Può ad una femminista piacere “Sex and the City”?

Per alcuni Sex and the City è una piacevole storia sull’amicizia e sulla libertà sessuale. Per altri è un’orgia di consumismo e trivialità. Dunque, qui ci si chiede se la famosa serie televisiva va a favore o contro le donne.

Lo show, filmato in 94 episodi dal 1998 al 2004, parla di donne ed è dedicato alle donne. Le esuberanti protagoniste newyorkesi intendono rappresentare quattro archetipi femminili in cui il pubblico femminile possa proiettarsi. Charlotte è una romantica e ingenua principessa dell’upper-east-side, alla costante ricerca del giusto matrimonio con il giusto uomo. Samantha incarna un’indipendente e instancabile PR di successo che crede più nel sesso che nell’amore. Miranda è un’intelligente cinica avvocata affermata. Al centro di questo triangolo si trova poi Carrie: una scrittrice sognatrice come Charlotte, affascinante come Samantha e sagace come Miranda.

Femministe: pro o contro?

Ma nonostante i molti premi ricevuti e il fatto che SACT ha davvero portato qualcosa di nuovo in TV, quando lo show è iniziato non è stato immediatamente appoggiato dalla comunità femminista. Ciò perché, per essere uno show che parla di donne, mostra una particolare ossessione riguardo gli uomini. In un episodio Miranda stessa si domanda: “Perché succede che quattro donne intelligenti non riescano a parlare di nient’altro che di fidanzati?”

Questo probabilmente perché gli sceneggiatori, dovendo immaginare la vita di quattro donne single, trentenni ed eterosessuali che si districano tra sesso e amore nel ventesimo secolo in un contesto urbano, hanno pensato che fosse difficile ignorare la componente maschile. Ciò fa di SACT una commedia romantica convenzionale, legata dalle ristrettezze che impongono i vincoli di genere.

Janet McCabe e Kim Akass, editrici del Reading Sex and the City, una raccolta di saggi sul programma tv, affermano che le donne sono ancora costrette in una “fairytale narrative” (narrativa da favoletta). Già dal primo episodio in cui Carrie incontra il suo grande amore noto come Mr. Big, si delinea questa relazione centrale e problematica. Mr. Big infatti è arrogante, egocentrico e incapace a legarsi sentimentalmente a lei. D’altro canto Carrie non riesce a comprendere il grande cliché in cui è incappata, il che la rende sciocca, debole e passiva. Per dare un esempio: l’episodio conclusivo della serie mostra come lei sia salvata a Parigi (da un’altra relazione insoddisfacente con un altro uomo alpha) da Big, il prode cavaliere che monta un boeing 777.

Ecco allora che gli archi narrativi principali ruotano attorno alla ricerca del giusto compagno all’interno di una sana relazione. E in effetti tutte e quattro le protagoniste, alla conclusione della serie, risultano felicemente accoppiate. Come se alla fine bisognasse sempre ricorrere ad una visione tradizionale e immaginare un futuro che per molte donne significhi matrimonio e figli.

Inoltre durante tutti i vari episodi, le quattro amiche si ascrivono sempre e solo ad un modello: sono bianche, ricche, franche, non vincolate da sentimenti profondi e legami solidi all’infuori del gruppo di amiche o delle loro relazioni. Inoltre gli unici “problemi” vengono sempre ricondotti ad affari di cuore e mai, ad esempio, ristrettezze economiche o complicati rapporti familiari.

Eppure quella che sembra essere la tesi preponderante, può essere confutata. Si possono forse non apprezzare i giri di valzer tra appuntamenti e cene, sesso e shopping. Poi però emerge altro: infertilità, malattia, lutto, invecchiamento, maternità-single, discriminazione sessuale e divorzio entrano in gioco nelle storyline dei personaggi. Il tutto, certo, raccontato rapidamente e ricoperto da una patina laccata, ma ben presente. Insomma, c’è molto di più di tacchi a spillo e incontri galanti.

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Dunque, in conclusione?

C’è la sensazione che loro rimarranno amiche per sempre. Questo infatti non solo è un programma sulle donne, ma uno sulle donne a cui piacciono le donne, rifiutando l’idea della classica rivalità femminile. Sono loro le autentiche anime gemelle di loro stesse e ognuna provvede all’altra, dando il proprio supporto emotivo, morale e pratico. Dunque si può essere femministe e adorare Sex and the city. Non tanto per la retorica della lotta al patriarcato e al maschilismo imperante, ma semplicemente perché lo show è divertente, brillante e per primo e in modo del tutto nuovo ha dato risalto alla figura femminile.

Tradotto e adattato dall’articolo di Alice Wignall per The Guardian. Clicca qui per leggerlo in originale.

-Federica Ottaviano

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