#plasticparadise: la natura non è rinnovabile

Ci hanno detto che abbiamo solo dodici anni per salvare il pianeta.

Non “dodici anni per salvare la natura”, o “dodici anni prima che si estinguano le tigri”. Dodici soli anni prima che il danno ambientale diventi irreversibile. Dodici anni, e poi l’unica cosa che potremo fare sarà cercare una nuova casa, un nuovo pianeta, perché la Terra non farà più per noi. Molti credono si tratti di un’esagerazione, che Greta Thunberg sia una ragazzina manipolata a cui i genitori mettono in bocca statistiche e parole di cui non conosce il significato. Eppure gli scienziati dicono che non c’è più tempo: non si tratta più di una possibilità del lontano futuro, che toccherà forse i nostri figli o i nostri nipoti. Tra dodici anni la maggior parte delle persone che oggi compiono una scelta, ci saranno ancora. E saremo tutti noi a subirne le conseguenze.

voglio portare mia figlia a fare la mia escursione preferita a Nusa Penida. Mio figlio a surfare a Bondi Beach, dove per la prima volta ho messo piedi su una tavola. Voglio portarli a Moore’a, la mia isola preferita, a scalare le palme. Vorrei che potessero vedere i rinoceronti in Africa e gli Orsi Polari sull’Artico con i loro stessi occhi. Voglio portarli a veleggiare per vedere i delfini saltare in un oceano limpido, non coperto di spazzatura galleggiante”

Queste sono le parole di Aggie Lal, travel influencer che oltre che a lottare per la parità di genere si impegna anche nella sensibilizzazione ambientale.

“voglio portarli sulla mia spiaggia preferita di Tulum, prima che sia coperta di plastica, voglio che giochino nella pioggia con i bambini del luogo nelle Filippine, perché possano imparare a ridere senza fermarsi e senza preoccuparsi della loro salute. Voglio che possano visitare New York, Parigi o Bangkok senza dover necessariamente indossare una maschera per lo smog. Non voglio far loro vedere le mie foto dei miei viaggi e dire ‘beh, non potete più fare questa scalata, questa spiaggia non esiste più ormai, l’aria qui non è più fresca’. Non voglio che un giorno mi dicano ‘avrei voluto che tu e i tuoi amici fosse importato di più, mamma’.”

Aggie Lal
Sembrano parole apocalittiche, che parlano di un futuro lontano.

Eppure questo futuro è ormai il presente. Marie Fe e Jake Snow, sono una coppia di influencer che condivide le splendide foto dei loro viaggi su instagram. Lo scorso anno durante una crociera all’isola di Komodo di cui hanno esplorato una meravigliosa ed incontaminata spiaggia rosa. Non c’è niente nei dintorni, per chilometri. Non uno stabilimento, non un ristorante, non un albergo. Un piccolo angolo di paradiso tropicale appena sfiorato dalla saltuaria presenza umana. Desiderosa di far conoscere questa lingua di sabbia rosata, quest’anno la travelcouple in questione ha organizzato un’altra crociera con amici conosciuti proprio su instagram.

Pink Beach, Komodo Island, 2018
#plasticparadise

Nelle loro instagram stories si vede il gruppo che cammina tra la natura verdeggiante che precede la spiaggia. Ridono, scherzano e si raccontano a vicenda di quelle perle naturali che hanno avuto modo di scoprire. Una di queste è proprio pink beach dove stanno arrivando: Marie e Jake dicono che è selvaggia e pura. Poi compare la spiaggia ma la differenza e la delusione sono cocenti. Un anno di distanza e la spiaggia non è più quella che era: centinaia di pezzi di plastica di ogni tipo cosparge la tiepida superficie rosata. L’accostamento delle due identiche foto è alienante. È difficile credere che qualcosa di tanto bello e distante dall’umanità possa essere tanto devastato dall’opera dell’uomo.

Natura
Pink Beach, Komodo Island, 2019
Un “prima e dopo” dal sapore amaro.

“non avremmo mai immaginato che tornando in una delle nostre spiagge preferite al mondo avremmo trovato una scelta così disturbante! Ci ha spezzato il cuore vedere questa enorme quantità di spazzatura spiaggiata su questa, un tempo splendida, spiaggia”, scrivono nel post che hanno usato per sensibilizzare i propri follower alla situazione. Marie e Jake continuano dicendo che il cambiamento è necessario prima che luoghi coperti di plastica diventino la norma. Anche se alcuni cambiamenti sono stati fatti per ridurre la plastica monouso, questo resta un problema urgente e il processo deve accadere velocemente. 

– @mariefeandjakesnow
Una lotta mediatica

“se non ci attiviamo adesso, presto questa sarà la normalità! Le nostre spiagge, i nostri oceani, il nostro mondo sarà coperto dalla plastica. Eliminare la spazzatura con

photoshop non sistemerà il problema, mentre mostrare la realtà di quello che sta succedendo potrebbe farlo! Chiamiamo questi luoghi per quello che stanno diventando un #plasticparadise. Inizieremo ad usare questo hashtag per accendere un riflettore su tutti quei posti in cui noteremo un vero problema riguardante la plastica, sperando che questa onestà ed esposizione possa portare a un po’ di pressione che conduca a pulizia e cambiamento”

– @mariefeandjakesnow
Natura
Pensateci bene: c’è un luogo anche vicino in cui siete stati dove vorreste tornare?

La piazza di una città storica, una spiaggia della Sardegna, una pineta sull’Adriatico, una spiaggia vulcanica nel mar Ionio. Non serve andare lontano per rendersi conto dell’impatto che la nostra società “spensierata” ha sui luoghi che amiamo. Che sia un’isola caraibica o una delle Egadi non ha importanza. Bottigliette di plastica riempiono le nostre pattumiere e si riversano sulle nostre spiagge, inquinando i nostri mari. È stato stimato che entro il 2050 ci saranno più scarti di plastica che pesci, in mare. È questo il futuro che vogliamo?

Bali, Indonesia
Una rubrica di viaggi non può occuparsi solo di parlare di meravigliosi luoghi esotici e lontani, o maestosi palazzi dallo sfarzo antico.

Ogni volta che viaggiamo dobbiamo ricordarci che ogni nostra decisione può influire su chi verrà dopo di noi. Un piatto di plastica lasciato per terra, una lattina di birra dimenticata, una cicca di sigaretta abbandonata al lato della strada. Non esiste cura o rimedio laddove il tempo sia scaduto, ma solo prevenzione per evitare che scada. Ma un modo per fare la differenza anche fuori casa c’è: da qualche tempo su instagram imperversa una campagna che si chiama #trashtag. Si tratta di una challenge per la quale chiunque si imbatta in rifiuti plastici in un luogo dove si trova in vacanza, ne raccolga il più possibile per poterli riciclare. 

Natura

“un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità!”

– Neil Armstrong
Ci sono molte associazioni che si occupano di ripulire i nostri mari e le nostre spiagge, tra queste spicca @4ocean.

Con i rifiuti raccolti questa associazione si impegna a realizzare braccialetti riciclati, la cui rivendita permette di sostenere l’operato dei volontari. Per sostenerli basta comprare uno dei loro prodotti, oppure collaborare attivamente con loro anche una tantum. Contattandola tramite mail o instagram, l’associazione permette a chiunque desideri di unirsi all’opera di raccolta oppure di segnalare un luogo particolarmente colpito.

Natura
I braccialetti prodotti con la plastica riciclata da @4ocean

“ci deve importare! E se ci importa, deve importarci ancora di più. Dobbiamo davvero comprendere che siamo unici nell’universo, con questo pianeta, abbiamo solo l’un l’altro. Non possiamo essere felici mentre Madre Natura muore difronte a noi. Diamo i nostri soldi a quelle aziende che fanno la differenza, rendiamoci a vicenda amorevolmente ma fermamente più responsabili. Rendiamo i nostri figli orgogliosi di noi”


– Aggie Lal
Natura, barriera corallina, posti da vedere prima di morire, plastic free,
@haylsa in uno scatto che mostra la bellezza dei nostri oceani
Greta Martini

Greta Martini

Fiorentina con un passato da fanwriter, Greta sogna un giorno di diventare un'insegnante. Tra un libro e l'altro, gira il mondo con una macchina fotografica e la meraviglia negli occhi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *