Cos’è per me il femminismo.

Ieri era l’8 Marzo, riavvolgiamo per un attimo il nastro. Se mi dovessero chiedere cos’è il femminismo, cosa risponderei?

Una possibile risposta sarebbe quella standard, da politically correct, ovvero riconoscere che intorno al femminismo esistono ancora molti pregiudizi. Nell’immaginario collettivo, infatti, la femminista è colei che odia gli uomini, che accetta di non aver figli, che gira senza reggiseno e che si prende poca cura di sé al fine di sdoganare i soliti cliché su trucco e parrucco. Non è così, chiaramente. Il femminismo è un’idea, un’idea nata con il dichiarato scopo di liberare la donna da una condizione di inferiorità e di difendere i suoi diritti, i suoi sacrosanti diritti. Il femminismo ha combattuto e vinto numerose battaglie: il diritto di voto, la legalizzazione dell’aborto, il riconoscimento delle pari opportunità, la scolarizzazione. Ma fenomeni quali il gender pay gap o la scarsa presenza di donne in ruoli di rilevo (nel campo accademico, amministrativo o imprenditoriale per citarne alcuni) ci fa capire come la battaglia, etica e sociale, sia ancora lunga.

Ma questa risposta non mi basta.

Cos’è quindi il femminismo? Dal punto di vista maschile la risposta è ardua, “un uomo non potrà mai capire” mi disse una volta qualcuno.

Sarà.

Ma una cosa è certa, e qui il cinefilo che è in me viene in soccorso.
Se mi dovessero chiedere cos’è il femminismo, io risponderei così.

PAM GRIER / JACKYE BROWN

“Prova a fare una mossa falsa e ti ritrovi il cervello sulle mie tende.”
Il mondo si divide in tre categorie: chi non ha visto Jackie Brown, chi fa finta di averlo visto e chi lo ha visto per davvero. Tarantino, ormai regista affermato e reduce da quel crack cinematografico che di nome fa Pulp e di cognome fa Fiction, decide di indirizzare il proprio sguardo verso la vita, dando sfogo al suo lato più intimo e delicato, abbandonando gli eccessi passati, dall’overdose di Mia all’eclettico Mr Blonde, dando vita ad un’opera con una caratterizzazione che ha pochi eguali. Il cambio di rotta è lampante e l’entrata in scena di Jackie, una Pam Grier in grande spolvero, con un piano-sequenza impeccabile ed esasperante, ne è la prova provante. Tarantino ha la sua nuova musa, e che musa. Jackie è una donna sola, vittima di un sistema che la opprime fino a svilirne l’indole. La sua colpa è quella di essere una donna di colore. Ciononostante, Jackie riesce, grazie alla propria astuzia, a tirarsi fuori da una situazione disperata, e quello sguardo, lo sguardo di una donna determinata a reagire e a combattere per la propria vita, consegna al mondo del cinema un personaggio iconico ed immortale.

LYNDA CARTER / WONDER WOMAN

Per me il femminismo è anche Lynda Carter. Lynda Carter, tra il 1975 e il 1979, ha dato il volto alla supereroina più famosa dei comics. Indossò i panni dell’Amazzone salvatrice di uomini in un periodo, gli anni’70, in cui i nuovi movimenti femministi iniziarono a farsi largo reclamando diritti fino ad allora impensabili. Diana Prince, il nome umano di Wonder Woman, era tutto ciò che una ragazza potesse sognare di diventare: Diana era forte, gentile e volitiva; eccitante, elegante, stilosa, combattiva come un uomo, una donna moderna catapultata nel fuoco della Grande Guerra. Una ginestra in un mondo destinato a soccombere sotto tonnellate di bombe e a perire tra i dedali di trincee che erano lo specchio del fallimento umano, con il futuro di un’intera generazione sacrificato al sacro altare della meschinità e dell’incompetenza. “Il sasso ha iniziato a rotolare” disse un giorno il Kaiser Guglielmo, lo specchio del fallimento di un’intera classe dirigente. Grazie a quel ruolo, grazie a quella serie nata tra interminabili vicissitudini, Lynda Carter è entrata nella storia, e con lei, grazie a lei, anche quel bagaglio di ideali e speranze che Diana Prince e il suo creatore, lo psicologo William Mourton Marston, avevano da sempre portato avanti.

JULIE ANDREWS / MARY POPPINS

La notizia è fresca: Julie Andrews riceverà il Leone d’oro alla carriera della 76esima Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia. La protagonista di Mary Poppins e Tutti insieme appassionatamente, due classici della storia del cinema, è una leggenda vivente, vincitrice di tutti i più prestigiosi premi del mondo dello spettacolo, fra cui un Oscar, cinque Golden Globe, due Emmy, tre Grammy, due BAFTA ed un’onorificenza come dama di commenda dell’Ordine dell’Impero Britannico. Basta solo questo per capire chi è Julie Andrews.

“Come supponevo: Mary Poppins. Praticamente perfetta sotto ogni aspetto”.

CARRIE FISHER / PRINCIPESSA LEILA ORGANA

“Long time ago, in a Galaxy far, far away…”. Questo articolo si chiude con Lei, proprio Lei. Chi meglio di Lei. Carrie Fisher, fin da quando nel lontano 1977 salì sull’ottovolante di George Lucas, è sempre stata percepita come una delle massime icone di femminilità al mondo, e questo riconoscimento trova le proprie radici nel personaggio che più di tutti la rappresenta: Leila Organa, la Principessa Leila, la figlia del più grande, il più grande cattivo della storia del cinema (lacrimoni). Leila non è la solita principessa in pericolo, come quelle descritte nelle favole tradizionali, come ad esempio Cenerentola; Leila è, invece, una donna che prende in mano il suo destino, che combatte, che ama, che non sta nell’ attesa dell’arrivo del principe dagli occhi blu e dalla chioma bionda, pronto a salvarla tra fendenti laser e virate cosmiche (che poi le speranze erano tutte riposte sull’arguzia del giovane Skywalker e sulla parsimonia dell’avvenente Han Solo, non i migliori fiduciari della galassia ecco). Leila é una donna che ha anticipato i tempi, che ha tracciato una strada. Rimarrà per sempre un simbolo, simbolo di quella donna emancipata e combattiva che prende le redini della propria vita e ne fa un capolavoro.

Grazie Leila.

Ma sopratutto, grazie Carrie. Ci manchi tanto, la Galassia non sarà più la stessa senza di te.

Per me il femminismo è questo: la storia di quattro donne che hanno segnato un’epoca, che hanno ispirato e incoraggiato milioni di altre donne, in punta di piedi, senza mai cadere nel ridicolo o nella falsa retorica, forti della loro personalità, convinte che il loro esempio potesse essere il vero ariete per scardinare secoli di indifferenza e pregiudizi. Il femminismo è anche la storia di quattro personaggi: una principessa, una guerriera, una donna inglese dall’indiscutibile fascino, una musa fragile ma terribilmente astuta. Le persone vanno e vengono, ma loro resteranno per sempre lì, immortali nelle proprie vesti, a ricordarci che un mondo senza donne farebbe davvero schifo.

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