Il reggae è adesso patrimonio dell’Unesco

Il reggae è diventato patrimonio dell’Umanità perché ha affrontato le “questioni di ingiustizia, resistenza, amore e umanità”.

Il reggae è stato inserito nella lista dei beni immateriali dell’Unesco; il genere musicale che è nato in Giamaica e portato alla fama internazionale grazie a Bob Marley, è adesso un patrimonio da promuovere e custodire.

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Il comitato speciale dell’Unesco si è riunito lo scorso 29 novembre a Port Louis, nelle Mauritius. È stato sottolineato quanto il reggae abbia fornito il proprio ed importante contributo su temi come «l’ingiustizia, la resistenza, l’amore e l’umanità». Oltre al mito di Bob Marley, anche altre colonne portanti della musica come Peter Tosh hanno permesso di far conoscere al mondo le tipiche sonorità groove che contraddistinguono il genere.

Correva l’anno 1961, quando Toots Hibbert incise il singolo intitolato Do the raggay, da lì il nome conferito al genere musicale. Ma il reggae affonda le proprie radici nella musica degli schiavi africani, che vennero gettati nell’isola giamaicana dai coloni europei.

La musica afroamericana di matrice statunitense, il calypso di Trinidad, nonché la spiritualità e la ribellione della religione Rastafari, hanno contribuito a rendere il reggae così come lo conosciamo adesso. I suoi ritmi caraibici hanno infatti successivamente influenzato svariati ambiti socio-culturali. In primis il costume: l’ascolto di questo tipo di musica è stato spesso associato all’uso di marijuana, alla meditazione e alla preghiera nel rastafarianesimo. Dalla Giamaica il reggae si è poi propagato nel resto dell’Europa e in America, contagiando anche le sonorità di generi come il punk e il rap.

Perché questa scelta da parte di Unesco? Semplice: la musica è uno strumento potentissimo che mette in sinergia corpo e mente.  Crea connessioni profonde fra uomo e natura, anche spirituali. È dunque più di qualcosa che permette di divertirsi e far divertire. In particolar modo, il reggae è un tipo di musica che dipinge al meglio le sfumature della vita, nella sua luce e nella sua ombra. Il suo ritmo combacia con i battiti del cuore ed è in grado di trasmettere messaggi positivi. Ben venga dunque l’iniziativa di renderlo un bene prezioso da preservare.

 

 

 

Chiara Grasso

Chiara Grasso

Catanese trapiantata a Bologna, sono una specializzanda in letteratura russa e inglese. Amo viaggiare, leggere, scoprire e, naturalmente, scrivere: di cultura, di moda e di tutto ciò che fa tendenza.

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