Il revenge porn diventa reato anche in Italia

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Ciò che avevamo già anticipato ed auspicato in questo articolo, si è fortunatamente avverato: la Camera ha approvato all’unanimità l’emendamento al disegno di legge sul codice rosso che istituisce il reato di revenge porn. Da questo momento, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.0000 euro. Stessa pena anche per chi, avendo ricevuto o acquisito le immagini o il video, li invia, cede o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate.

Cosa è il revenge porn?

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L’espressione si riferisce in generale alla condivisione non consensuale di materiale intimo. Il revenge porn riguarda principalmente le donne, ma in alcuni casi minoritari oggetto di questo fenomeno sono stati anche gli uomini. Una più dettagliata descrizione del revenge porn viene fatta da Silvia Semezin, attivista di Insieme in rete. Questa associazione ha promosso, con I sentinelli di Milano, una petizione su Change.org firmata da 120 mila persone e all’origine della normativa appena approvata. La settimana scorsa la proposta si era arenata, tanto da creare una protesta delle deputate di Pd e Forza Italia. Adesso si è giunti ad un accordo e la Lega ha ritirato l’emendamento sulla castrazione chimica per non bloccare il Codice rosso.

Una legge fondamentale

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Prima dell’approvazione del ddl Codice rosso, non esisteva una tutela per i casi di diffusione di materiale consensuale. La vittima poteva sporgere denuncia alla polizia postale e chiedere la rimozione di foto o video. Tuttavia, si aveva a che fare con un vuoto legislativo per cui farsi o inviare un autoscatto, in un rapporto di fiducia con il proprio partner, autorizzava implicitamente alla condivisione. Le leggi per la protezione dei dati, la diffamazione o la condivisione di riprese fraudolente, erano insufficienti per quei casi in cui del materiale condiviso spontaneamente, ma in modo esclusivo, con il proprio compagno venisse successivamente messo in rete. Questa nuova legge è fondamentale per la tutela delle vittime e si basa molto sul consenso. Acconsentire a scattare foto o girare video nell’intimità di una relazione di fiducia non equivale al dare il proprio benestare alla condivisione di questo materiale.

Cosa prevede la legge

Chi mette in pratica il revenge porn potrà essere accusato di molestia, violazione della privacy, diffamazione ed istigazione al suicidio; questa ultima accusa entra in gioco se dalla pubblicazione dei video o delle immagini dovessero derivare atti estremi. Soggetto a sanzione è anche chi ha ricevuto il materiale e lo diffonde con l’obiettivo di recare un danno al protagonista di foto o filmati. Inoltre, la pena aumenta se la divulgazione avviene per mano del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona legata a quella offesa. Incremento della pena da un terzo alla metà anche se le vittime sono persone in condizione di inferiorità fisica o psichica o donne in stato di gravidanza.

@monica-seminara

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