Tampon Tax: il ciclo resta un lusso

In Italia rimane invariata la Tampon Tax. La decisione arriva dalla Camera che boccia l’emendamento del Pd alla proposta di legge di ridurre l’iva sui prodotti igienici femminili. Secondo quanto affermato dalla presidente della commissione di Bilancio Carla Ruocco, il costo sarebbe di 212 milioni per abbassare l’iva dal 22% al 10%; supera, invece, i 300 milioni per una riduzione dell’iva fino al 5%.

Prodotto di lusso

Le opposizioni protestano, ribadendo l’importanza di questa proposta per porre rimedio alla situazione di disagio che coinvolge le donne. Infatti, moltissime tra loro hanno difficoltà a sostenere il costo degli assorbenti, dei quali però non possono fare a meno. Tuttavia, assorbenti, tamponi e coppette mestruali restano tra i prodotti di lusso in Italia. Dai quali, però, sono esclusi prodotti come i tartufi o i francobolli da collezione, aventi un’iva agevolata al 10%. Eppure, nessuna donna può astenersi dall’acquisto di quei prodotti igienici che l’accompagnano per circa quaranta anni della sua vita durante il periodo di fertilità. Una donna non può decidere di non avere il ciclo, a differenza di un uomo che è libero di scegliere se radersi o meno la barba, ma che a prescindere può comprare un rasoio con iva al 4%, in quanto considerato bene di prima necessità.

Proposte di riduzione della tampon tax

Nonostante questa ingiustizia sia stato più volte ribadita, sottolineata e anche urlata a squarciagola da attiviste, studentesse, deputate e deputati, la tampon tax resta. Una prima richiesta di riduzione dell’iva c’era già stata nel corso dell’esame della manovra. Infatti, c’era stato un tentativo di abbassare l’iva sui prodotti igienici femminili e sui pannolini per neonati, con emendamenti presentati anche dal Movimento 5 stelle. Le proposte erano state messe da parte per il rischio di incorrere in uno stop dell’UE. Nei giorni scorsi, però, il deputato ed economista del Pd Francesco Boccia è intervenuto in Aula dichiarando che non esiste alcun problema con l’Europa.

C’è chi dice no

L’opposizione ha bocciato la proposta del Pd, scatenando le polemiche e dando il via ai dibattiti. L’ex presidente della Camera e deputata Laura Boldrini ha riconosciuto in quanto avvenuto lo stesso schema che si era verificato con il revenge porn, prima della presentazione di un emendamento della maggioranza. Anche Chiara Gribaudo, vice capogruppo del Pd alla Camera, ripensa al revenge porn affermando come Lega e M5s si siano serviti della scusa della maggioranza per poter rimandare ad un altro momento l’approvazione dell’emendamento. Secondo quanto detto dalla stessa Boldrini, questa bocciatura potrebbe essere legata alla presenza di una proposta su questo medesimo tema al Senato.

Tampon tax in Italia e nel mondo

Nel nostro Paese l’aliquota ordinaria sugli assorbenti è stata introdotta nel 1973, crescendo nel tempo dal 12% fino alla quota odierna del 22%. Nonostante la direttiva 2006/112/CE del Consiglio europeo abbia inserito tra i prodotti che possono essere sottoposti a un’aliquota ridotta anche i contraccettivi e le protezioni intime femminili, in Italia ciò resta lettera morta. Altri Stati hanno un’aliquota inferiore alla nostra o l’hanno ridotta nel corso degli anni. L’Inghilterra l’ha diminuita dal 17,5 al 5%; in Francia, dove era al 20%, oggi è al 5,5%; il 6% è l’iva da applicare in Portogallo, Olanda e Belgio, mentre in Spagna è il 10%. In Irlanda e in Canada è stata addirittura abolita, così come in Kenya e Uganda.

Monica Seminara

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