App per monitorare il ciclo sotto accusa

E se vi dicessero che l’app che utilizzate per monitorare il vostro ciclo mestruale e un’eventuale gravidanza vi stesse spiando e trasmettesse i dati ai vostri datori di lavoro, ci credereste?

Il mese scorso il Washington Post ha pubblicato un’inchiesta svelando quello che c’è dietro le app che vengono utilizzate da milioni di utenti per monitorare la propria fertilità e la propria salute. Ed è inquietante: i dati raccolti dalla app infatti verrebbero poi rivenduti, dietro lauti pagamenti, ai datori di lavoro che così si troverebbero in possesso di preziosissime informazioni riguardo le proprie impiegate.

Ciclo, period calendar, app

Ovia Health incriminata

Incriminata dal quotidiano americano è Ovia Health, un nota app di fattura americana che lo scorso dicembre ha festeggiato il traguardo di ben 11 milioni donne al seguito. Ma le utenti non sapevano mica che tutti i loro dati più intimi e personali venissero consegnati nelle mani di chi avrebbe potute usarli contro di loro.

A parte il fatto che non è carino far sapere al proprio capo quante volte si hanno rapporti sessuali, si beve alcol, si prendono medicine, si ha il ciclo. Ancora meno se si sta pianificando una gravidanza o se si ha un problema di salute. Se poi mettiamo che queste informazioni vengano usate dal proprio datore per poter sapere in anticipo di quante ferie avrà bisogno una lavoratrice, di quando andrà in maternità, di quanto carico lavoro potrà sobbarcarsi e così via, ergo, di quanto le lavoratrici possano essere controllate e sfruttate per aumentare il fatturato dei datori di lavoro e degli assicuratori sanitari c’è di che preoccuparsi.

Questa non è altro che una forma di discriminazione subdola che si aggiunge alle restanti difficoltà che una donna deve fronteggiare ogni giorno nell’ambiente lavorativo.

La cosiddetta “sorveglianza mestruale” sarebbe l’ultima frontiera dello sfruttamento sul lavoro. Non è certo la prima volta che i prodotti all’interno della categoria Female Technology siano usate in modo improprio e se vogliamo anche immorale. Del resto, il corpo femminile è visto da sempre come un mezzo su cui si può lucrare: una gallina dalle uova d’oro su cui si arriverà a costruire, secondo le stime previste, un un giro d’affari pari a 50 miliardi di dollari entro il 2025 (dati da Frost&Sullivan).

-Federica Ottaviano

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