DeLorean: tra auto e droga

Da sogno ad incubo passando per la leggenda. Una delle auto più iconiche del 20° secolo nasconde in sé una storia incredibile: quella del suo creatore. Un mito fatto di ingegneria d’avanguardia, film, genio e cocaina.

Il sogno

Ogni appassionato d’auto in un momento della sua vita, solitamente durante l’infanzia, ha provato il desiderio di costruire il proprio bolide personale. Non tutti ci sono riusciti, fermandosi magari a qualche disegno nei quaderni di scuola, ma alcuni ce l’hanno fatta  consegnando così i loro nomi alla storia dell’automobilismo. Ferrari, Renault, Ford cognomi che hanno costruito il mondo delle quattro ruote per come lo conosciamo. Anche John Delorean ha consacrato il suo nome agli “Dei del volante” ma la sua storia, e quella dell’auto che ha costruito, ha dell’incredibile dall’inizio alla fine.

Quel ragazzo di Detroit

John Zachary DeLorean nacque a Detroit nel 1925 da padre rumeno e madre originaria dell’Impero austro-ungarico. La storia dei coniugi DeLorean è molto simile a quella di tanti altri emigrati Europei che tentarono la fortuna negli Stati Uniti. I due, anche a causa della scarsa dimestichezza con la lingua, trovarono mansioni umili presso gli enormi stabilimenti industriali americani. La coppia diede alla luce quattro figli che non ebbero un’infanzia facile, il padre era un alcolista violento che spinse la moglie a chiedere il divorzio nel 1942.

Nonostante ciò il giovane DeLorean non si perse d’animo e si contraddistinse negli studi. Riuscì ad ottenere ottimi risultati scolastici che gli aprirono le porte di istituti prestigiosi. Si guadagnò una borsa di studio per la Lawrence Technological University, dove studiavano i migliori designer ed ingegneri di Detroit.

Delorean
John DeLorean

L’ascesa

Dovette interrompere gli studi per arruolarsi nelle forze armate durante la Seconda Guerra Mondiale, venendo poi congedato con onore alla fine del conflitto. Al suo ritorno dal fronte completò gli studi mentre lavorava presso una compagnia assicurativa per aiutare i disastrati bilanci famigliari.

Dopo l’Università frequentò la Chrysler Institute of Engineering, ovvero la scuola che formava gli ingegneri della Chrysler, ed anche qui si contraddistinse come uno dei migliori del corso.
Iniziò a lavorare per la Chrysler ma, dopo solo un anno, passò alla Packard dove lavorò per quattro anni finendo a dirigere il dipartimento di Ricerca e Sviluppo. Qui contribuì allo sviluppo del cambio automatico “Ultramatic” cosa che gli attirò addosso le attenzioni della GM che lo assunse per metterlo a capo del marchio Pontiac. Il suo lavoro alla Pontiac gli valse la definizione di “padre delle Muscle Car”.

Pontiac
Pontiac Firebird

Le dimissioni

Infatti fu lui l’artefice di modelli epici come la Pontiac Firebird e la Pontiac GTO che permisero al marchio di triplicare le vendite. I suoi successi gli consentirono di scalare la piramide gerarchica all’interno della General Motors portandolo nel 1969 a capo di uno dei marchi più noti al mondo, la Chevrolet. In poco tempo riuscì a quadruplicare i profitti del brand. Il suo successo e il suo stile di vita lo resero un personaggio pubblico, un business man con la nomea da playboy. Nel 1973 divenne vicepresidente della divisione auto e camion GM per il Nord America. Nello stesso anno, al culmine di una carriera che sembrava inarrestabile, i dissidi interni con i vertici GM lo portarono a rassegnare le dimissioni.

Mettersi in proprio

Dopo essere uscito dal gigante dell’automotive, John decise che era il momento di avviare la sua casa automobilistica. Nel 1975 fonda la DeLorean Motor Company in California cercando finanziatori tra la sua cerchia di conoscenze. Ma avviare una casa automobilistica è un qualcosa di costoso e gli investitori non sembravano bastare. Una mano d’aiuto arrivò dall’altro lato dell’Atlantico.
Negli anni ’70 nel Regno Unito la disoccupazione era galoppante e le continue tensioni politico-religiose in Irlanda del Nord rendevano questa regione particolarmente povera. Il governo britannico, per mettere una pezza al problema, concesse un generoso finanziamento pubblico a DeLorean ad un’unica condizione: costruire lo stabilimento proprio nel territorio dove cattolici e protestanti si sparavano a vicenda e dove gli industriali erano minacciati da continui rapimenti.
Nonostante tutto DeLorean accettò la sfida e in meno di due anni edifico lo stabilimento a Dunmurry, a pochi chilometri da Belfast.

DeLorean DMC-12

La DMC-12

Il primo, ed unico, modello sfornato dalla casa automobilistica di DeLorean fu la DMC-12. Disegnata da Giorgietto Giugiaro, era caratterizzata da una carrozzeria in acciaio inox, un telaio monoscocca pensato dal fondatore della Lotus Colin Chapman e dalle tipiche portiere ad “ali di gabbiano”. Era spinta da un motore posteriore V6 ideato da Peugeot-Renault-Volvo capace di generare 130 cavalli. La versione base era già stravagante ma il costruttore decidese di produrne una variante ancora più strana: in tre modelli l’acciaio viene sostituito da pannelli in oro 24 carati.

La progettazione iniziò nel 1976 ma, a causa di problemi di tecnici e finanziari, la produzione in serie partì solo nel 1981. Venduta come auto sportiva, aveva tanta innovazione e altrettanti problemi di affidabilità, in parte dovuta a difetti di progettazione e in parte derivata dalla scarsa esperienza dei dipendenti irlandesi assunti solo per adempiere agli accordi governativi.

La cocaina

La macchina si rivela un flop commerciale, il numero di auto vendute è notevolmente inferiore alle aspettative e gli investitori fuggono.

Alla disperata ricerca di capitali DeLorean mostra le sue attenzioni per un altro business: il traffico di droga. Nel 1982 l’industriale viene contattato da un trafficante che lo invita in una camera d’albergo per contrattare una partita di cocaina da 100kg. In realtà il malvivente era un informatore dell’FBI. Gli agenti registrano tutto l’incontro e arrestando l’imprenditore con “le mani nel sacco”. Per l’azienda è il colpo di grazie: viene dichiarata la bancarotta e lo stabilimento irlandese chiude i battenti dopo appena due anni di produzione.
Nonostante i video compromettenti , e le successive indagini fiscali che portano alla luce l’esistenza di fondi neri, DeLorean viene assolto da tutte le accuse nel 1984.

FBI
Immagine tratta dal video originale dell’FBI

I film

Ma la storia della DMC-12 non termina con la chiusura della fabbrica. Nel 1985 esce nelle sale cinematografiche “Ritorno al Futuro”. La saga di Zemeckis ha tra i protagonisti proprio l’auto in acciaio inox che viene scelta da Doc Brown come base per la macchina del tempo guidata da Marty McFly. Il successo della trilogia rende l’auto il simbolo di un intero decennio, eccentrico ed innovativo proprio come la DeLorean. Oggi e 6 mila DMC-12 sono diventate oggetto delle attenzioni di numerosi collezionisti in tutto il mondo, con quotazioni che raggiungono prezzi esorbitanti per i modelli più rari.
La storia incredibile di DeLorean è raccontata in un docufilm di prossima uscita dal titolo “Framing John DeLorean”.

Ritorno Al Futuro
La DeLorean in “Ritorno al Futuro”

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