Pride: giugno, mese della fierezza omosessuale

Roma Pride 2018

Come già detto lo scorso anno, giugno è il mese del Pride LGBTQIA+, sigla che, ricordiamo, racchiude in sé tutto lo spettro di identità sessuale e di identità di genere. 

In questo periodo, oltre all’organizzazione di numerose manifestazioni sparse in tutta Italia ed in tutto il mondo, si iniziano a sentire le (solite) frasi di coloro che a manifestazioni del genere “non credono”.

Per questo motivo, vediamo perché il Pride è importante. E perché non ha senso parlare di etero pride.

L’Onda Pride

Ogni anno all’elenco delle manifestazioni si aggiungono nuove città pronte ad ospitare i diversi Pride. Ogni fine settimana, da maggio fino alla fine dell’estate, diverse città ospitano varie manifestazioni, creando quella che viene ormai chiamata Onda Pride. L’idea è quella di rappresentare, anche tramite le parole, il movimento che arriva da ogni parte d’Italia, proprio come un’onda, e non lascia fuori nessuno.

Una cosa cui fare attenzione negli ultimi anni è la “rimozione” della parola Gay dal nome della manifestazione. Si punta all’inclusività di ogni realtà, non solamente quella omosessuale, 

Perché non è “etero”

Colosseo, Roma Pride 2018

Sulla pagina Facebook “un altro genere di rispetto” oggi è stata pubblicata un’immagine proprio su questo argomento, che ha suscitato una riflessione che merita un po’ di spazio. In alcuni punti si accosta molto alle loro frasi ma il tentativo è stato quello di trovare qualcosa “in più” da dire.

Essere eterosessuali non è reato in nessuno stato

A gennaio di quest’anno, sono settanta i paesi in cui essere omosessuali è considerato un reato. In otto di questi, per gli omosessuali è prevista la pena di morte.

Per molti, essere omosessuali è ancora una malattia

Per quanto l’omosessualità non sia più considerata una malattia mentale dal 1990, molti genitori affermano di preferire un figlio malato ad un figlio omosessuale.

E questa preferenza esiste per ragioni omofobe, ma non solo: esistono testimonianze di genitori che affermano che, pur non avendo problemi con l’omosessualità, sanno quanto dovranno soffrire i loro figli per il loro orientamento sessuale. E preferirebbero non sapere che i loro figli saranno, probabilmente, vittime di odio ingiustificato.

Perché gli omosessuali sono ancora vittime di odio

Insieme alle ragioni razziali, infatti, i crimini di odio contro gli omosessuali sono in testa alle motivazioni che spingono alla violenza. E, al contrario delle persone appartenenti al mondo LGBTQIA+, gli eterosessuali non vengono aggrediti per il loro orientamento sessuale.

Agli eterosessuali non diciamo “io non sono contro ma…”

Come uno spot recente per la giornata contro l’omobitransfobia ha detto in modo perfetto, gli omosessuali spesso si sentono dire di “farlo a casa propria”. E non parliamo di atti osceni, parliamo di tenersi per mano. Di scambiare un bacio con la persona che amano. Nessuna persona etero sa cosa possa significare.

Ed, infine, nessun eterosessuale si sente in dovere di avvisare gli altri su quale sia il suo orientamento sessuale.

Perché il coming out è importantissimo, per dimostrare che l’omosessualità è normale ma, allo stesso tempo, perché una persona omosessuale deve dichiararsi? Perché se io dico che sono andata un finesettimana fuori con il mio ragazzo nessuno batte ciglio, ma se una mia amica dice lo stesso della sua ragazza la risposta è “ah, ma sei lesbica quindi?”

Scusate, ma che cambia?
Ecco perché non abbiamo bisogno di un etero pride.

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *