Polizia di Stato: uomini e donne oltre la divisa

Il 10 Aprile in Italia si celebra la festa della Polizia di Stato. Nel delicato momento storico in cui ci troviamo sono contradditorie le opinioni e gli atteggiamenti dei cittadini italiani nei confronti dei corpi preposti alla pubblica sicurezza. Infatti, la coscienza civile si divide tra sostenitori ed ammiratori rispettosi delle forze armate e di polizia e osteggiatori o voci fortemente polemiche. Oltre all’opinione espressa dai singoli cittadini, non sono insoliti articoli di giornali (di testate anche nazionali) che mettono in discussione l’operato di Polizia o Carabinieri. Talvolta insinuando il dubbio sulla correttezza delle loro azioni o la fondatezza dei motivi di intervento; altre volte dimenticando l’imparzialità a cui ogni giornalista è tenuto e riportando solo parte di quanto accaduto; occasionalmente diffondendo notizie distorte per i più svariati motivi. Da un lato le domande ed il dubbio permettono di non accogliere ed accettare passivamente ogni evento o decisione che ci riguarda in qualche modo, ma sono anzi segno evidente della presenza di un’attiva coscienza critica. Dall’altro, però, questi strumenti vengono, in casi del genere, usati in maniera inappropriata per minare la fiducia in forze che hanno un ruolo centrale nel nostro Stato, in quanto preposti alla giustizia e alla legalità.

Ma chi è il poliziotto?

Chi non lo vive sulla propria pelle difficilmente riesce a comprendere cosa sta dietro ad un lavoro tanto complesso ed impegnativo quanto quello del poliziotto. Quando ascoltiamo la notizia di un arresto al telegiornale la nostra attenzione è concetrata sui fatti; se vediamo passare per strada una volante rallentiamo se siamo alla guida; quando ci imbattiamo in qualcuno in divisa proviamo soggezione o fastidio, a seconda dei casi. Eppure, in queste occasioni, non ci chiediamo il perché di quella presenza in un dato luogo e momento, non ci domandiamo cosa ha comportato. Ne prendiamo soltanto passivamente atto, senza andare oltre, senza sforzarci di comprendere ciò che sta dietro.

Lavorare in Polizia

Un membro della Polizia di Stato, uomo o donna che sia, vive letteralmente in funzione del proprio lavoro. Questo significa che non importa quale giorno dell’anno sia, non importa quanto è piena la propria vita, non importa quanto stanchezza o sonno arretrato si sia accumulato, non importa il proprio stato di salute, se c’è da lavorare, si lavora.
Essere un poliziotto significa portare tuo figlio di appena un anno al nido ogni giorno, inverno o estate che sia, e non essere mai davvero certo dell’ora in cui andrai a riprenderlo. Significa sentirsi chiedere perché i genitori degli altri bimbi a Natale sono a casa mentre la propria mamma o papà (o entrambi) non lo sono; accettare di vivere molto lontano dalla propria famiglia e città o, nei casi migliori, farsi ore e ore di macchina per una manciata di minuti con tuo figlio che ti aspetterà alzato e con gli occhi gonfi; tornare a casa dopo un giorno di lavoro o andare in vacanza e continuare a rispondere alle chiamate dell’ufficio.
Questo lavoro è una continua richiesta di sacrificio: tempo, energia, affetti, salute. Moltissimi poliziotti accumulano turni di ore e ore, cominciano a lavorare in piena notte e se serve continuano fino alla sera seguente. Il che, oltre all’ovvia carenza di sonno, comporta anche rinunciare ad impiegare quel tempo per affetti e amicizie che, per quanto fondamentali e di primaria importanza, verranno sempre dopo.

Super eroi nella vita reale

Il proprio ruolo richiede efficienza sempre. Ciò permette di assimilare il poliziotto ad una sorta di supereroe per cui non esistono malattie, dispiaceri o problemi che tengano. Assimilazione che in pochi fanno, nonostante il gran numero di poliziotti che si sentono in dovere di tralasciare se stessi, anche in momenti in cui sarebbero autorizzati a non farlo, per svolgere il proprio lavoro. Sapete che, per legge, sono previsti dei controlli per cui qualsiasi segno di malessere psicologico può comportare una sospensione o esclusione dalla Polizia? Giustissimi, direte, e lo sono visto il ruolo e i mezzi che hanno. Tuttavia, non pensate che serva chissà quale problematica perché ciò accada: basterebbe un accenno di depressione causata dalla morte di un parente o di sconforto a causa di una malattia non indifferente. Tutte cose, abbastanza normali, che ognuno può sperimentare nel corso della propria vita. Eppure, per chi svolge questo lavoro non sono ammissibili e ogni poliziotto impara a conviverci. Così come alcuni di loro, a seconda della specialità a cui sono assegnati, convivono con il pericolo. Chi più, chi meno. Senza contare tutti quelli che sono morti e muoiono per adempiere al proprio lavoro, credendo nel valore della divisa che indossano, a dispetto dalla diffusa e comune percezione della propria figura.

Dietro la divisa

Quando al telegiornale sentiamo la notizia di un arresto, dobbiamo pensare che dietro a quell’obiettivo raggiunto ci sono stati probabilmente mesi, se non anni, di lavoro. E che i poliziotti coinvolti hanno sacrificato molto di ciò che ho portato ad esempio e anche altro. Ognuno, a seconda del mestiere che sceglie o che è costretto a svolgere, sperimenterà il sacrificio. Tuttavia, sono davvero poche quelle professioni che richiedono un impegno, una tenacia e una determinazione quanto essere un poliziotto. E appositamente non dico “fare il poliziotto“. Perché tra questi due verbi c’è una differenza abissale. Purtroppo, considerando quella percentuale di mele marce o persone poco corrette che è riscontrabile in ogni realtà comunitaria, non tutti sono poliziotti. E da questa piccola percentuale si tende spesso a generalizzare e condannare un’intera categoria, partendo da realtà e situazioni fortunatamente marginali che vengono considerati da coloro i quali si oppongono alle forze di polizia come esempi probanti e giustificanti il loro disprezzo o scarsa fiducia.
Essere poliziotto significa vivere, con consapevolezza, decisione ed entusiasmo la vita di cui si è in minima parte parlato. E l’entusiasmo nonostante tutto è proprio di chi ama e crede in ciò che fa, di chi accetta il compito che gli è stato assegnato e fa propri gli obiettivi. Solo così si può assumere tutto ciò come proprio stile di vita ed essere in grado di superare le difficoltà e le limitazioni che spesso ci si trova davanti. In caso contrario, probabilmente si fa soltanto il poliziotto. Si fa, cioè, soltanto lo stretto necessario e si vive molto più sereni.

Festa della Polizia di Stato

Il 10 Aprile, però, si celebra l’essere poliziotti. Si celabrano i poliziotti che stanno ore sotto la pioggia allo stadio o al porto; quelli che impediscono le deviazioni non autorizzate dei cortei per motivi di sicurezza e vengono insultati (nel migliore dei casi); quelli che arrestano il rapinatore, l’assassino, il mafioso o il corrotto; tutti coloro i quali, pur non essendo in servizio, intervengono in un momento di necessità, che sia per scongiurare una rapina, bloccare un folle che semina il panico salendo con la macchina sul marciapiede o salvare la vita a qualcuno in difficoltà; quei poliziotti che da dietro un pc sventano casi di cyberterrorismo o pedopornografia, soltanto per citarne alcuni. Si celebrano anche quelli che stanno seduti ad una scrivania per coordinare tutte quelle attività che non richiedono soltanto una presenza fisica.
Insomma, la festa della Polizia di Stato, è il giorno di ognuno di loro. È un momento in cui, come si legge sullo stesso sito della Polizia di Stato, fare un resoconto ed un bilancio dei risultati raggiunti, raccontare con quali strategie e mezzi viene contrasta l’illegalità e condividere con le comunità gli impegni futuri. È anche occasione per premiare e raccontare gli atti di sacrificio e di dedizione dei tanti poliziotti in servizio. Ed è una celebrazione che riguarda ogni città italiana, ognuna delle quali di anno in anno applaude i propri poliziotti.

Uno sguardo dentro la festa

Sede delle cerimonie ufficiali è ovviamente Roma, dove già l’8 aprile il capo dello Stato Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il capo della Polizia Franco Gabrielli ed una rappresentanza di poliziotti. Tuttavia, ogni città ha scelto una piazza come sede delle celebrazioni tenutesi mercoledì 10 aprile.

A Catania è il maggior teatro cittadino, il Teatro Massimo Bellini, ad ospitare l’evento. La città etnea ed il suo Questore Alberto Francini accolgono il Vice Direttore della Pubblica Sicurezza – Direttore Centrale della Polizia Criminale Prefetto Vittorio Rizzi. La sua presenza, rappresentante il Capo della Polizia, dimostra l’attenzione per una difficile realtà logistica – operativa quale quella catanese. A fronte della situazione etnea però, come affermato dal Prefetto Rizzi nel suo discorso, la provincia siciliana vede un’ottima risposta dell’apparato di polizia. Questi risultati sono stati raccolti nell’ambito di un’indagine sull’efficienza della Polizia di Stato in diverse province italiane. Tuttavia, il divario tra sicurezza reale e percezione di sicurezza da parte dei cittadini è ancora presente anche se, spiega il Questore di Catania Alberto Francini nel suo intervento, ciò è dovuto a numerosi fattori. Presenti alla festa sono anche il Prefetto di Catania Claudio Sammartino, il Sindaco Salvo Pogliese e le massime Autorità civili e militari. Attiva partecipazione è quella dei cittadini, familiari di poliziotti e non solo. Tra questi spiccano le rappresentanze studentesche che hanno aderito al progetto “PretenDiamo Legalità“. Inoltre, nella piazza, così come avviene nel resto dell’Italia, sono allestiti degli stand curati dal personale delle Specialità della Polizia di Stato. Attraverso queste esposizioni si racconta la storia, le tecnologie e le curiosità dei professionisti della sicurezza.

Monica Seminara

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