#MeToo: Dove eravamo rimasti?

#MeToo, un hashtag, una punta di un iceberg, un urlo femminista contro fenomeni di molestie e violenze sulle le donne. Fattore scatenante del movimento è stato il #MeToo contro il noto produttore cinematografico Harvey Weinstein, da più donne accusato di violenza sessuale. Ma a più di un anno di distanza dalla tempesta mediatica, a che punto siamo?

La forza dell’hashtag

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La fondatrice del movimento nato nel 2006 è Tarana Burke, attivista afroamericana di New York. La voce si è propagata nel tempo grazie alla forza e pervasività della realtà virtuale. Quello che poteva essere un urlo per le strade si è tramutato in hashtag e da allora ha conosciuto una serie di adesioni in massa.

Il Me Too deve molta della sua fama alle celebrità che hanno deciso di farsi avanti, testimoniare abusi subiti o semplicemente – si fa per dire – mostrare il loro appoggio alla campagna. Da Asia Argento a Uma Thurman, le donne più note dello star System hanno dato voce e volto ad una tematica tanto importante quanto scottante. Migliaia di donne in tutto il mondo hanno denunciato abusi di ogni genere, forti del fatto di – finalmente – non essere più sole.

Ma siamo sicuri che il movimento sia rimasto fedele ai princìpi d’origine della sua fondatrice?

Caccia alle streghe

“Unrecognisable”. Con questo lapidario termine Burke – in un recente intervento al TEDWomen a Palm Springs – definisce il suo movimento oggi, irriconoscibile. A detta della Burke quello che era un movimento si è trasformato in una witch hunt, una caccia alle streghe.

E letteralmente una caccia all’uomo è cominciata, che sembra aver spaccato in due il Me Too scatenando una lotta interna donna vs donna. Da una parte vi è infatti chi accusa coloro le quali, sotto i segni di un #MeToo ormai privo di significato, marchiano con il segno della molestia qualsiasi contatto umano o denunciano uomini in totale assenza di prove, da un’altra vi sono coloro che invece incoraggiano il farsi avanti, sostengono che chi invoca l’inutilità della raffica di denunce non è nient’altro che una maschilista sotto mentite spoglie femministe.

He for she

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C’è poi chi invece si discosta dalla tempesta proponendo una terza strada, quella dell’uguaglianza, ed estendendo il dialogo. He for She è una campagna creata dall’UN Women (ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile) che si propone di estendere l’invito a lottare per l’uguaglianza anche agli uomini. Letteralmente “Lui per Lei”: il 20 settembre 2014 Emma Watson, ambasciatrice UN Women, ha tenuto il discorso di lancio della nuova campagna dichiarando chiaramente “abbiamo bisogno del vostro aiuto”, “abbiamo bisogno che tutti siano coinvolti”.

Il discorso pronunciato dalla giovane attrice ha toccato temi importanti, ha messo in chiaro diversi punti che sembrano aver ostacolato il cammino verso l’uguaglianza di genere finora: “femminismo è diventata una parola impopolare: le donne scelgono di non identificarsi con il femminismo”. Femminista è chi crede nell’uguaglianza politica economica e sociale tra i sessi.

“Se non io, chi? Se non adesso, quando?”

-Serena Valastro

Serena Valastro

Serena Valastro

Laureata in Lingue straniere e profondamente innamorata di cinema, musica, arte ed informazione. Scrivere un articolo è per me entrare in mondi in movimento, conoscere qualcosa di nuovo che mi permetta di vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per poi trasmetterle a chi, a sua volta, vuole viverle.

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