Il potere logora… – Stefano Andreotti racconta il padre Giulio

Alla visita medica militare, il medico responsabile mi diede sei mesi di vita; quando diventai Ministro della Difesa lo chiamai per dirgli che ero ancora vivo. Ma intanto era morto lui.

È solo uno dei mille sapidi aneddoti dell’On. Giulio Andreotti, Ministro della Difesa dal 15 febbraio 1959 al 23 febbraio 1966 nei Governi Segni II, Tambroni, Fanfani III, Fanfani IV, Leone, Moro I, Moro II e poi dal 14 marzo 1974 al 23 novembre 1974 nel Rumor IV. E molto altro.

Stefano Andreotti, figlio di Giulio

Soprattutto uno dei protagonisti della scena politica italiana dal dopoguerra sino agli anni 2000, periodi alterni della storia politica del Paese costellati di stragi, massoneria, accordi (nazionali ed internazionali), tutti con la presenza sempiterna di Giulio Andreotti.

A 100 anni dalla nascita di Giulio –Il Divo, come lo ricorda Paolo Sorrentino– ho ripercorso alcune tappe con il figlio Stefano, con la pacatezza che, mi si perdoni l’annotazione, sembra mutuata dal padre.

D. Dottor Andreotti, com’è vivere la quotidianità con un padre come Giulio, di cui tutti (o quasi) conosciamo la figura pubblica?

R. In famiglia abbiamo sempre vissuto una vita molto normale, come tante altre famiglie. Mio padre ha sempre cercato di non portare la sua attività pubblica in casa e nessuno di noi ha mai fatto politica in senso attivo. Certo, su molti aspetti avevamo una visuale più attenta, avendo uno dei protagonisti in casa, ma niente di più.

D. E spesso si è trattato di uno dei protagonisti principali. A questo punto non posso che chiederle quanto il cognome ‘Andreotti’ l’abbia agevolata (o ostacolata, se è accaduto) nella realizzazione delle sue aspirazioni.

R. Mentirei se dicessi che mi ha portato problemi. Quando ti presenti con un cognome, anche non volendolo utilizzare, ha portato sicuramente a qualche porta aperta con un po’ più di facilità, ma sempre senza volerlo realmente fare. Certo, spesso è stato anche frutto di complicazioni, di persone che chiedevano un’intercessione come se bastasse rivolgersi a mio padre per realizzare le cose più strane del mondo. Ma accadeva anche a tanti altri personaggi importanti. 

D. Perlomeno sono stati più i vantaggi degli svantaggi…

R. Non mi consideri un presuntuoso, ma penso di aver ricevuto sempre secondo i miei meriti o i miei demeriti nella professione, facendo quello che fanno un po’ tutti quanti ed indipendentemente dal mio cognome.

D. Ma c’è mai stato qualcuno che per ‘avversione politica’ l’ha ostacolata?

R. Sinceramente no. Non voglio fare il nostalgico, ma erano tempi diversi. Prima in politica, anche se qualcuno era democristiano, qualcun altro comunista e via dicendo, c’era un grande rispetto dell’avversario. Oggi ci si insulta a vicenda e assistiamo a questa continua violenza verbale -e per fortuna solo quella!- che svilisce le istituzioni.

Io posso dirle che mio padre prima di morire lasciò tutto il suo archivio all’Istituto Sturzo (parliamo di oltre 600 metri di carta) e c’era molta corrispondenza anche con i comunisti, tra cui Togliatti, Pajetta ed altri. L’importante era presentarsi sempre con educazione e senza boria.

D. Molti hanno però conosciuto un Andreotti diverso, come quello raccontato da Sorrentino ne Il Divo, un politico con molti scheletri nell’armadio. 

R. Quello che emerge da Il Divo è un Andreotti senza ideali, attaccato al potere in quanto tale e che avrebbe fatto qualsiasi cosa per mantenerlo. Nulla di più lontano da ciò che realmente era davvero.

Quando uscì il film anche mio padre, che aveva un senso dell’ironia e dell’autoironia molto sviluppato […] uscì molto triste e ci rimase molto male. Tutte le altre volte ci ha sempre riso su, ma quella volta la definì proprio una mascalzonata.


Oggi lo rattristerebbe molto lo svilimento delle istituzioni e la loro mortificazione.

D. Secondo lei se fosse in Parlamento oggi, dove si collocherebbe e quale sarebbe il suo giudizio politico del panorama odierno?

R. A questo mi viene difficile rispondere. Tenga conto che nonostante l’età, si è sempre interessato molto dei cambiamenti politici in atto. Oggi in quella che sembra un po’ una confusione globale -non solo in Italia, ma proprio nel mondo- a mio avviso stenterebbe a riconoscersi e magari anche a votare nel silenzio dell’urna elettorale.

Lo rattristerebbe molto lo svilimento delle istituzioni e la loro mortificazione, perché nel modello di democrazia che abbiamo il Parlamento ha un ruolo fondamentale. 

D. Mi permetta una curiosità. Cosa ne pensa di una persona, professionalmente molto vicina a suo padre come l’avv. Bongiorno, che è entrata in Parlamento con Matteo Salvini?

R. [ride] La scelta di Salvini è un po’ strana, concordo con lei, ma non conosco le sue motivazioni e non potrei valutare adeguatamente.

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