8 marzo, la mia letterina femminista

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Cosa è cambiato dallo scorso 8 marzo a quello di quest’anno? Semplicemente, ho trovato il modo per non farmi leggere solo da quei quattro poveretti che mi hanno su Facebook.

8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna. Ogni anno una filippica diversa, ma quest’anno proverò a fare la diplomatica.

Iniziamo?

Vorrei che da questo 8 marzo la smettessimo di non dare peso alle parole che usiamo.

Perché se un uomo mi taglia la strada è un incivile e se lo fa una donna è una prostituta? Perché continuiamo a misurare il valore di una donna e di un uomo in base al numero dei loro rapporti sessuali?

La donna è bagascia, baldracca, meretrice, prostituta, zoccola, puttana, troia. L’uomo è maiale. E basta.

8 marzo manifesto lega importanza parole

Ecco, vorrei che questo 8 marzo ci fermassimo a pensare, quando diciamo qualcosa, al peso che quel qualcosa ha. Perché le parole hanno un peso ed è troppo facile dire “ma non pensavo quello che ho detto”. Vogliamo veramente che i bambini del futuro non si rendano conto di quanto noi siamo sessisti nelle nostre parole?

Non si tratta di auto-flagellarci, ma di prenderci la responsabilità di non farlo più. E non sarà facile, se lo fosse avremmo smesso da tanto. Sbaglieremo, probabilmente. Ma è per tentativi che si cambiano le cose.

Vorrei non esistessero più il gender-pay-gap e la tassa rosa.

Non mi è ben chiaro perché io ed il mio collega uomo facciamo lo stesso lavoro ma con due stipendi diversi. Eppure, per quanto ne so, abbiamo le stesse competenze, siamo allo stesso livello. Il curriculum è lo stesso ma la sua paga è più alta della mia.

Quanto appena scritto non riguarda me, riguarda noi. Tutte noi, che guadagniamo circa il 16% in meno dei nostri colleghi uomini. Sapete, per esempio, che il divario fra uomini e donne del Gender Pay Gap complessivo, in Italia è quasi del 44%?

Ecco, magari non cambierà in due giorni, ma sarebbe bello tornare al lavoro il giorno dopo l’8 marzo e vedere che il GPG si è abbassato al 35%. Così magari fra due mesi sarà ancora inferiore, no?

E della tassa rosa abbiamo già parlato, però ecco, ribadire che le mestruazioni sono un lusso mi fa sempre tanto piacere. Magari la abbassiamo questa IVA?

Vorrei che le donne la smettessero di essere le peggiori nemiche delle donne.

È notizia di qualche mese fa, una comandante di un volo Blue Air Torino-Bari è stata accolta da frasi e risatine sessiste. Soprattutto dalle donne. Donne che si sono fatte il segno della croce appena scoperto che la comandante era donna.

Quante volte sentiamo di ragazze che dicono che “si trovano meglio coi maschi” (citando anche Liberté di Ghali)? Non è un caso. Gli uomini sono abituati, fra loro, a fare gruppo, non ci sono dinamiche di invidia fra loro. Forse perché siamo abituate a sudarci ogni singolo successo, forse per altri motivi che non saprei spiegare, fatto sta che spesso sono proprio le donne ad essere più spietate verso il loro genere. E non perché sia giusto, ma perché ci insegnano così, inconsapevolmente.

E non riesco a non pensare ad Elizabeth Bennet (che è un po’ il mio spirito-guida), quando, in Orgoglio e Pregiudizio, afferma che non esistono donne istruite se ci si attiene alla definizione data dalle due signorine al tavolo con lei. Signorine che seguono l’ideale di istruzione dettato da un uomo, ovviamente.

Ecco, quando Elizabeth lascia la stanza, la frase pronunciata da una delle due signorine è questa: “è una di quelle signorine che cercano di far bella figura con l’altro sesso sottovalutando il proprio, e sono convinta che con molti uomini la cosa abbia successo.”

Ora, non so quanti lettori conoscono il personaggio (spero molti!) ma Elizabeth Bennet è tutto fuorché il tipo di persona che ha bisogno di un uomo per dimostrare il suo valore.

Vorrei smettessimo, questo 8 marzo, di pensare che le donne facciano qualcosa per un uomo e non per loro stesse.

Vorrei che le persone capissero il senso della parola “consenso”.

Quando domani non sarà più 8 marzo vorrei cercassimo di essere coerenti con quello che diciamo oggi.

Oggi saremo tutti bravi, con le mimose. Ma vorrei vivere in un mondo in cui la colpa di una violenza non è la minigonna, non è essere andata in un locale con persone conosciute da poco, non è farsi due chilometri da sole a qualsiasi ora del giorno e della notte. Vorrei vivere in un mondo in cui la colpa è dell’aggressore, non della vittima; in un mondo in cui, quando si dice che la donna ha diritto in ogni momento di tirarsi indietro da un rapporto sessuale, non si venga a dire che se poi questo si consuma è colpa sua perché ce l’ha fatto credere.

Vorrei vivere in un mondo in cui gli uomini non giustificano gli stupri perché l’uomo è predatore, non siamo mica bestie, incapaci di raziocinio. Se facciamo questo ragionamento, dobbiamo arrenderci al fatto che non cambierà mai nulla. E io, negli uomini e nel loro potere di cambiare le cose, credo tantissimo.

Vorrei che capissimo che la cultura passa per tantissime cose.

L’8 marzo dovrebbe servirci per questo, per capire che difficilmente le donne possono mettersi nei panni degli uomini e viceversa.

Vorrei che il diritto ad abortire sia tutelato tanto quanto quello di essere obiettori di coscienza, perché il Sistema Sanitario Nazionale non riesce a garantire il diritto all’aborto. E che solo perché io non abortirei, non posso giudicare la volontà e la scelta degli altri.

La violenza di genere è un problema sociale sia per le donne che per gli uomini. “La vera donna ha classe”. “Il vero uomo non ha bisogno di chiedere”. “Combatti come una femminuccia”. “Gli uomini sono le nuove donne”.

E se fossimo solo noi stessi?

Difficilmente un uomo saprà cosa si prova a camminare per strada, anche in tuta, anche incappottate, e sentirsi fischiare dietro o vedere le macchine che rallentano. E se lo si racconta in giro, la risposta è, al 99%, “Beh, dovrebbe farti piacere”. Farmi piacere cosa, essere un oggetto da guardare? Un manichino ambulante?

No, grazie. Ve lo ripeto ancora una volta: la bellezza non è un valore cui ambire.

E proprio questo 8 marzo – come ogni 8 marzo – vorrei cercassimo di non dire che esistono donne di serie A, che oggi staranno a casa o faranno cose di classe, e di serie B, alle quali volete dare i croccantini perché andranno a ballare. Perché quando smetteremo di dirlo sarà comunque troppo tardi. Troppe donne saranno state uccise solo perché ritenute possesso di questo o di quell’uomo.

Vorrei vivere in un mondo in cui la donna non viene considerata come pari dell’uomo perché ha lottato per esserlo ma in un mondo in cui viene considerata come pari dell’uomo perché lo è, in quanto essere umano.

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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