Halong Bay: dove l’eden incontra la Terra

Sapete perché Ulisse ha impiegato dieci anni a tornare alla sua petrosa Itaca?

Nella vostra testa adesso riecheggeranno le parole altisonanti di qualche libro di epica: vi verranno in mente Circe, i Lotofagi, i Ciclopi ed altri mille ostacoli che il nostro beniamino omerico ha dovuto affrontare. Ma in fondo sapete che non è la verità. Ulisse ha impiegato dieci anni a tornare a casa per colpa della sua hamartia, il suo difetto fatale: la curiosità. Per Curiosità Ulisse ferma la sua nave ed esplora luoghi che non dovrebbe, con il rovinoso risultato di perdere tutti gli uomini della sua flotta e ritrovarsi confinato sull’esotica e sconosciuta isola di Ogigia insieme alla ninfa Calipso.

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E la curiosità, si sa, è un topos dell’umanità.

Un tema ricorrente che ritrova una stilla in ognuno di noi. La curiosità ci spinge a rubare il primo sorso di baileys a Natale, a sbirciare tra le dita quelle scene di film che i genitori ci hanno detto di non guardare. La curiosità ci spinge anche a prenotare il primo volo aereo verso un luogo ancora sconosciuto, e guardare il mondo con gli occhi affamati di chi ha tutto da imparare. Ed è la curiosità ad avermi spinta alla scoperta di uno dei luoghi più magici della terra.

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la Baia di Halong

Nonostante sia stata la miccia che ha fatto scattare la mia curiosità, non ho ancora parlato approfonditamente della splendida baia di Halong. Situata nella zona nord-orientale del Vietnam, copre ben 1553 chilometri quadrati di Golfo del Tonchino. Il panorama è alieno e alienante: 2000 caratteristiche formazioni calcaree coperte di giungla sbucano da un mare color smeraldo. Nascoste sotto la superficie calcarea si diramano immense caverne scavate dall’acqua, nelle quali immergersi nella storia di questo luogo selvaggio.

Giungere alla baia è stata un’imperdibile avventura su ruote:

un pulmino dell’anteguerra ci ha raccolti di prima mattina dall’hotel dove alloggiavamo ad Hanoi, per buttarci in mezzo all’autostrada più folle che abbia mai visto. Scoter contromano, camion che fanno lo slalom tra i pedoni, biciclette che attraversano le carreggiate. Uno spettacolo socio-culturale scioccante perfino per noi automobilisti imperfetti. Lungo la strada la trasformazione naturale lascia senza fiato: si passa dall’agglomerato cittadino a una distesa di verdeggianti campi di riso frastagliati da ruscelli scintillanti. A un certo punto, dopo tre ore di viaggio e una fermata, spuntano loro: le guglie boschive.

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Una crociera dove l’Eden incontra la Terra

La soluzione migliore per esplorare la baia è imbarcarsi in una giunca tradizionale per una crociera di una o due notti. Noi abbiamo scelto una camera con una piccola terrazza proprio sul filo dell’acqua, da cui poter vedere la luce dell’alba filtrare tra le rocce. Un pranzo luculliano di cinque portate e un’oretta dopo eravamo arrivati in uno dei punti più suggestivi del tour: titop island. Un faraglione appuntito su cui salire attraverso una scoscesa scalinata di roccia. Dopo la bellezza di oltre quattrocento gradini ripidissimi, dalla cima si ammira l’intera baia a 365°. Non esistono parole per descrivere una vista del genere.

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Hang Sung Sot

Dopo la scalata e la discesa tra le più calde e faticose della mia vita, siamo andati alla scoperta della cava più grande della baia: Hang Sung Sot, anche chiamata “surprising cave”. Luogo di rifugio per donne e bambini della zona durante la guerra del Vietnam, e abitata ancora più anticamente, è alta fino a trenta metri. Nel corso dei secoli il mare e le intemperie hanno scavato nelle sue pareti di calcare e roccia le forme più strane, che agli occhi di coloro che per primi le scoprirono avevano la fisionomia di animali o parti del corpo che ha dato vita a una forte simbologia. 

Dark and Bright Cave

Dopo una serata circondati dalla luce delle stelle e un buongiorno all’alba sul sundeck con i movimenti del tai chi, siamo partiti alla volta dell’ultima avventura del nostro tour di due giorni: la Dark and Bright Cave. A bordo di un piccolo kayak blu abbiamo pagaiato nelle acque smeraldine della baia fin sotto una scura grotta, in fondo alla quale si rivelava un anello di mare nascosto. Tutto intorno a noi la vegetazione ricopriva le alte pareti rocciose della cava, catapultandoci in uno qualsiasi dei film di Indiana Jones. Tra le palme e gli alberi l’unico movimento oltre a noi erano i macachi che ci scrutavano impassibili, giocando tra di loro.

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Sulla strada del ritorno verso la terraferma il sapore che rimane sulle labbra è dolceamaro:

la baia di Halong è un luogo da mille e una notte che non smetterebbe mai di stupire per la sua indomabile bellezza selvaggia. Eppure, nonostante la sua posizione nella classifica delle sette meraviglie naturali del mondo sia indubbiamente meritata, mi ha lasciata con un senso di amarezza. Sarà forse per il brutto tempo che ha imperversato, o sarà per la grande affluenza di persone ovunque ci siamo fermati, ma questo luogo di meraviglie pecca di una spontaneità perduta.

È un luogo da visitare almeno una volta nella vita, ma forse tornassi indietro ci sono delle scelte che farei diversamente.

Ad esempio, piuttosto che nella zona più turistica della baia, sceglierei di fare una crociera nella più silenziosa area di Bai Tu Long o di visitare la particolare isola di Cat Ba, con la sua fabbrica di salsa di pesce. Sceglierei di vivere la baia più da backpacker che da turista; ma mi rendo conto che è una scelta difficile da compiere quando hai a disposizione solo due giorni di tempo e poche conoscenze geografiche a riguardo. Nonostante questo “se” che aleggia senza sosta nella mia mente, non posso negare che ogni singola cosa che ho visto mi ha riempita di un’emozione potente: la consapevolezza di essere al cospetto di un luogo ancora in gran parte incontaminato e selvaggio.

Un luogo che esisteva molto prima di noi, ed esisterà ancora molto dopo. Immutato e potente nei suoi colori sgargianti, con le sue giungle in miniatura e con quel mare che si estende in ogni direzione.

Greta Martini

Fiorentina con un passato da fanwriter, Greta sogna un giorno di diventare un'insegnante. Tra un libro e l'altro, gira il mondo con una macchina fotografica e la meraviglia negli occhi.

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