Madama Butterfly al Bellini vince ma non convince

Chiude la stagione al Teatro Massimo V. Bellini di Catania la popolare Madama Butterfly di Giacomo Puccini, registrando una buona presenza di pubblico e portando in scena un allestimento tradizionale ma con alcune forzature evidenti, sotto la regia di Lino Privitera

Peraltro già quando l’opera fu proposta da Puccini, andò incontro a molti inciampi: lo stesso autore era certo di riscuotere un enorme successo per Madama Butterfly, ma purtroppo la prima dell’opera si risolse in un fiasco.

L’opera si apre con un colpo di gong e un’anticipazione quasi cinematografica della vicenda di Cio-Cio-San in cui spiccano evidentemente la farfalla e la croce che riporta alla fede cristiana cui la protagonista si affiderà dopo aver rinnegato, per amore, le proprie tradizioni.

I samurai tentano di riempire alcuni momenti scenicamente vuoti come il famoso Coro a bocca chiusa, pur eseguito ottimamente in modo incantevole dal coro del Teatro Massimo Bellini (sotto la direzione di Luigi Petrozziello) per poi assurgere a elemento fondamentale sul finale, quando uno di questi consegnerà a Cio-Cio-San la spada con la quale farà jigai (l’harakiri di cui parlano molti impropriamente è infatti prettamente maschile). 

Appare evidente la volontà del regista di sottolineare, accentuandolo con le voci, il carattere sacrificale del suicidio della bella Butterfly, rimarcandolo bene con il verso Con onor muore chi non può serbar vita con onore.

Tuttavia, nonostante se ne apprezzino le attenzioni, ad avviso di chi scrive l’unica cosa ad essere impropriamente sacrificata è la bellezza dei sentimenti della protagonista per Pinkerton e per il figlio toltole, quasi scomparsi nella narrazione del momento più alto dell’opera.

A ricordarci che l’innovazione per l’innovazione, specie in questo caso, è se non fallimentare perlomeno un evidente errore. 

I tempi sono rigidi e squadrati, accantonando i momenti più lirici in favore di una non comprensibile necessità, risultando quindi poco coinvolgenti e poco espressivi. Le sonorità hanno spesso coperto i cantanti, specie nel I atto, a tratti inudibile.

A tratti visibilmente sforzata con gli acuti, ma in generale abbastanza a suo agio appare Daria Masiero (Madama Butterfly) che interpreta ottimamente il suo ruolo raccontando bene la trasformazione della protagonista e la sua evoluzione psicologica da ‘ragazzina’ a ‘donna’. 

Come già detto tuttavia, la Masiero è stata più volte nascosta da un’orchestra che non ha saputo rendere la delicatezza dei momenti più lirici dell’opera, rappresentando una complicazione non indifferente soprattutto quando la voce scendeva verso il registro medio-grave.

Fraseggio e intonazione curati hanno contraddistinto la performance di Raffaele Abete, un Pinkerton convincente tanto nei momenti di maggiore passione, come il duetto a conclusione del primo atto, sia quando ha interpretato l’uomo attanagliato dal rimorso nel terzo. 

Note positive per la scenografia di Alfredo Corno, che ha saputo rappresentare tanto le scale sulla collina ma soprattutto la casa della Madama Butterfly, con un sapiente gioco di pareti mobili come vuole la tradizione giapponese. 

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