La “tassa rosa”, tassa nascosta per le donne?

Se siete donne ci sono dei problemi che affrontate quasi quotidianamente.

Potremmo per esempio parlare dell’ormai noto Gender Pay Gap: a parità di lavoro svolto, le donne vengono pagate di meno, si tratta di un problema multiculturale, che si presenta in Europa ma anche in nazioni più paritarie, quali Canada, Svezia e Regno Unito (Auspurg et al, 2017; Castagnetti, 2017).

Un argomento, invece, che riceve una risonanza decisamente minore riguarda la cosiddetta “tampon tax” o, per estensione, la “Tassa rosa”. Le donne, in quanto donne, pagano molti prodotti più di quanto vengono pagati dagli uomini. Non è una tassa vera e propria, non ci appare in bolletta, eppure esiste, sebbene mascherata molto bene.

Qualche esempio?

Andiamo a fare un giro nelle corsie di un qualsiasi supermercato. In modo virtuale, ora, farò riferimento al volantino online di una catena di prodotti per l’igiene personale. Vado nella sezione “depilazione”, due sezioni diverse per uomo e per donna. Proviamo a fare un esempio semplice: prenderò un prodotto che, per entrambi costa 0,99€. Per lui abbiamo una scatola di rasoi usa e getta, bilama, in un pacco da dieci pezzi. Per lei, allo stesso prezzo, lo stesso prodotto. Stavolta, però, i pezzi sono cinque.

Potrebbe essere una differenza di marchio, quindi proseguo nella ricerca, utilizzando un brand (Wilkinson) che è possibile trovare in entrambe le sezioni. Rasoio usa e getta a due lame, un pacco da cinque, ha un costo di 2,30€ nella sezione per le donne; 2,10€ nel reparto uomo. Stesso prodotto, cambia il colore della confezione, rosa per lei, blu per lui (ovviamente).

Lo stesso può essere applicato a profumi, un profumo, Dolce&Gabbana, the One, da 50ml, per uomo, costa 57,90€, mentre lo stesso profumo, dello stesso brand, stessa quantità, nel reparto donna ha un costo di 70,80€. Lo stesso discorso può essere paragonato a tutti i prodotti. Se mio padre va a tagliare i capelli, con tanto di lavaggio e asciugatura, spende 10€; se vado io, esco con almeno 35€ in meno.

Però, dai, stiamo parlando di prodotti che possono essere non acquistati.

Posso non andare dal parrucchiere, del resto. Eppure, se andassimo a guardare il dettaglio, potremmo scoprire che le lamette e i rasoi da uomo (sì, quelli a 99 centesimi) sono considerati un bene di prima necessità e per questo sono gravati da un’Iva ridotta del 4%, la stessa applicata a pane e latte. L’aliquota Iva per gli assorbenti igienici è invece la stessa per i beni considerati “di lusso”, quindi al 22%.

Nel 2016 Civati ebbe l’ardire di proporre l’abbassamento dell’Iva al 4% per gli assorbenti igienici (inclusi tamponi e coppette mestruali). La sua proposta fu considerata a tal punto che gli venne risposto, con una modalità paragonabile ad un tifo allo stadio ricco di prese in giro maschiliste ed ignoranti, che “l’Italia ha altre priorità”.

Forse per questo la proposta cadde nel nulla.

Si potrebbe far presente che in quella stessa occasione si discusse di abbassare l’aliquota sui tartufi dal 22 al 10%.

Chi non ritiene i tartufi un bene al pari della carne animale, dello yogurt o delle uova?

E mentre in Italia i politici che tentano di ridurre questa disparità di genere vengono presi in giro, la Francia ha abbassato l’Iva dal 20% al 5,5%, come in Olanda, Spagna e Inghilterra. L’Iva è stata invece azzerata in Canada e in Irlanda. In Scozia, da settembre, le studentesse ricevono i prodotti igienici gratuitamente.

Giulia Lausi

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, laureata magistrale in psicologia forense, perennemente oberata di ansia ed impegni. Gli argomenti di cui proverò a scrivere vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura.

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