Food waste quando lo spreco si traduce in perdita economica

Il Food waste, letteralmente tradotto in spreco alimentare, è uno dei temi centrali della green economy. Il cibo scartato, perso e non consumato ammonta a cifre veramente elevate. Le cause del food waste sono numerose e sono dovute sia ai processi di produzione, che trasformazione, così come alla vendita al dettaglio e anche al consumo.

Secondo un indice ideato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit, che analizza 34 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare, l’Italia è stata tra i paesi più virtuosi ad evitare il food waste “Cibo sprecato” riferito alla filiera alimentare e non al consumo domestico.

Lo spreco domestico però in Italia equivale a circa 145 kg di cibo pro capite che gli italiani gettano ogni anno nella spazzatura (fonte Adnkronos).

Dopo avervi parlato di Novel food e di come questi potrebbero cambiare il nostro modo di concepire il cibo, adesso è giusto parlare di come evitare di sprecarlo.

food waste millennials

In Europa il 42% di quello che si compra finisce nella spazzatura

Infatti, il cibo sprecato in Europa è veramente esagerato. È fondamentale un cambiamento culturale, secondo Luca Virginio, vice presidente di Bcfn. E tutto ha inizio dal fare una spesa ragionata, comprando il necessario evitando gli sprechi.

Questo comporta ovviamente un ingente spreco non soltanto di risorse primarie, ma anche uno spreco economico non indifferente, che potrebbe facilmente evitato con piccoli accorgimenti quotidiani.

I dati economici del food waste

Il food waste in Italia, si traduce in Italia in 15 miliardi di euro l’anno. Lo 0,88% del Prodotto Interno Lordo. Lo spreco, come nel resto d’Europa, è nell’80% dei casi da attribuire alla mancanza di cultura alimentare in casa. Tra gli alimenti che sono spesso gettati via e dunque sprecati in casa troviamo in cima alla classifica pane e vegetali (frutta e verdura). Sempre in cima troviamo, succhi di frutta, bevande analcoliche, legumi e pasta, che talvolta non sono nemmeno consumati.

Per quanto riguarda la filiera alimentare, ad essere attribuito ad essa è un food waste pari al 21.1% del totale, circa 3 miliardi di euro (Dati FAO).

Possibili soluzioni ad un fenomeno da ridimensionare

Eppure per ridurre lo spreco alimentare basterebbero semplici accorgimenti, che sì, hanno inizio con una spesa consapevole, ma anche con una cultura alimentare diversa. Un esempio, il cibo confezionato con la dicitura “da consumare preferibilmente entro il…” non necessariamente scade lo stesso giorno indicato in confezione, dunque basterebbe osservare (e assaggiare) il prodotto per poterne comprendere se ancora consumabile oppure destinato alla pattumiera. Così come il pane raffermo, riciclarlo grazie alle numerose ricette (oltre che conservarlo con i giusti accorgimenti) permette di diminuirne gli sprechi.

E voi, conoscete dei rimedi per evitare di sprecare in casa?

Fatecelo sapere! Alessandro Todero

Alessandro Todero

Classe 1992, nato alle pendici di Mongibello (comunemente conosciuto come Etna) a Catania, in Sicilia. Tra il profumo degli agrumi, e il sapore caratteristico degli arancini, ha intrapreso la via dell’attivismo politico-culturale promuovendone le diverse sfaccettature che si stanziano nel territorio catanese. Maturità artistica e Laurea in Pianificazione e tutela del territorio e del paesaggio, ha la propensione per i temi quali: Architettura, Arte ed Ambiente. Oggi trascorre il proprio tempo tra associazionismo, volontariato e studi di tutela ambientale presso il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) nel corso di laurea magistrale in Salvaguardia del territorio, dell’ambiente e del paesaggio. Un aggettivo caratterizzante? MULTITASKING!

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