Umani: lo si è o lo si diventa?

La caratteristica che notoriamente distingue l’essere umano dall’animale è il linguaggio. Ciò, per astrazione, vale a dire che chi non lo possiede non è un essere umano ma una bestia. Infatti, la facoltà di parlare e comunicare di eventi ed esperienze che vadano al di là dei bisogni primari immediati, è una peculiarità che solo noi, in quanto specie, possediamo.

A lungo si è dibattuto su questa capacità tanto peculiare: è una facoltà innata? Esiste una componente culturale? La si può acquisire o perdere? E se sì, in che circostanze?

Per rispondere accuratamente a queste domande, seppur poche, non sono bastati secoli di studi nel campo della linguistica, della biologia, dell’antropologia, delle neuroscienze, della psicologia (solo per cominciare), nonché lo sforzo ed il talento di illustri studiosi. Possiamo però riportarvi un caso eclatante che riuscirà a mettere in discussione tutto ciò che avete sempre pensato sul “dono” della parola.

Il caso di Victor dell’Averyon

Nel 1789 fu trovato e catturato nei boschi francesi dell’Averyon un essere animalesco che si scoprì essere un ragazzino. Di dodici anni circa, si ipotizzò che dovesse essere stato abbandonato dai genitori e lasciato a se stesso con nient’altro che la sua vita e la sua capacità di adattamento. Sorprendentemente riuscì a sopravvivere per tutto quel tempo. Fu trovato e riportato nella società per poter essere reintegrato ed essergli data vita normale.

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Il ragazzo selvaggio

Contro ogni aspettativa, questo non fu possibile. Il ragazzo, ribattezzato Victor, non sapeva parlare. Ignorava ogni forma di comunicazione e non ci fu verso di educarlo, né stabilire una connessione. Scalciava, graffiava e mordeva, si aggirava per le stanze come un animale in gabbia. Pareva insensibile al caldo o al freddo, aveva i sensi molto sviluppati e mangiava solo patate e castagne.

Di lui si prese cura un medico, Jean Itard, al fine di studiarlo e recuperare le sue facoltà mentali. Dopo 5 lunghi anni Itard dovette ammettere la sua sconfitta, giudicando il ragazzo ritardato, come molti altri avevano già fatto.

La risoluzione

Ad oggi forse si potrebbe azzardare l’ipotesi che Victor fosse affetto da autismo. Ciononostante, questa storia ha dato senso a ciò che si iniziava a pensare: se entro un’età specifica (11-12 anni) un essere umano non è sottoposto a stimoli linguistici, lo sviluppo del linguaggio è bloccato e non ci sarà modo di recuperare questa facoltà in seguito.

E in effetti Victor non aveva malformazioni, dimostrava una sua intelligenza e non era sordomuto come si era pensato. Molto probabilmente non era affetto da alcun disturbo o patologia: semplicemente la sua capacità linguistica non è mai stata sollecitata, a tal punto che si era annullata.

Victor, il “cucciolo d’uomo”

Mowgli de Il libro della giungla, non è poi soltanto una favola. Ma sarebbe certamente più verosimile che un bambino sia allevato da oranghi, pantere e orsi, crescere in salute e proseguire così la sua vita, piuttosto che invaghirsi di una bella ragazzina e tornare fra i suoi simili. Comunque non sarebbe altro che un essere, che di umano ha solo le sembianze. Nient’altro.

-Federica Ottaviano

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