Camorra a Napoli: una presenza soffocante

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Venerdì 3 maggio: tra piazza Nazionale e via Matteo Andrea Acquaviva un esponente non identificato della Camorra tende un agguato al pregiudicato camorrista Salvatore Nuccaro. In pieno giorno e nel centro di Napoli, il killer solitario apre il fuoco, colpendo il bersaglio designato, ma anche una bimba di quattro anni, Noemi, e sua nonna.

Condizioni stabili ma gravi per Noemi

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Il proiettile calibro 9 sparato in piazza Nazionale, è entrato nel corpo della bambina dalla scapola destra, fratturandola, per poi colpire entrambi i polmoni e la sesta vertebra toracica. Si è, infine, fermato nel polmone sinistro, danneggiando una vasta zona di tessuto. La piccola Noemi è stata ricoverata in prognosi riservata all’ospedale pediatrico “Santobono” di Napoli. Nella notte tra il 3 ed il 4 maggio il primario di chirurgia pediatrica Giovanni Gaglione ha operato la bambina estraendo il proiettile. Gli ultimi bollettini medici parlano di condizioni di stabilità, ma pur sempre gravi. I medici hanno escluso la possibilità di paralisi in seguito ad una lesione midollare, temuta inizialmente perchè il proiettile ha colpito la vertebra. Le conizioni di Noemi vengono costantemente monitorate e soggetti a controllo continuo sono soprattuto i polmoni, in particolare il sinistro.

Porterò mia figlia via da Napoli

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Queste le parole di Fabio, il padre di Noemi, che esprimono l’insicurezza dei cittadini napoletani. La gente, infatti, ha paura di rimanere colpita da qualche proiettile vagante sparato per un regolamento di conti o durante i raid a colpi d’arma da fuoco sparati verso il cielo, attraverso cui le gang dimostrano la loro supremazia nel quartiere. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, recatosi in visita alla famiglia di Noemi presso l’ospedale, sostiene che la soluzione non sia la fuga. Tuttavia, ovviamente rimette alla famiglia una scelta tanto delicata, pur promettendo il suo aiuto per poter indurre i genitori di Noemi ad una decisione diversa. Una visita veloce, a sorpresa e lontana dalle telecamere è stata anche quella del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha stretto la mano ai genitori della piccola, informandosi sul suo quadro medico e ringraziando il team medico che si sta occupando di lei.

Gravi anche le condizioni di Salvatore Nurcaro

Il 32enne pregiudicato è considerato il vero obiettivo del raid. Ricoverato all’Ospedale del Mare in rianimazione, Nurcaro è in condizioni molto gravi e ha subito una tracheotomia chirurgica per un edema alla glottide. Per verificare se ci siano danni cerebrali si proverà ad avviarlo a una “finestra di risveglio”. Nel frattempo, sulla dinamica si indaga a 360 gradi per individuare la matrice ed arrestare il responsabile dell’agguato di cui, oltre Nurcaro e la piccola Noemi, è stata vittima anche la nonna della bambina colpita di striscio da un proiettile vagante.

Contro la camorra manifestazioni in piazza

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La vicenda di Noemi ha scosso i cittadini napoletani che sono scesi in piazza manifestando contro la Camorra e la sua presenza soffocante. Centinaia di cittadini partenopei e diverse associazioni anti-camorra hanno espresso la loro solidarietà con un sit-in in Piazza Nazionale. Una dura condanna per l’ennesimo episodio di criminalità organizzata che ha sconvolto la città. Tra i manifestanti ha preso la parola contro la criminalità organizzata un giovane ventitrenne con una storia particolare alle spalle. Lui è Antonio Piccirillo, figlio di uno dei boss di spicco tra i camorristi del quartiere Chiaia. Il suo intervento è stato, dunque, particolarmente significativo perchè ha sottolineato l’importanza di prendere le distanze dalla camorra, anche se ci sei cresciuto e ce l’hai in casa.

La camorra ha sempre fatto schifo

Con queste parole Antonio Piccirillo ha espresso con molta chiarezza la propria posizione. Il suo intervento nasce dalla necessità e dalla voglia di un futuro migliore per Napoli e per le future generazioni. Si rivolge a tutti, ma un appello è diretto in particolare ai figli dei camorristi come lui:

Amate sempre i vostri padri ma dissociatevi dai loro stili di vita. Perché non portano a nulla.

Ciò che gli ha permesso di esprimersi come la voce fuori dal coro, come dice lui stesso, è stata l’istruzione. Con questa affermazione il ventitreenne napoletano tira in ballo un tema di fondamentale importanza: la necessità della cultura e dell’istruzione per la lotta alla mafia. Non solo azione collettiva dal basso, dunque, ma anche la consapevolezza e la forza di un movimento culturale e morale che deve e può partire proprio dalla scuola

Condanna alla camorra

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Antonio Piccirillo è stato sentito anche ai microfoni de Le Iene ai quali ha raccontato la sua storia. Quella di un bambino che ha vissuto nella menzogna, senza capire davvero cosa e chi fosse quel padre che, da degno bambino, vedeva come il proprio modello. Soltanto a dodici anni Antonio ha effettivamente scoperto che Rosario Piccirillo era un boss della camorra, arrestato e detenuto tutt’ora per estorsione, usura e droga. Se da un lato con le sue parole Antonio prende le distanze dal padre, definendolo un fallito di successo, dall’altro non rinnega quell’amore che lega tutti i figli ai propri genitori. Tuttavia, Antonio ha scelto una strada diversa ed è pronto ad aiutare suo padre ad intraprenderla con lui non appena fuori di prigione. Nel frattempo, il suo obiettivo è quello di salvare la propria famiglia che ha portato un enorme fardello che, purtroppo, continuerà a condizionarla a prescindere da tutto.

E’ una persona che non ha aiutato i propri figli, perchè inevitabilmente saranno coinvolti in tante cose, anche senza volerlo. Perchè prima di essere Antonio e Saverio saranno i figli di…

Monica Seminara

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