Good Morning Vietnam

La perla d’Oriente che nessuno si aspetta

Sentendo pronunciare il nome “Vietnam” ad alcuni verrà in mente il celebre Robin Williams, interprete di Adrian Cronauer nella famosa pellicola “Good Morning Vietnam”. Ad altri Sylvester Stallone nei panni di Rambo, veterano di guerra. Agli occhi di tutti si apre uno scenario di distruzione che ha segnato un periodo buio nella storia americana, e il Vietnam appare come un luogo dove le persone vivono in cunicoli sotterranei in attesa di perpetrare il prossimo agguato. Un luogo dove il comunismo ha snaturato il popolo e il paesaggio, rendendolo imbruttito e incattivito. Sovente, prima di partire, mi sono sentita ripetere di stare attenta alle bombe. Di non andare nella natura perché ci sono le mine antiuomo. Mi è stato chiesto se stessi andando a combattere i Vietcong. Nonostante tutti questi preconcetti condivisi nei nostri “pacifici” paesi occidentali, sapevo bene di essere in procinto di prendere un aereo verso un reale Paese delle meraviglie.

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Il Vietnam non solo è la patria di uno dei popoli più ospitali, cordiali e tranquilli al mondo, ma è anche un luogo dove rimanere a bocca aperta ad ogni passo.

Nonostante i francesi li abbiano trascinati in una guerra sanguinosa, gli americani abbiano distrutto alcuni dei loro siti archeologici più belli, e tra nord e sud si siano fatti guerriglia fino a meno di due decenni fa, i vietnamiti hanno il dono di saper sorridere a tutti, a prescindere da origine e colore della pelle. Come se non bastasse sono primi produttori del caffè più pregiato al mondo e nei loro 331.210 km2 contano una delle sette meraviglie naturali del mondo: Halong Bay, una baia turchese di oltre duemila chilometri quadrati che ospita più di millecinquecento faraglioni di pietra coperti di fitta giungla abitata dai macachi, da esplorare in crociera su una tradizionale giunca di legno. Se vi siete mai chiesti dove sia il paradiso, sappiate che è là.

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Nel nord, nei pressi della capitale Hanoi, gli influssi comunisti sono più forti, la routine lavorativa più ligia e la religiosità più nascosta:

girando a piedi per il centro cittadino colpisce essere inghiottiti da strette viuzze interne che conducono a pagode nascoste. Hanoi è anche l’inferno degli indecisi, perché ogni via ha un suo target: c’è la via del caffè, con decine di caffetterie arroccate una accanto all’altra; la via della birra, dove è impossibile trovare un posto a sedere dopo le nove la sera; la via delle scarpe, dei vestiti, delle ferramenta, delle luci di natale (giuro!) e così via. Il piatto principale qui è il Pho, che i vietnamiti consumano a colazione, pranzo e cena. È una zuppa di noodles di riso con erbe varie, lime, peperoncino e carne che si può consumare ovunque alla modica cifra di uno o due euro.

Se nel nord il piatto più consumato è il Pho, nel centro del Vietnam ci sono due zuppe che la fanno da padrone, contendendosi due città diversissime eppure entrambe da visitare.

A Danand c’è il Mi Quang, sempre a base di noodles e carne ma anche con pomodoro, uova, noccioline e tanto peperoncino. Mentre il Bun Bo Hue è una prelibatezza dell’omonima città di Hue; invece degli straccetti di carne ha come protagoniste le polpette di maiale (e aglio). Danang è un centro commerciale in espansione, una metropoli di mare vicina ai maggiori punti di interesse del Vietnam Centrale. Da lì si arriva comodamente in meno di dieci minuti alle Marble Mountains: due altipiani che spuntano dal nulla nel bel mezzo della pianura e che ospitano alcune cave antichissime dove sorgono decine di statue del Buddha, e più moderni templi distribuiti qua e là lungo la strada per la vetta.

vietnam, good morning vietnam, lanterne, lanterne colorate, luci, luci colorate, lanterne orientaliA pochi minuti dalle Marble Mountains si trova il piccolo porto commerciale di Hoi An.

Un tempo tra i più grandi punti di smercio del mare della Thailandia insieme a Penang in Malesia, questa piccola città è oggi famosa per l’alta concentrazione di costruzioni tradizionali, le influenze giapponesi, le lanterne e soprattutto la seta. È infatti tappa obbligata fermarsi da una sarta locale dove farsi fare qualunque cosa su misura in tempi record a prezzi irrisori. Noi ci siamo affidati a B’Lan Silk di cui ci ha colpito la velocità e la qualità con cui tutto è stato realizzato. Una camicia in cotone misto seta, di una morbidezza disarmante, ci è stata creata su misura in meno di due ore!

A meno di quaranta minuti da Danang sorge uno dei più antichi siti archeologici del Paese, My Son.

Vecchio di quasi duemila anni, era la città imperiale della famiglia Cham. Un tempo luogo di sfarzi, profumi, uomini e donne facoltosi fu abbandonato dopo l’ascesa della famiglia Nguyen di Hue e inghiottito per secoli dalla giungla. Riscoperto quasi completamente intatto nel XIX secolo sotto la dominazione francese, è stato semidistrutto a causa delle bombe americane durante la guerra. Nonostante questo preserva ancora una bellezza travolgente. Chiudendo gli occhi non è difficile immaginare quelle vie e quei palazzi, oggi scheletri di ciò che furono, percorsi da nobildonne e reali nei loro abiti tradizionali.

Se My Son fu la capitale del regno Champa, Hue è il luogo dove prosperò l’ultima famiglia reale prima della colonizzazione francese.

Questa cittadina è un luogo incantato dove sfarzo antico e geometrica modernità convivono a suon di clacson. Fuori dalle mura la vita è un tran-tran di taxi e motorini, mentre al loro interno  il tempo sembra essersi fermato: gruppi di persone a piedi scalzi nell’erba praticano Tai Chi con uno sfondo di sontuosi palazzi dai mille colori. La cittadella conta circa trecento pagode, ma è la Città Purpurea Proibita (per la quale occorre pagare un biglietto di ingresso), la grande meraviglia di questa antica capitale. Al suo interno svettano splendide costruzioni tradizionali riccamente decorate. Ovunque i quattro animali sacri del Vietnam la fanno da padrone: la tartaruga della lunga vita, il drago della vigore, la fenice della rinascita, l’unicorno della felicità. La palette di colori varia dai blu, verdi e viola più vivaci ai più tenui ocra e azzurro pastello, rendendola la patria delle foto di instagram. Dato che visitare Hue può stancare, mi sento di consigliare un luogo dove mangiare prima di partire all’assalto: Lac Thien, a pochi metri dall’ingresso della cittadella. Il cibo è tradizionale e buonissimo e i proprietari sono delle persone meravigliosamente folli. Fidatevi, ne vale la pena.

Last but not least è la zona di Ho Chi Minh, nome politically correct per Saigon, capitale economica del Vietnam.

Questo è il luogo dove andare a far baldoria fino a sera tardi tra la vivace via di Bui Vien, costellata di birrerie e ristoranti, e gli affascinanti Skybar sulla cima di mastodontici grattaceli da cui la vista sulla città è mozzafiato. A qualche chilometro dalla città si trova il Delta del Mekong. Luogo famoso soprattutto per via della guerra e dei Cu Chi Tunnels, dove i vietnamiti si nascondevano dagli incursori americani, è in realtà un posto magico in cui il tempo si è fermato da anni. Qui le persone vivono su palafitte costruite sul fiume o su vere e proprie case galleggianti. Il consiglio, per chi può, è di rimanere a dormire almeno una notte. Ogni mattina gli abitanti escono sulle loro tradizionali basket boats rimpinzate di fiori, frutti e caramelle al cocco, dando vita a un mercato fluviale.

Se ogni città ha una sua anima e una sua tradizione, quello che invece c’è dappertutto, senza distinzioni, è il traffico folle al quale è impossibile abituarsi.

Per attraversare la strada c’è una sola regola: guarda, buttati e non fermarti mai. I motorini sono sciami di persone che vanno a trenta all’ora senza fermarsi: per loro non esistono strisce pedonali o semafori rossi. Altro protagonista mai dimenticato è il coriandolo, che compare in ogni piatto tradizionale: se siete tra coloro il cui sapore fa venire la nausea sappiate che l’unico modo per evitarlo è ripetere a cuochi e camerieri che ne siete allergici. C’è chi lo chiama coriander e chi cilantro, alcuni capiscono solo nome vietnamita ngo: comunque lo vogliate chiamare, se volete evitarvi una vacanza al retrogusto di cimice vi consiglio di mettere subito le mani avanti.

 

Il Vietnam è un paese troppo vasto e saturo di meraviglie per poterlo raccontare in un articolo (spoiler: approfondimenti arriveranno presto!), per questo se sognate una vacanza in oriente deve essere nella lista dei luoghi dove andare. L’unica cosa che dovrete fare per tempo è il visto: vi sconsiglio di affidarvi ad agenzie di viaggio o ambasciata, ma piuttosto di richiederlo direttamente sul sito ufficiale del Vietnam.

In definitiva, questo Paese vi lascerà un segno indelebile nell’anima e il computer intasato di fotografie, ma al contempo vi donerà la capacità di guardare il mondo con una prospettiva diversa: se loro possono sorridere anche a chi li ha cercati di schiacciare per decenni, chi siamo noi per storcere il naso davanti a un turista che sbaglia il nome delle nostre piazze?

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