A Star is Born: perché dovrebbe (un po’) farci storcere il naso

A Star is Born, film candidato all’Oscar non è un film che parla di una storia d’amore, come vorrebbe far credere.

ATTENZIONE: questo articolo include spoilers e contiene opinioni personali.

Ho visto “A Star is Born” al cinema, conoscendone già il finale – del resto è il remake di una storia già raccontata in tre versioni precedenti – ma non conoscendo quasi nulla della trama se non poche informazioni sparse qui e lì.

A Star is Born, più che un film sulla nascita di una stella è la storia di come le storie di donne siano sempre raccontate attraverso il punto di vista maschile.

Per questo ho pensato potesse essere interessante tentare di guardare questo film attraverso le lenti del femminismo, più o meno.

Ho amato il film, mi è piaciuto tantissimo, ma, allo stesso tempo, non ho visto nella sua trama la grande storia d’amore che molte delle mie conoscenze hanno percepito, soprattutto nel finale della storia. Ma arriveremo al finale più tardi.

A Star is Born: non sei abbastanza bella per meritare attenzione

A Star is Born: lady gaga

Questo è l’aspetto che mi è piaciuto più di tutti: scopriamo non appena incontriamo insieme Ally (Lady Gaga) e Jackson (Bradley Cooper) che nonostante le sue capacità canore, viene rifiutata dal mondo musicale per il suo aspetto esteriore.

La stessa Lady Gaga ha dichiarato quanto sia stato difficile mettersi a nudo per il provino e, soprattutto, quanta verità ci sia nel suo personaggio. Quando il suo personaggio afferma di sentirsi brutta, è la stessa Gaga ad affermarlo: lei si sentiva così, durante le riprese, privata del look eccentrico cui siamo abituati.

E torniamo al solito discorso, trito e ritrito ormai, sul fatto che, ci piaccia o no, le donne sembrano dover essere belle. Perché senza bellezza non c’è valore, per una donna. La bellezza sembra essere “il requisito minimo” per essere trattati umanamente.

Però no, la bellezza non è un qualcosa che devo avere per meritarmi di esistere. E così non deve essere per Ally, questo le dice Jackson. Per lui, lei è bellissima così come è. E non importa se il resto del mondo non la pensa come lui, lui cerca di farle vedere tutto quello che c’è oltre il suo aspetto fisico.

Lei ha diritto di far sentire la sua voce, perché il complimento cui dovrebbe aspirare una donna non è quanto sei bella ma quanto sei brava.

Certo, quando lei inizia a seguire le richieste estetiche dello show business lui le dice che è diventata brutta, perdendo così tutto quel bellissimo significato di “sii come vuoi, la bravura va oltre”. Ma il messaggio positivo, a mio avviso, passa ugualmente. Più o meno.

A Star is Born: scusa se sono abusante, ho una dipendenza.

Ovviamente non è una citazione dal film – probabilmente mi sarei alzata e me ne sarei andata, fosse stato così – ma è esattamente quanto accade per tutta la durata del film. Il protagonista di A Star is Born, Jackson Maine, è una stella della musica rock con una dipendenza da alcol. E per tutto il film il suo personaggio è emotivamente abusante nei confronti di Ally e sembra esserlo proprio a causa di questa sua dipendenza. Peccato che atti di squilibrio come quelli mostrati da Jackson non siano conseguenza di alcol, spesso hanno origini molto più profonde, basti guardare la storia stessa del protagonista maschile.

Ho trovato il personaggio di Bradley Cooper costruito benissimo, mi è piaciuto dall’inizio alla fine. Quello che non mi è piaciuto è la mitizzazione del suo disturbo. Jackson non è una brava persona, punto. Non è una brava persona con un problema di alcol. Non è la dipendenza a renderci peggiori, altrimenti tutte le persone che soffrono di dipendenza dovrebbero essere persone orribili.

L’abuso, sia fisico o emotivo, è la conseguenza di una correlazione di diversi fattori, non esiste una sola causa determinante. Se così fosse, le persone sarebbero in qualche modo predestinate nel compiere determinate azioni. Un po’ come la teoria del delinquente nato di Cesare Lombroso. Ecco, se l’abbiamo superata nella scienza, possiamo farcela anche nella vita quotidiana, no?

A Star is Born: scusami, Ally, la tua storia non mi interessa

Eh, già, perché nel film di Jackson sappiamo tutto. Il suo nome e cognome, la sua storia prima dell’inizio del film ed è presente in ogni fotogramma. Anche quando fisicamente non c’è.

Della protagonista di A Star is Born cosa sappiamo? Il suo nome di battesimo. È un personaggio senza intraprendenza, nessuna crescita personale nel corso della storia. Anche il suo finale fatto di lacrime non riguarda lei. La canzone di chiusura era del marito. Uno stile che piaceva al marito. Il suo momento di maggiore apice non riguarda lei.

Per tutto il film non ci sono segnali che facciano pensare che lei abbia imparato qualcosa su sé stessa. Si affida a Jackson all’inizio. Al manager. A Jackson di nuovo. Mai a sé stessa.

Quando le luci si spengono sulla scena, cosa farà Ally? Finirà fra le braccia di un altro uomo che ha come obiettivo plasmarla come lui vuole?

Se ci limitiamo a fare supposizioni dalla personalità che è emersa durante le poche ore del film, Ally altro non è che una stella destinata ad implodere e morire.

A Star is Born: non è una storia d’amore

Ricordo quando, una decina di anni fa, il mondo ha realizzato che il fatto che Edward Cullen guardasse Bella Swan (Twilight) dormire facesse molto stalker. Possibile che ci siamo accorti che lì c’era qualcosa di malato e che non ci siamo accorti di tutto l’abuso presente in A Star is Born? E pensare che, almeno, in Twilight, con l’andare avanti della storia, Bella ha una crescita, prende decisioni senza essere influenzata da un uomo.

La dipendenza di Jackson non dipende da lui. Non è colpa di una persona avere un disturbo, ma è una sua responsabilità. Jackson soffre di un disagio nato dalla combinazione di diversi fattori e non è una sua scelta. Ma la sua dipendenza ferisce le persone intorno a lui e, per questo, non è più la sua dipendenza. È un qualcosa di più, che, nelle sue conseguenze, condivide, volente o nolente, con altri.

Si torna un po’ al concetto del Not all men e della responsabilità condivisa. Non essere direttamente colpevoli di un atto non significa non avere responsabilità delle sue conseguenze.

Eppure, proviamo ad immaginare una notizia al telegiornale “uomo ubriaco abusa della compagna”; non lo possiamo e non lo dobbiamo giustificare.

A Star is Born, però, ci chiede di perdonare Jackson perché, poverino, era solo ed ubriaco.

A Star is Born: Ally, il tuo momento di gloria sarà sempre oscurato da lui. (spoiler finale)

A Star is Born è esattamente questo. Jackson che rovina i migliori momenti della crescita di Ally, la blocca. Nonostante lui desideri il suo successo, le impedisce di essere una vera star. Lei non riesce mai a brillare.

Non riesce, per esempio, a brillare quando vince il Grammy Award come migliore cantautrice esordiente, perché lui interrompe il suo discorso di ringraziamento, ubriaco, mettendola in imbarazzo davanti l’intera platea e alle telecamere.

Nemmeno quando lei tiene una delle serate più importanti della sua carriera riesce a brillare. Infatti, proprio quella notte, lui decide di impiccarsi, nel garage di casa. Non muore per caso, in un incidente. Si uccide volontariamente, con l’idea di salvare così sua moglie. Ancora una volta, non permette ad Ally di essere felice per una sua vittoria personale.

In ultimo, non riesce a brillare, quando al funerale del marito, canta una canzone scritta da lui, sul loro amore, che però non parla di lei. Perché, ancora una volta, il punto di vista è quello di lui. Non quello di lei.

Ancora una volta, Ally viene relegata al suo ruolo all’interno di una relazione che si basa solo ed esclusivamente sul potere di un uomo.

Lei sente la sua mancanza, ma per cosa?

Se andiamo a fermarci, ci accorgiamo che per l’intero film la loro relazione si è basata su un’idealizzazione: la loro relazione non è mai stata salutare. Se fosse stato così, sarebbe stato comprensibile: Ally sentiva la mancanza di quella relazione bellissima che avevano costruito insieme. Ma loro non hanno mai costruito una relazione. Erano fantasie, demoni e fragilità.

Non è una storia d’amore. È una storia che, se portassimo nella realtà quotidiana, sarebbe terrificante, perché rappresenta la manipolazione delle donne da parte degli uomini. Rappresenta una violenza come se fosse una malattia.

Ed è un messaggio che, ogni giorno, viviamo nelle notizie di attualità: l’aubsante, il violento, il femminicida, lo fanno perché poverini, si sentono soli. Ancora una volta empatizziamo con il colpevole, non con la vittima.

È nata una stella, ma quale è stato il costo?

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *