi!

Iniziamo dalle basi, ovvero dalla definizione di femminista:

(aggettivo e sostantivo maschile e femminile): persona che crede nella parità politica, economica e sociale dei sessi.

I veri femministi, uomini o donne che siano, credono nella parità, non pensano che un genere sia migliore dell’altro o debba avere più diritti dell’altro.

Siamo nati in una società patriarcale, c’è poco da dire al riguardo, negarlo sarebbe negare una realtà ovvia. Eppure, sebbene non possiamo cambiare la nostra società dall’oggi al domani, possiamo comunque fare attenzione alle motivazioni per cui dovremmo tutti essere femministi.

E, sebbene forse sarebbe stato più logico iniziare da un articolo che parlasse delle ondate di femminismo, delle battaglie per le donne e per le varie minoranze che il femminismo sostiene, credo che capire in che modo il femminismo aiuta tutti, uomini, donne e non-binari sia fondamentale. E quale modo migliore se non riaffermare che no, le femministe non odiano gli uomini?

La mascolinità tossica è uno dei modi in cui la società patriarcale danneggia gli uomini.

Si tratta di tutto quell’insieme di comportamenti, attitudini e stereotipi che, socialmente, descrivono gli uomini come violenti, non emotivi, aggressivi sessualmente.

Riflettiamoci, sentendo la frase “un vero uomo…” quanti modi diversi ci vengono in mente per completarla? Infiniti. Perché abbiamo sentito questa frase talmente tante volte da pensare a molteplici caratteristiche in grado di rendere un uomo degno di questo nome.

Uno dei pensieri classici della società patriarcale è l’idea che le interazioni maschio-femmina debbano essere basate sulla competizione, non sulla cooperazione; gli uomini vengono spesso descritti come incapaci di comprendere le donne (e viceversa), per questo motivo l’amicizia fra sessi diversi non è concepibile. Oltretutto, è universalmente noto che l’Uomo Vero, quello che non deve mai chiedere, sia sempre e comunque interessato alla sfera sessuale.

Esistono poi dei processi di demascolinizzazione, ovvero di atteggiamenti e attività che, un Vero Uomo, non può e non deve mettere in atto. L’Uomo Vero non si cura nell’aspetto in modo eccessivo, non è emotivo e non piange, non fa “cose da donne”. Se l’Uomo Vero fa queste cose è evidente che in lui ci sia qualcosa che non va con la sua sessualità (pensiamoci, quante volte ad un uomo che mette in atto questi comportamenti viene dato dell’omosessuale? L’Uomo Vero è ovviamente eterosessuale).

Il femminismo ha lo scopo di far sì che questi messaggi sbagliati vengano rotti, che l’uomo (e la donna) possano essere tali a modo loro.

La mascolinità tossica non è pericolosa per danni rivolti al resto del mondo ma per le conseguenze che portano negli stessi uomini, la mancata felicità e soddisfazione nella vita se non si aderisce all’idea di genere che la società desidera. Immaginiamo di essere tirati da due forze opposte: la prima è quella che spinge gli uomini a conformarsi agli standard morali che li privano delle capacità emotive e limitano l’espressione del sé, l’altra è quella che, in cambio di queste limitazioni, non offre alcuna ricompensa, in quanto quegli atteggiamenti convenzionalmente voluti non sono più socialmente accettati in alcuni contesti.

L’idea che il femminismo cerca di diffondere è che non esistono requisiti per essere uomini (né donne) e che dovremmo provare, un passo alla volta, a rompere quegli stereotipi, uno dopo l’altro.

E possiamo farlo, insieme.

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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