Hi-tech e creatività : ecco i progetti Made in Dubai

Al Global Grad Show di Dubai i progetti di laurea delle scuole di design da tutto il mondo. Progetti originali, super tecnologiche, sostenibili e a volte fuori dal normale.

Design e Moda, che da sempre puntano alla bellezza e all’impatto estetico, sono al servizio del benessere del pianeta per un obiettivo globale. Al Global Grad Show di Dubai, la vetrina in cui va in scena il meglio delle scuole di designer più importanti del mondo, tanti i progetti che riguardano abbigliamento e accessori.

Le giovani generazioni mostrano una preoccupazione per l’ambiente e l’utilizzo delle risorse senza precedenti.

Nel mondo della moda in cui lo spreco è enorme (ogni stagione produce nuove collezioni di abiti e accessori), è importante pensare a proposte riutilizzabili in tutto o parzialmente. Per questo Xiaoru Chen, studentessa della Lund University, ha progettato Sho. Si tratta di una scarpa che si può scomporre nei suoi componenti fondamentali, ovvero suola e tomaia, per permetterne il riciclo e la sostituzione. La parte superiore della scarpa bagnata dalla pioggia può essere asciugata, continuando a indossare quella inferiore in ambienti asciutti.

 The Sweater Work / Shop è il progetto con cui Valentina Lachner, laureatasi alla prestigiosa Aalto University finlandese, desidera riparare al problema delle enormi quantità di lana che si sprecano. Il suo negozietto ambulante prevede un sistema tecnologico-economico per ritirare i maglioni e scucirli interamente. In tal modo è possibile ricavarne la materia prima che può essere venduta o riutilizzata per nuovi filati low cost.

Il benessere della persona è al centro di Easeband, progettato da Bo Han e Xin Liu dell’Università Zhejiang di Hangzhou in Cina. Il braccialetto hi-tech, che segue la moda dell’iWear intelligente con cui è possibile calcolare parametri vitali, è stato ripensato per monitorare lo stato di ansia e stress emotivo. Questa innovazione si realizza per mezzo di un sensore per il battito cardiaco che elabora un algoritmo. Quando l’equazione interna percepisce uno stato emotivo negativo, la piastra in ceramica allo interno scalda un olio essenziale che si libera dal braccialetto riequilibrando l’umore di chi lo indossa.

La moda può essere anche inclusiva, tenere conto di chi non appartiene alla maggioranza, di chi ha bisogno d’aiuto.

Mohamad Zairi Baharom della Eindhoven University of Technology ha progettato Cliff. Si tratta di un mini-robot che apre e chiude le zip senza la necessità di usare le mani. Pensata per le persone con disabilità, specie i malati di Parkinson ha il potenziale di essere utilizzato anche per tutte quelle donne che hanno bisogno di aprire e chiudere abiti con la zip sulla schiena. Un capo da indossare può anche avere lo scopo di cambiare la vita, per esempio dei pazienti che sono costretti a lunghe terapie endovenose.

Innovativo e sorprendente il progetto IV-Walk di Alissa Rees della Design Academy di Eindhoven. È un giubbottino che consente di trasportare le flebo e il macchinario necessario a dispensarle, che permette ai pazienti di liberarsi dell’asta metallica ed essere liberi di muoversi in casa e in ospedale. Il tutto con l’idea di avere un aspetto un po’ più cool. 

Anche il progetto Exial di Maria Teresa Castillo del Pratt Institute di New York è un prodotto al confine tra fashion e wellness. Una calzatura pensata per tutte le persone che devono eseguire una terapia riabilitativa per piede e caviglie. La scarpa, grazie ai suoi lacci estensibili e avvolgenti, può andare a sostenere proprio quelle zone più fragili esposte a possibili ricadute. Senza rinunciare ad design estetico che non passa inosservato.

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