Ti hanno mai parlato di Virginia Woolf?

Il 28 marzo 1941 muore Adeline Virginia Woolf, nata a Londra il 25 gennaio di 59 anni prima. La conosciamo come una delle autrici più importanti della letteratura inglese e mondiale, ma chi si cela tra le pagine dei romanzi?

Virginia Woolf fu sin dalla giovinezza dominata da luci e ombre che traspaiono in ogni pagina delle sue opere. La tentata violenza di uno dei fratellastri nel 1888, la morte dell’amata madre nel 1895 la portano a soffrire di una grave nevrosi che influenzerà tutta la sua vita e la sua carriera. 

Da giovane donna decide di lasciare la casa di famiglia per trasferirsi nel quartiere di Bloomsbury, Londra, dove insieme al fratello Thoby e alla sorella Vanessa fonda nel 1904 il Bloomsbury Set, gruppo di attivi intellettuali londinesi. 

La “beffa della Dreadnought”

Una curiosità è legata alla storia di Virginia Woolf: nel 1910, all’età di 28 anni, prese parte di quella che è oggi conosciuta come la “beffa della Dreadnought”. Quell’anno il poeta Horace de Vere Cole ospitò su una nave alcuni membri della Royal Navy, persuadendoli del fatto che avrebbero incontrato alcuni membri della casa reale abissina. Tali membri però non erano altro se non cinque amici del poeta, tra cui Virginia Woolf, che camuffati da reali africani passarono il tempo prendendo in giro i britannici. Il gruppo dei cinque parlava un misto di swahili e latino, gridando ogni tanto “Bunga! Bunga!” non appena vedevano qualcosa di interessante. In seguito questa stessa espressione viaggiò negli anni fino ad arrivare nel repertorio del Music-hall inglese. 

Virginia diventa Woolf

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Nel 1912 la scrittrice sposa il teorico politico Leonard Woolf, con il quale fonda nel 1917 la casa editrice Hogarth Press, fucina di talenti come T.S Eliot e Katherine Mansfield. Le crisi però continuano, crisi che la porteranno ad un tentativo di suicidio.

Intanto, però, il genio creativo della scrittrice si manifesta, e Virginia Woolf scrive capolavori come La signora Dalloway (1925) e Gita al faro (1927), alcuni dei suoi più conosciuti ed apprezzati capolavori letterari. 

Una donna con una stanza tutta per sè

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I primi anni del novecento sono per gli inglesi gli anni del movimento, delle innovazioni, dei cambiamenti politici e sociali e, tra questi, del movimento delle suffragette. Virginia Woolf non resta immune al fascino del movimento nascente, e milita tra le femministe britanniche, battendosi per il suffragio femminile. 

Per questo motivo scrive nel 1929 Una stanza tutta per sè, romanzo in cui si legge di Virginia in quanto non solo donna, in quanto non solo scrittrice ma in quanto donna scrittrice e molto altro ancora. Interessante in questo romanzo è il personaggio inventato di Judith Shakespeare, ipotetica sorella del ben noto William. Tra le pagine di questo testo, Judith è una donna estremamente dotata di doti artistiche, soffocate però dal semplice ma onnipresente ostacolo dell’essere donna. 

Una donna deve avere denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi.

Fine della storia

Ma la vita non mostra clemenza al genio di una donna perseguitata da tormenti. Il 28 marzo del 1941 Virginia Woolf sceglie di porre fine alla sua vita, mette simbolicamente un punto all’ultima pagina del suo romanzo, lasciandosi annegare. 

Sarebbe un gran peccato se le donne scrivessero come gli uomini, o vivessero come loro, o assumessero il loro aspetto; perché se due sessi non bastano, considerando la vastità e la varietà del mondo, come potremmo cavarcela con uno solo? L’educazione non dovrebbe forse sottolineare e accentuare le differenze, invece delle somiglianze?

(Una stanza tutta per sè)

-Serena Valastro

Serena Valastro

Laureata in Lingue e culture Europee, amante di cinema, musica, arte ed informazione. Scrivere è entrare in nuovi spazi, conoscere qualcosa di nuovo, vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per trasmetterle a chi vuole viverle.

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