Decreto Sicurezza: Continua la protesta dei sindaci

I sindaci di diverse importanti città si stanno ribellando in questi giorni contro il Decreto Sicurezza voluto dal ministro Salvini. Per Nardella, la protesta rappresenta una resistenza ad uno “scempio umanitario“. Salvini, invece, avverte i primi cittadini promotori dell’iniziativa: «Ne risponderanno personalmente, penalmente e civilmente, perché è una legge dello Stato che mette ordine e mette regole» .

COSA PREVEDE IL DECRETO

Il decreto contiene al suo interno norme per facilitare gli sgomberi, oltre a misure per la lotta al terrorismo e alla mafia. Tuttavia, la parte del decreto che sta suscitando più polemiche è quella che riguarda l’immigrazione. Le novità introdotte possono essere riassunte in questo modo:

Asilo politico: Aumentano i reati che annullano la sospensione della richiesta di asilo politico, dopo una condanna in primo grado, portando all’espulsione immediata.

Protezione umanitaria: I permessi di protezione umanitaria (della durata di due anni) vengono sostituiti da permessi speciali di un anno che saranno concessi con requisiti più rigidi

Centri per il rimpatrio: Raddoppiato il tempo massimo di trattenimento nei centri da 90 giorni a 180 giorni

Cittadinanza: Se una persona viene ritenuta un possibile pericolo per lo Stato, potrebbe scattare la revoca della cittadinanza in caso di condanna in via definitiva per reati legati al terrorismo.

Rimpatri e Sprar: I fondi per i rimpatri aumentano da 500 000 euro a 1 milione e mezzo per il 2019. I centri sprar, inoltre, non potranno più accogliere i richiedenti asilo ma soltanto minori non accompagnati e chi ha già ricevuto la protezione internazionale

LA PROTESTA DEI SINDACI

I sindaci di diverse importanti città si sono opposti al decreto, tra cui De Magistris (Napoli), Nardella (Firenze), Appendino (Torino), Orlando (Palermo) e Merola (Bologna). L’intento è quello di disapplicare le norme del decreto per le quali si presenterebbero problemi di costituzionalità. Il sindaco di Palermo con una disposizione indirizzata ai dirigenti del Comune, ha ordinato di sospendere l’applicazione della legge. Orlando ha richiesto «di approfondire tutti i profili giuridici anagrafici derivanti dall’applicazione della legge 132/2018» . Con iniziative del genere, però, si rischiano denunce per abuso di ufficio, anche se, nelle more del giudizio, potrebbero essere sollevate le questioni di costituzionalità contro gli articoli contestati del Decreto Salvini.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando -Fonte:Mediagol

Le violazioni della Carta fondamentale riguarderebbero, innanzitutto, il requisito di necessità e urgenza richiesto per la promulgazione di un decreto legge, che non vi sarebbe attualmente per il problema immigrazione (sbarchi diminuiti del 80% negli ultimi mesi). Inoltre, secondo alcuni costituzionalisti, il decreto lederebbe il diritto di asilo politico riconosciuto agli stranieri dall’art 10 della Costituzione. Infine, vi potrebbero essere dei problemi anche con il principio di presunzione di innocenza (art 27) a causa dei provvedimenti che potranno essere adottati prima di una sentenza passata in giudicato.

LA RISPOSTA DEL GOVERNO

Il governo risponde compatto nelle parole dei due leader politici, Di Maio e Salvini, che ribadiscono il dovere per i sindaci di far rispettare le leggi dello Stato. Anche se dei malumori sono arrivati da alcuni parlamentari e sindaci pentastellati, i quali hanno espresso dei dubbi sul contenuto del decreto. Il Ministro dell’Interno replica duro: “Io non mollo, se c’è qualche sindaco che non è d’accordo si dimetta”. La proposta per stemperare la situazione arriva da Antonio Decaro. Il presidente dell’ANCI invita le parti a un tavolo di confronto per definire “i necessari correttivi per una norma che così com’è non tutela i diritti delle persone“.

Daniele Stracquadanio

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