Alla ricerca dell’autorevolezza perduta

Nell’immediatezza del linguaggio politico attuale, il successo riscosso dal discorso di fine anno del Presidente Sergio Mattarella colpisce ma non deve sorprendere.

Boom di ascolti

Nella notte di addio al 2018, mentre in molte case fervevano i preparativi per il consueto cenone, si è rinnovata una delle più consolidate usanze della storia italiana: il discorso di auguri del Presidente Della Repubblica. Una tradizione che si ripete ininterrottamente dal 1949 e che permette alla più alta carica dello Stato di parlare direttamente ai cittadini, facendo un quadro dell’anno appena trascorso.

Trasmesso a reti unificate, l’augurio presidenziale è stato visto da ben 10 milioni e 525 mila spettatori, quasi un milione in più dell’anno precedente. Inoltre la diretta è stata trasmessa anche sul canale Twitter del Quirinale che ha registrato oltre 2 milioni di contatti.

Un record inaspettato

Un successo di ascolti, tanto fragoroso quanto inaspettato. Perché se dal lato degli argomenti nessuno si aspettava qualcosa di assai diverso da quanto detto, il linguaggio è parso non in linea con gli standard della moderna comunicazione. Il Presidente si è attenuto al preciso rispetto di un linguaggio formale, di una comunicazione istituzionale ma mai banale o fuori luogo.
Una carica istituzionale che sul web mantiene un simile atteggiamento è un qualcosa di assai raro al giorno d’oggi. Siamo abituati a politici che mettono in vetrina ogni aspetto della loro giornata e che parlano come le migliori web-star. Sono pochi coloro che si sorprendono ancora nel vedere un Ministro che si fotografa accanto ad un piatto di pasta chiedendo ai suoi follower cosa ne pensino oppure un leader che usa toni bellicosi contro il nemico di turno come i rapper fanno nei dissing.

Palazzo del Quirinale. Fonte: wikipedia.org

Cambiamento della realtà

Questo perché rispetto al passato i metodi di “propaganda politica” sono profondamente mutati. Non fanno più presa quei mastodontici comizi che si tenevano in ogni piazza, in cui il leader parlava dal pulpito. I grandi statisti hanno sempre avuto la capacità di ammaliare il pubblico con i loro discorsi, la loro retorica, capaci di spostare le masse.  

L’avvento dei social ha radicalmente cambiato le cose. Non c’è più bisogno di organizzare grosse manifestazioni basta solo una diretta su Facebook per raggiungere, e convincere, milioni di persone. Nel farlo si devono usare gli stessi linguaggi che hanno permesso a decine di ragazzini di aver un pubblico mastodontico altrimenti, almeno questa è la logica, chi ascolta non apprezza chi parla. Quindi siamo arrivati in un momento in cui ci affidiamo non al più formale degli oratori ma al più scaltro coi tweet.

L’importanza di essere sfacciati

Per cui, politicamente, vince chi è più diretto. Questo perché confondiamo la schiettezza per sincerità, la diretta per normalità, e ci facciamo colpire da chi pensiamo sia più simile a noi, al popolo. Per cui un rappresentante politico se viene contestato fa un video in cui serra le fila della base con accanto una tavolata. Oppure si lancia un messaggio di unità del partito mostrando le fazioni che conversano amabilmente sul bordo di una pista da sci.

Eppure non è sempre stato così, e non dovrebbe esserlo. Chi assume una carica istituzionale, specialmente se di vertice, rappresenta le istituzioni in ogni loro ambito. Ci si aspetta che il comportamento sia adeguato alla carica, che incarni i migliori valori di un “uomo di Stato”.
Questa “mancanza di autorevolezza” il più delle volte è ricollegata a semplici questioni elettorali.

Presidente
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Fonte: lastampa.it

La mosca bianca

Allora perché il discorso di Mattarella ha avuto un simile successo? Innanzitutto perché è stato magistralmente eseguito. Il Presidente è stato, sotto un aspetto formale, assolutamente impeccabile utilizzando parole e frasi sconosciute dall’attuale vocabolario politico. Chiaramente il metodo comunicativo è, come detto, non molto attuale ma questo non ha fatto altro che richiamare quegli stessi valori che avevano chi in passato utilizzava quel medesimo linguaggio. Da questo punto di vista la competenza di un uomo d’altri tempi, in grado di risolvere situazioni complicate, si fa sentire. La capacità di tenere all’interno di un discorso valori, concetti e sentimenti e contemporaneamente catturare l’attenzione di chi ti ascolta è un qualcosa che manca al giorno d’oggi.

Inoltre, così facendo, Mattarella ha assolto un compito primario di ogni carica pubblica. Parlando in quei termini è riuscito ad infondere certezze, sicurezze in chi ha assistito.

Baluardo

Ed è proprio questo il maggiore dei meriti, ovvero il ribadire che l’istituzione c’è, che la Presidenza è posta a capo saldo dello Stato. Questo perché, a differenza certi discorsi politici che utilizzano la medesima retorica (tenuti prevalentemente dall’attuale sinistra) in questo caso è presente una sostanza. Non si usano paroloni come “cortina fumogena” per nascondere la mancanza di concetti, qui si usano le parole giuste per esprimere posizioni salde, nette, decise. Posizioni contro la mafia (argomento quasi tabù attualmente), a favore della sicurezza del cittadino e delle istituzioni, del senso di solidarietà che ci permette, come popolo, di essere sempre vicini a chi soffre ovunque si trovi. In tal senso, l’inizio del messaggio è simbolico: il Presidente esordisce dicendo come quest’occasione è un modo per ricordarci quanto il Paese debba essere, prima di tutto, una comunità in cui più persone condividono sia diritti e doveri ma anche valori.

L’essere autorevoli

Non ha impiegato concetti simili, come patria o nazione (presenti comunque nel discorso), ma utilizzando la parola comunità ha voluto richiamare come ognuno faccia parte di una prospettiva comune.

Emblematico il passaggio successivo. Nell’approcciarsi alla realtà, il Presidente dice che sa bene come le sue parole possono essere prese per “retorica dei buoni sentimenti” (simile al “buonismo” che una parte politica usa, oramai, come insulto). Eppure, continua, è fondamentale vivere in un ambiente in cui ognuno capisce l’importanza del rispetto reciproco per poter far si che la sicurezza prosperi.

Forse è proprio questa ricchezza di concetti che ci ammalia. Siamo pieni di persone che con poco riescono a convincerci, ad assuefarci, per cui rimaniamo stupiti di come simili linguaggi siano ancora capaci di catturare la nostra attenzione ed ammirazione.

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