Dolor y gloria: il testamento cinematografico di Almodòvar

La catarsi di Almodòvar

A quasi quarant’anni dal primo successo cinematografico, (Pepi, Lucy, Bom e le altre ragazzo del mucchio) Pedro Almodòvar aggiunge un altro, straordinario, tassello alla sua già scintillante filmografia. 

Dolor y Gloria è un film stupendo e catartico, che ci racconta il lato umano e più sconosciuto del regista, e che abbraccia senza timore la nostalgia di tempi ormai perduti e di amori mai del tutto finiti.

dolor y gloria
Copertina “Dolor y gloria”

 

Crisi umana e artistica

Come un incontrollabile flusso di pensieri e immagini che si presentano nella nostra mente, rivediamo i punti più importanti della vita del protagonista, Salvador Mallo (alias Pedro Almodòvar), regista che vive in solitudine in una casa-museo, lontano da qualsiasi rapporto umano.

Con ritmo lento e tono realista e minimalista (con qualche sprazzo di vivacità, soprattutto all’inizio), ci immergiamo dentro la prigionia di una crisi umana e artistica senza fine.

Fuga dal presente

Alienato e isolato da tutti e da tutto, Salvador si rifugia nell’eroina, che dà in parte sollievo ai dolori mentali e fisici che gli impediscono di vivere serenamente, e rivive il passato, l’innocente infanzia dai tratti pasoliniani, in cui si immerge per trovare conforto e risposte. 

I salti temporali mettono ancor di più in contrasto la condizione di Salvador: povero ma vivace da piccolo, perduto nelle pagine dei libri che divora e che ama sempre di più; ricco e spento da adulto, sdraiato sul letto a leggere, quasi come se non avesse voglia.

Ma la contrapposizione è anche visiva: all’infanzia colorata e solare, piena di gioia e di canti, si contrappone la silenziosa e oscura stanza in cui Salvador passa le sue giornate. 

Le similitudini tra Pasolini e Almodòvar

Quello di Almodòvar è un film maturo, non vecchio. Ci racconta un’altra fase della sua vita, molto più riflessiva e introspettiva, dove la trasgressione quasi ossessiva e violenta presente in gran parte dei suoi film è solo un ricordo lontano. 

Più che Guido di “Otto e mezzo”, con cui però condivide la crisi artistica e i salti temporali nel passato, il regista spagnolo sembra essere vicino a Pier Paolo Pasolini. 

L’infanzia idealizzata, l’omosessualità e il rapporto esclusivo e totalizzante con la madre (il padre, infatti, compare di rado) sono tratti che avvicinano i due grandi artisti.

Non a caso, in una scena  si vede un Dvd di “Mamma Roma”, film di Pier Paolo Pasolini con una straordinaria Anna Magnani. 

Pier Paolo Pasolini e Anna Magnani durante le riprese di “Mamma Roma”

Grandi interpretazioni

Grande interpretazione di Penelope Cruz che, volutamente o no, sembra ispirarsi alla stessa Magnani di “Mamma Roma” e alla Loren de “La Ciociara”.

Ancora più bravo Antonio Banderas, giunto all’ottava collaborazione con il regista spagnolo, capace di fornire una interpretazione malinconica, trasandata e sofferente

Antonio Banderas

 

Penelope Cruz

 

Siamo di fronte a un grande film, atipico per il cinema fuori dagli schemi di Pedro Almodòvar, eppure necessario: il tempo è passato anche per lui, il suo cinema è cambiato, ma con “Dolor y gloria” Almodòvar ci dà l’impressione di esser tornato ai livelli delle sue opere migliori. 

Il ritmo lento coincide con la condizione del  protagonista, impantanato in un oscuro presente, mentre la sceneggiatura ci regala dialoghi toccanti e silenzi che lasciano parlare gli occhi di uno straordinario (è il caso di ridirlo) Antonio Banderas.  

Palma d’Oro per Almodòvar e dolor y gloria?

Dopo aver visto “Dolor y Gloria”, qualcuno già grida alla Palma d’oro. Avranno ragione? Lo scopriremo sabato. 

Nel frattempo possiamo gustarci un film autorefenziale, soave e magnifico di un grandissimo regista. 

Pedro Almodovar e il cast del film

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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