Doppio standard: il punto di vista per le donne

La scorsa settimana abbiamo affrontato il tema del doppio standard in un articolo dal punto di vista maschile.

Poiché il femminismo ha come obiettivo quello di raggiungere una parità fra i sessi, può essere interessante provare a mettersi nei panni di entrambi, quando si affrontano temi che, all’apparenza, riguardano solamente una delle due categorie.

Una nota importante da fare è che, se da un punto di vista sociale il doppio standard “pesa” di più su un sesso piuttosto che su un altro, il rischio che il sesso che in un caso viene privilegiato subisca pressioni per conformarsi ad un determinato standard non è da sottovalutare.

Il doppio standard nella forma fisica

Omo de panza, omo de sostanza“. La donna no. La donna deve essere in forma, magra, perché altrimenti è una donna trascurata.

Il doppio standard nell’aspetto fisico colpisce entrambi, ricordiamolo. Basti pensare al fatto che una donna più in carne è bellissima così, sta affermando i suoi diritti di essere come vuole; se l’uomo in carne supera “l’omo de sostanza” di cui sopra, allora è uno sfigato che non ha voglia di migliorarsi.

C’è però da dire che la linea che determina cosa significhi “in carne” è spostata a favore degli uomini.

Le modelle curvy, per esempio, sono tutte quelle modelle che hanno una taglia dalla 46 italiana, che, paragonata alle taglie internazionali, è una L. I modelli curvy, invece, sono quelli che hanno una taglia superiore alla 52, una XL. Si tratta di differenze minime, ma pur sempre di differenze.

Il doppio standard nel lavoro…

doppio standard sul lavoro

Chiudiamo gli occhi ed immaginiamo una grande azienda, di quelle con centinaia di dipendenti, pronte a cambiare il mondo. Immaginiamola diretta da una donna. Non è una cosa strana, ormai: esistono numerose donne a capo anche di grandi aziende internazionali. Non tante quanti sono gli uomini, ma il cambiamento non è mai da oggi a domani, si tratta di transazioni e modifiche che procedono nel tempo anche a piccoli passi.

Eppure, ancora oggi, se una donna è a capo di un’azienda o comunque riveste un ruolo di rilievo, insorgono dei problemi.

Perché deve aver utilizzato dei mezzucci per arrivare in quella posizione, non può esserci riuscita solo con le sue competenze lavorative, come farebbe invece un uomo.

doppio standard uomo donna

Oppure, perché se pensa al lavoro e non alla famiglia significa che sta trascurando i suoi figli, che pensa solo al denaro e alla carriera. Del resto, è l’uomo di casa che si occupa di portare lo stipendio, lei deve pensare alla prole.

… e alla guida

È una verità universalmente riconosciuta, che una donna alla guida non sia in grado di non fare incidenti o commettere infrazioni. O di parcheggiare.

Eppure, alcuni dati statistici pubblicati recentemente in un articolo di La Repubblica “Il 26,6% degli incidenti stradali con colpa del guidatore è causato da donne, mentre il 73,4% da uomini”.

Di cosa stavamo parlando?

Guardiamoci intorno, cerchiamo di porci una domanda, quando ci troviamo a mettere in atto queste discriminazioni (sia contro gli uomini che contro le donne): se “questa cosa qui” l’avesse fatta un uomo/una donna, avrei detto la stessa cosa?

Se la risposta è “no”, allora abbiamo un problema. Ma tranquilli, si può migliorare.

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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