Gli effetti della musica sul cervello

Charles Darwin, in un volume pubblicato nel 1871 intitolato L’origine dell’uomo e la selezione sessuale, sosteneva che la musica potrebbe aver avuto un ruolo importante nel corso dell’evoluzione della specie. Come alcuni animali utilizzano il canto per attirare l’altro sesso, così secondo lo scienziato anche gli esseri umani avevano conferito questo ruolo “primordiale” alla musica. Insomma, è vero che “la musica è vita”?

Che effetto ha la musica sul nostro cervello?

La scienza ha liberato eserciti di cervelloni per provare a dare una risposta a questo tanto affascinante quesito, e di risposte ne sono arrivate diverse. In un articolo sul quotidiano spagnolo El Paìs il neurologo Facundo Manes ne fa un’interessante analisi.

Specie umana e musica hanno attraversato la Storia mano nella mano, e questo percorso in compagnia ha favorito l’avanzare di diverse teorie: c’è chi ipotizza che la musica nasca come aiuto al movimento di più individui insieme, c’è ancora chi sostiene che la capacità della musica di utilizzare creativamente sistemi cerebrali creati per altri scopi abbia “per caso” favorito lo sviluppo e l’influenza dell’arte. 

N&N’s: note e neuroni

Il nostro cervello emette onde cerebrali elettromagnetiche, segno dell’attività del nostro cervello, a seconda dei nostri stati di coscienza. L’essere umano nell’arco della giornata attraversa questi stati di coscienza producendo onde alfa (stato vigile ma rilassato), beta (normale attività del cervello in stato di veglia), delta (rilassamento psicofisico che favorisce il sonno), theta (onde prodotte dal cervello impegnato ad immaginare, creare, essere ispirato).

In questo mare fatto di onde cerebrali, un’altra onda – sonora – dovuta all’ascolto di musica, irrompe ad agitare le acque. Al raggiungimento dell’apparato uditivo, l’onda sonora – con una forma corrispondente al timbro di un particolare tipo di suono – si sincronizza con le onde del nostro cervello determinandone diversi stati di coscienza. Da qui si potrebbe spiegare perchè determinati tipi di musica ci risultano eccitanti o rilassanti. 

musica, cervello, onde, emozioni, neuroni, musica e cervello

Effetto Mozart

Detto in breve, si tratta di una teoria risultata da uno studio del 1993 di due fisici secondo la quale ascoltare la Sonata in re maggiore per due pianoforti (KV 448) di Wolfgang Amadeus Mozart provoca un aumento delle capacità cognitive. Insomma, in vista di una consegna a lavoro o di un esame importante è bene prepararsi tra caffè e Mozart.

Sonata in re maggiore per due pianoforti (KV 448)

-Serena Valastro

Serena Valastro

Serena Valastro

Laureata in Lingue straniere, amante di cinema, musica, arte ed informazione. Scrivere è entrare in nuovi mondi, conoscere qualcosa di nuovo, vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per trasmetterle a chi vuole viverle.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *