Molestare ed essere molestati, alcune riflessioni

Ci sono argomenti che non è semplice affrontare in modo lineare, perché tendiamo a reagire di stomaco, anziché ragionare. Uno di questi riguarda il molestare e l’ambito delle molestie in generale.

Negli ultimi due anni abbiamo avuto notizie di numerose denunce per molestie. Basti pensare a quanti movimenti sono nati dalla rottura del silenzio sul tema Me too, Hermana yo si te creo, Mira como nos ponemos, This is not consent. E potremmo andare avanti, alla ricerca di quelle realtà più piccole che sono non hanno riscosso lo stesso successo mediatico.

Un caso in particolare, però, ha creato più scalpore di altri: il caso Asia Argento. Come sempre, cerchiamo di sfruttare un caso per sviluppare delle riflessioni.

Cosa è accaduto, in breve.

molestare: Argento Bennett

Nel 2017 Asia Argento denuncia Harvey Weinstein di aver abusato di lei quando aveva 21 anni, si essere stata frenata dal denunciarlo perché temeva per la sua carriera, di non essere stata in grado di allontanarsi dall’uomo per cinque anni di relazione.

Ad agosto 2018, Jimmy Bennett denuncia di essere stato molestato dall’attrice quando era ancora minorenne.

Molestare non è una questione di genere

Molestare è una questione di potere, non è detto sia fatto in cattiva fede, e non sempre è una questione di consapevolezza.

Nella maggior parte dei casi è l’uomo ad avere una posizione di potere ma, in altri, capita siano le donne a molestare. Non è una guerra fra i sessi ma una guerra fra potere.

Asia Argento: molestare un giovane di 17 anni

Il caso di Asia Argento ha gettato discredito sul movimento “Me too” in quanto è stato affermato che, in quanto molestatrice non poteva essere affidabile come volto del movimento. In effetti, molte persone hanno iniziato ad allontanarsi da questa corrente che denunciava le molestie sessuali, eppure le riflessioni da fare sono diverse.

Molestare è sempre sbagliato

Allontaniamoci dal caso specifico. Premesso che, come scritto qui sopra, molestare è sempre sbagliato, sia esso fatto consapevolmente o meno, l’aver molestato non può rendere la violenza subita meno grave.

Che significa? Che se io subisco un torto e, successivamente, quello stesso torto lo commetto, questo non cancella il mio essere stata vittima.

Non significa che io debba essere perdonata per il torto commesso, significa saper scindere le due vicende.

Si potrebbero aprire capitoli interi di psicologia spiccia della serie “i figli di genitori violenti saranno genitori violenti”. Come se essere vittime segnasse irrimediabilmente l’essere carnefici. A volte succede, altre no (per fortuna), quindi non è qui che si vuole andare a parare.

Il discorso è molto più semplice.

Sono stato vittima di violenza? Sì. La persona che mi ha molestato dovrà pagare per quanto ha fatto.

Sono stato autore di violenza? Sì. Dovrò pagare per quanto ho fatto, ma, indipendentemente da ciò, il mio essere stato vittima non viene cancellato da questa azione.

Giulia Lausi

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, laureata magistrale in psicologia forense, perennemente oberata di ansia ed impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura.

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