La fedeltà di un cane è per sempre

L’8 marzo ricorre l’anniversario di morte del fedelissimo Hachikō. Il cane di razza Akita, famoso in Giappone e conosciuto in tutto il mondo grazie ai remake cinematografici della sua storia, ha aspettato ogni giorno alla stazione il ritorno del padrone dal lavoro, anche per i dieci anni successivi alla sua morte.

Hachi

Il vero nome del cucciolo Akita era Hachi, otto in giapponese, considerato un numero beneaugurante. Viene adottato poco dopo la sua nascita dal professore giapponese Hidesaburō Ueno, insegnante all’università imperiale di Tokyo. Per raggiungere la sede universitaria, Ueno prendeva il treno ogni mattina dalla stazione di Shibuya fedelmente accompagnato dal suo cane. Hachiko si recava autonomamente alla stazione anche al rientro del professore, intorno alle 17 di ogni pomeriggio.

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Dieci anni di attesa

Il 21 maggio 1925 Hidesaburō Ueno muore improvvisamente, a causa di un ictus, mentre si trovava all’università. Anche quel giorno Hachi era alla stazione, in attesa di un padrone che non sarebbe più tornato. Per i successivi dieci anni il cane è andato ad aspettare Ueno alla stazione, abitudine che ha profondamente colpito i giapponesi, portandoli a diffondere la sua storia. Di Hachikō, nel corso degli anni, si sono presi cura i frequentatori della stazione di Shibuya. Nel 1934 viene eretta una statua nei pressi della stazione con le sue sembianze, poi fusa per necessità belliche durante la seconda guerra mondiale e ricostruita nel 1948.

Il cane di un’intera nazione

L’8 marzo 1935 Hachikō muore di filarosi, una malattia parassitaria. In Giappone viene dichiarato il lutto nazionale. Il suo corpo venne impagliato ed è tutt’oggi esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza di Tokyo, mentre alcune sue ossa sono state sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba di Hidesaburō Ueno. Per l’ottantesimo anniversario della sua morte l’università di Tokyo ha inaugurato una statua che lo raffigura con il suo padrone. Inoltre, una delle uscite della stazione di Shibuya è stata denominata in suo onore “Hachikō – guchi“, cioè ingresso Hachikō. Dalla storia del fedelissimo cane nipponico sono stati tratti il film “Hachikō Monogatari“, diretto da Seijirō Kōyama nel 1987, e il remake del 2009 “Hachiko – Il tuo migliore amico“, diretto da Lasse Hallstrom.

Il migliore amico dell’uomo

L’estrema fedeltà che ha contraddistinto Hachi per tutta la sua vita, non è qualcosa di insolito per i nostri amici a quattro zampe. Numerosi sono gli studi svolti per comprendere da cosa derivi questa spiccata attitudine canina. La rivista Scienze Advances ha pubblicato uno studio a riguardo, guidato da Bridget vonHoldt, grazie al quale si è riusciti a stabilire che la fedeltà dei cani è dovuta ad un patrimonio genetico. Gli studiosi americani hanno analizzato il comportamento di alcune razze di cani e di lupi facendogli aprire una scatola con sorpresa, prima da soli e poi in presenza di un uomo. Mentre i lupi sono rimasti pressocché indifferenti, i cani erano più distratti dalla presenza umana. Si è così riusciti a capire che il patrimonio genetico canino ha subito quattro mutazioni rispetto a quello dei lupi. In particolare, il gene coinvolto è il WBSCR17, responsabile di personalità e carattere. La mutazione di questo stesso gene nell’uomo causa la sindrome di Williams-Beuren, caratterizzata da comportamento ipersociale. Possiamo, dunque, affermare che la speciale relazione che un cane instaura con il suo padrone è determinata dal gene dell’ipersocievolezza.

Monica Seminara

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