Esiste il diritto a migrare ? Riflessioni sull’intervento di L. Ferrajoli

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Si è tenuta la scorsa settimana  la lectio magistralis del Professor Luigi Ferrajoli presso la storica Facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

Il tema affrontato: il diritto alla migrazione. Il Professore, conosciuto in tutto il mondo per le sue teorie sui diritti fondamentali e sul costituzionalismo (per un dibattito sul suo pensiero), è tornato a parlare di migrazioni attraverso una lucida analisi della situazione attuale.

All’origine del fenomeno una pesante povertà diffusa fra i paesi meno sviluppati.

Ferrajoli ha ripreso altre autorevoli opinioni mettendo in evidenza come  l’1,5 percento del PIL mondiale basterebbe per poter dare dignità alle popolazioni povere del mondo.

Si è evidenziato come l’attuale ricchezza globale sia altamente sperequata, potendosi stimare che il grosso del patrimonio mondiale è detenuto da appena 8 individui (Rapporto indipendente Oxfam del 2017).

Secondo il Professore, dunque, “si impone la necessità di ridistribuire la ricchezza”.

Passando alla situazione nazionale, l’autorevole studioso ha rivolto  pesanti critiche alle politiche italiane, in riferimento alle scelte di restrizione massiccia dei flussi migratori.

Secondo l’oratore, sarebbe arrivata l’ora di “chiamare le cose per ciò che sono, ovvero che queste politiche sono delle violazioni dei diritti umani”.

Alla base della tesi sostenuta nel corso della lezione, infatti, c’é l’idea che la facoltà di migrare debba essere riconosciuta come un diritto umano universale, appartenente a tutti e di cui nessuno può essere privato.

In questo senso deporrebbero l’art. 35 della Costituzione italiana, nonché l’ art. 12 della Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici dell’ ONU.

L’ art. 12 infatti recita:

“1. Ogni individuo che si trovi legalmente nel territorio di uno Stato ha diritto alla libertà di movimento e alla libertà di scelta della residenza in quel territorio.
2. Ogni individuo è libero di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio.
3. I suddetti diritti non possono essere sottoposti ad alcuna restrizione, tranne quelle che siano previste dalla legge, siano necessarie per proteggere la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, la sanità o la moralità pubbliche, ovvero gli altrui diritti e libertà, e siano compatibili con gli altri diritti riconosciuti dal presente Patto.
4. Nessuno può essere arbitrariamente privato del diritto di entrare nel proprio paese.”

Prosegue il giurista : “Se non vogliamo prenderci in giro, e considerare il diritto una mera fantonia, dobbiamo riconoscere che respingere i migranti é una violazione dei diritti fondamentali”.

Inoltre, si deve ricordare che “ il diritto a migrare é stato alla base delle politiche colonialiste dei pesi occidentali”.

Tutti siamo dunque spronati dal Ferrajoli a prendere coscienza della gravità delle tendenze in atto, “ in questo modo non si fa altro che andare in contro a una catastrofe”.

“La sfida si gioca sull’arena globale”.

Molti comunque gli spunti di riflessione ricavabili dall’insegnamento del maestro: qual é il ruolo dei doveri che accompagnano il diritto a migrare ?

Infatti se da un lato é fondamentale il riconoscimento di questo diritto, dall’altro sembra esserlo anche l’attribuzione dei rispettivi doveri (conoscenza della lingua, rispetto delle leggi e della cultura del paese d’arrivo). Lo Stato si fonda infatti sulla condivisione di un insieme di valori e di principi che anche gli stranieri sono chiamati a recepire.

Ma ciò che é maggiormente emerso dal dibattito successivo è se sia immaginabile per un singolo Stato assicurare i diritti di tutti.

É uno Stato realisticamente in grado di farsi carico di diritti che rappresentano un costo (salute, istruzione, sicurezza) nei confronti di una platea indeterminata di soggetti, come sarebbe quella del popolo dei migranti (?).

Queste alcune delle riflessioni che si pongono nella società attuale.

Il tempo delle risposte é maturo se si vuole evitare il peggio.

In copertina Luigi Ferrajoli – Foto tratta da Jornado, Giornale Online

Salvatore Palumbo

Salvatore Palumbo

Sono Salvatore ho 26 anni e sono un giurista, vivo e lavoro in Sicilia. Sono dottorando di ricerca presso Unipa, dove sto sviluppando un progetto di ricerca su cittadini e pubblica amministrazione. "Il sapere deve essere seminato. Il sapere non deve essere un'elitè" Andrea Cammilleri

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