A Giovanni Falcone che è ancora con noi

Il 18 maggio di quest’anno avrebbe compiuto 80 anni e invece il 23 maggio ricorre il ventisettesimo anniversario della sua morte. Era una figura scomoda, come tante altre che l’hanno preceduta e seguita, ma anche un po’ di più. Sapeva guardare oltre, capire ciò che gli altri riuscivano a comprendere dopo molti più sforzi. Proprio per questo, è riuscito ad arrivare a cose che ventisette anni dopo ci appaiono scontate. Se fosse ancora vivo il mondo sarebbe un posto diverso, quantomeno quella piccola parte di mondo che è la Sicilia. Da come ha vissuto la sua vita, per come hanno descritto e descrivono Giovanni Falcone, si può essere certi che non avrebbe mollato, non si sarebbe tirato indietro di fronte a tutto quello che la sua terra ha visto in questi ventisette anni.  

Il mito dell’antifamafia

Se non fosse stato assassinato l’Italia sarebbe differente. Quel 23 maggio 1992 è morto un fratello, un amico, un magistrato, un uomo. E, esattamente nello stesso momento, è stato consacrato un mito dell’antimafia siciliana, italiana e non solo. Si è andato rinforzando il ruolo di guida che si portava dietro già da anni, nonostante le centinaia di critiche e le opere di delegittimazione che viveva ogni giorno. Nel 2019 non esiste bambino, ragazzo o adulto che non conosca il nome di Giovanni Falcone e non sappia che è stato ucciso dalla mafia. Senza dubbio sono molto meno coloro i quali sono al corrente dei motivi, dei mandanti, delle azioni e delle idee fastidiose che portarono alla Strage di Capaci. Eppure, oggi Giovanni Falcone è un’istituzione, prima ancora che una persona. Una normalissima seppur brillante e caparbia persona con delle convinzioni, degli ideali, un’etica del lavoro tale da superare ogni paura.

Lettera a Giovanni Falcone

Da Siciliana mi sento in dovere di ringraziarla. Negli ultimi otto anni, ogni giorno, sono passata davanti ad un murales dedicato a lei, a Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo. È stato inaugurato nel 2011 e ricordo ancora la sua testa appena abbozzata, dottor Falcone, imbrattata con la pittura rossa. La Sicilia è cambiata dai suoi ultimi anni, ma non così tanto da scongiurare atti del genere. Io sono cresciuta con l’antimafia e la cultura della legalità, ma non tutti hanno questa fortuna. Non si sceglie dove nascere o come crescere, ma soltanto come vivere quando si ha abbastanza consapevolezza per farlo. Il suo esempio, se insegnato e capito, può diventare quella consapevolezza. Per questo oggi, in giro per le città, vediamo la sua faccia, quella del dottor Paolo Borsellino, di Peppino Impastato e di tanti altri che hanno fatto delle scelte nette, seppur scomode.

La mafia ESISTE

Quelle scelte hanno cambiato la realtà in cui vivo io, una realtà nella quale nessuno oserebbe più dire che la mafia non esiste. A dimostrazione di ciò, sono proliferati i movimenti antimafia, quelli stessi di cui lei auspicava la diffusione a Palermo dopo la morte di Libero Grassi. Purtroppo, non sempre il bello aspetto corrisponde ad un altrettanto valido contenuto. L’antimafia, infatti, è spesso il cavallo di battaglia con cui si presentano uomini che con la criminalità organizzata ci vanno a cena. Tuttavia, il semplice fatto che la si usi come scudo dimostra quanto sia diventato un argomento sensibile e di largo interesse per l’opinione pubblica. Oggi si organizzano incontri nelle scuole sulla legalità, portando l’esempio e l’esperienza di magistrati, imprenditori, forze dell’ordine che hanno un ruolo nella lotta alla criminalità organizzata.

L’eredità di Giovanni Falcone

Gli stessi organi e persone deputate al contrasto alla mafia adesso si avvalgono di strumenti, modalità di indagini, leggi, nate con e grazie a Lei. Per esempio, dopo la sua morte è stato esteso il carcere duro anche a detenuti facenti parte di organizzazioni mafiose. Il suo sogno di una centralizzazione di informazione e repressione, coronato dall’istituzione della Direzione nazionale antimafia (DNA), oggi è una realtà solida. Tanto da essere riconosciuta anche a livello internazionale, in quegli Stati in cui si vuole aggiungere alla legislatura il “delitto di associazione mafiosa”, in quanto modello di responsabilità collettiva. Parte di ciò che rendeva Lei speciale ed unico, nella sua accezione generale non del tutto positiva, trent’anni fa, oggi è la normalità. Emblematica la cooperazione internazionale: Lei poteva avvalersene solo grazie alle buone relazioni personali che era riuscito ad instaurare, oggi è alla base delle indagini.

Conoscenza, informazione e comprensione

La coscienza di classe, la contezza e la conoscenza, alla quale Lei stesso ha contribuito, di un fenomeno come Cosa Nostra è tale oggi da rendere sempre più difficile il verificarsi di situazioni di isolamento che ha invece sperimentato sulla sua pelle. E, seppur con qualche reticenza, si è arrivati ad accettare la presenza mafiosa in un’area territoriale più ampia della sola Sicilia o tanto meno Italia. Da qui la cooperazione e la nascita di organismi internazionali come l’Europol o l’Eurojust. La consapevolezza è la chiave di tutto, l’informazione è il mezzo che più di tutti ha permesso l’affermarsi della mia realtà. Una realtà nella quale dati e notizie sono patrimonio condiviso, piuttosto che appannaggio di un cerchio ristretto. E, a dimostrazione di ciò, esiste online un Archivio Antimafia che raccoglie e pubblica documenti e registrazioni processuali, sentenze, verbali, articoli di giornali relativi a mafia ed antimafia.

La mafia oggi

La mia realtà è diversa dalla sua, probabilmente migliore e fintamente più sicura. Cosa nostra si è inabissata, stringendo legami e infiltrandosi in campi che già nei suoi anni lei stesso aveva iniziato a scandagliare. Oggi non si muore se si denuncia l’estorsione del pizzo. Non vengono fatte saltare in aria le autostrade, non si sciolgono bambini nell’acido, non si legano giornalisti ai binari ferroviari. Le minacce, gli avvertimenti e gli atti intimidatori esistono ancora. Alcuni meno manifesti, come le querele per diffamazione contro quei giornalisti che pubblicano una notizia in più o scavano troppo a fondo. Altri evidenti, come è accaduto qualche mese fa quando una busta contenente un proiettile calibro 7,65 è stata invitata al Presidente della commissione regionale Antimafia siciliana Claudio Fava.

La lungimiranza di Giovanni Falcone

La mafia oggi ottiene in subappalto la costruzione di centri commerciali: due dei principali centri commerciali di Catania, nonché l’outlet in provincia di Enna, hanno visto il coinvolgimento di società legate a membri della criminalità organizzata. In questo, aveva già visto lungo Lei affermando che la mafia fosse entrata in borsa. La sua idea dei mafiosi in colletto bianco è la più concreta delle realtà. Lo ha dimostrato Antonello Montante, considerato il paladino dell’antimafia, presidente di Confindustria Sicilia e nel comitato direttivo dell’Agenzia dei beni confiscati. Recentemente condannato in primo grado a quattordici anni per alcuni reati, è tutt’oggi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2019 la mafia è silenziosa, ma presente come allora. Eppure, nessuno oserebbe mai affermare che sia scomparsa o molto lontana nel tempo e nello spazio. E se ciò non accade, lo si deve anche a lei, dottor Falcone.

“Cose di Cosa Nostra”

Lei che, l’anno prima di morire, ha scritto un libro nel quale ha raccontato ciò che sapeva e aveva scoperto, anche grazie ai pentiti, su Cosa Nostra. Diciotto anni dopo la sua prima edizione, ho letto questo libro e mi è caduta addosso la consapevolezza di quanto sia complessa un’organizzazione come Cosa Nostra. E ho compreso, per questo, l’importanza di quell’unità d’azione da svolgere a 360 gradi che Lei tanto professava. Quell’unità di cui doveva e deve farsi portavoce lo Stato, superando quelle debolezze che l’hanno reso così cieco e apparentemente impotente di fronte alla mafia. Le informazioni che il suo libro ci ha tramandato, mettendole a disposizione anche dei comuni cittadini, sono in parte il motivo per cui oggi si crede alla potenza pervasiva della mafia pur non vedendo macchine saltare in aria.

Sicilia: Giovanni Falcone e non solo

Se abbiamo una consapevolezza tale, se quando dico in giro per il mondo di essere Siciliana la prima risposta che ricevo (quasi sempre) è “Sicilia: mafia!”, lo si deve alla sua lotta e a quelli di tanti altri che hanno portato a galla il fenomeno mafioso. Proprio per questo, quando mi imbatto in quel banalissimo collegamento tra mafia e Sicilia la mia risposta è “Sicilia: Giovanni Falcone”. Perchè sì, la mafia è nata qui, ma questa è anche la terra dell’antimafia ed è bene che se ne parli altrettanto diffusamente. Probabilemte, le stesse persone che tendono a quella facile associazione ne sono consapevoli. Del resto, con mia immensa soddisfazione, ho sentito nominare il dottor Giovanni Falcone anche da ragazzi americani, abbastanza consapevoli di chi fosse.

Pensate a Giovanni Falcone

Questa settimana dell’anno ricordiamo tutti, le città si riempiono di manifestazioni, le sue frasi sono sulla bocca e sui social di ognuno di noi. Le restanti cinquantuno settimane lo si rimette sul suo piedistallo di eroe, lontano dal pensiero quotidiano. Senza rendersi conto che il nostro quotidiano è quello che conosciamo grazie a uomini come Giovanni Falcone, che hanno vissuto ignorando la paura e, soprattutto, sono morte nella speranza che qualcuno prendesse in mano la loro eredità.

Monica Seminara

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