Digital Natives a scuola

Non possiamo più negarlo. I ragazzi che frequentano le nostre scuole sono fatti di un’altra pasta. I motivi di questo cambiamento, denunciato in primis dagli insegnanti di scuola, di certo sono parecchi. Ma il fattore che sicuramente ha marcato maggiormente il gap generazionale è l’entrata in gioco della tecnologia.

Gli studenti di oggi vivono un rapporto quasi simbiotico con i supporti tecnologici. Vi passano ore e ore ogni giorno per coltivare i propri hobby, instaurare nuove amicizie, socializzare, approfondire i propri interessi. Per motivi di studio e ludici, di svago ed intrattenimento.

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Ma la domanda che ci si pone è la seguente:

La tecnologia come ha cambiato l’apprendimento a scuola?

Svariati studi sono stati condotti per testare le capacità di apprendimento dei cosiddetti Digital Natives, o nativi digitali. Seppur non supportati da sufficienti prove scientifiche, hanno mostrato come effettivamente l’enorme impatto della tecnologia abbia radicalmente modificato non solo il modo di apprendere dei nuovi studenti ma anche di pensare.

Tecnologie e cognizione

Secondo le indagini, i ragazzi della Net Generation sono più propensi a una conoscenza di tipo parallelo e non sequenziale. Dunque, svolgono più compiti contemporaneamente. Tuttavia gestendo più operazioni nello stesso momento, vengono meno loro l’efficienza e la precisione, quindi aumenta la possibilità di commettere errori.

Inoltre, preferirebbero la modalità visiva e uno studio declinato attraverso le immagini, molto più immediate rispetto a un testo scritto o una lezione orale.

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Anche gli effetti sulla memoria sarebbero notevoli: avendo costantemente a disposizione una quantità illimitata di informazioni, non c’è più il bisogno di memorizzarle. Ciò influirebbe pure sulla capacità di concentrazione e di riflessione. Ad esempio, una semplice lettura di un testo può diventare ostica, a causa della continua perdita di attenzione.

L’utilizzo di apparecchi tecnologici avrebbero inoltre reso gli studenti più superficiali, facilmente distraibili, più inclini ad affrontare i compiti in modalità collaborativa piuttosto che singola e avrebbe aumentato la tendenza ad apprendere attraverso il gioco.

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Internet e studenti “millennials”

Il dibattito è ancor acceso e tutt’altro che terminato. Come si era premesso, non esistono al momento ricerche definitive che ci permettano di giudicare in modo positivo o negativo l’entrata in campo di internet nell’ambito scolastico. Ciò su cui però si può mettere la mano sul fuoco è che c’è davvero bisogno di una riconsiderazione dell’insegnamento che faccia fronte alle nuove necessità degli studenti del ventunesimo secolo.

Credit: F. Caon e G. Serragiotto, Tecnologie e didattica delle lingue. Teorie, risorse, sperimentazioni.

-Federica Ottaviano

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