Festival della Psicologia 2019: “io sono qui”

Si è tenuto dalla sera del 31 maggio a quella del 2 giugno, il quinto Festival della Psicologia, organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio. Un evento giunto alla sua quinta edizione che vede l’avvicendarsi di protagonisti, incontri, serate, laboratori, stand editoriali ed eventi in diversi Comuni della Regione.

Il tema di quest’anno è stato Io sono qui, un riferimento all’identità, alle forme del proprio riconoscimento. E, come gli organizzatori dell’evento hanno esplicitato nel sito, l’idea è quella di seguire un Amleto dei giorni nostri, che si interroga sul dove essere.

Le identità che abbiamo ogni giorno sono molteplici. Tutti noi siamo genitori o figli o entrambi, lavoratori o studenti (o entrambi). Abbiamo una vita sul web ed una fuori dallo stesso. Sopportiamo e sosteniamo le pressioni che arrivano dall’esterno in un universo mediatico molto più aperto di quanto non fosse vent’anni fa.

Ma, ci si chiede, questa apertura ci rende più felici?

È da questa domanda che gli ospiti del festival hanno iniziato a ragionare, con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma Capitale, dell’Assessorato alla Crescita Culturale del Comune di Roma, della Repubblica Italiana, delle Università Sapienza, Lumsa, Guglielmo Marconi, Auxilium, UniNettuno.

In questo articolo proveremo a ripercorrere brevemente quanto accaduto in questi tre giorni, con l’unico appunto che per poter avere un’idea più globale possibile dell’evento, ho seguito alcuni incontri e sperimentato alcuni laboratori, senza poter quindi parlare di tutto ciò che è accaduto durante il Festival.

Il Festival della Psicologia si è composto di tre serate

Iniziamo quindi da queste, i temi delle tre serate, nell’ordine, sono stati:

Tracce. Aspirazioni e big data: la paura e la voglia di essere visti.

La serata di apertura del Festival della Psicologia ha posto i partecipanti davanti alla domanda delle domande: essere o apparire? In che modo i social network ci permettono di narrare il quotidiano e, quindi, delle identità oltre la nostra? La nostra epoca è caratterizzata da big data ed intelligenze artificiali, pensiamo alle pubblicità su misura che arrivano in seguito alla profilazione che deriva dalla raccolta dei cookies. Le scelte che facciamo, sono ancora consapevoli? O sono guidate da dati ed algoritmi?

Percorsi. Liberi e dipendenti: i vestiti nuovi dell’identità professionale.

La cultura del lavoro moderna si basa sull’imprevedibilità e sul continuo cambiamento di competenze richieste dal mondo del lavoro. Per non parlare delle nuove identità lavorative: il pondo professionale si frammenta ma riesce ad offrire nuove opportunità per chi riesce ad orientarsi in questo cambiamento ed in questa discontinuità. Con la partecipazione di due personalità note ai non-psicologi, Guglielmo Scilla (willwoosh) e Gad Lerner, si è discusso di come e quanto il lavoro influenzi e determini la nostra identità. Abbiamo riflettuto su come sia più importante, ormai, ciò che si è fuori dal lavoro, proprio perché il lavoro non fornisce più un senso di continuità e, probabilmente, per dire a se stessi che si fa qualcosa di buono.

Quello che tutti dovrebbero poter fare è trasformare la propria passione in una professione, come racconta Guglielmo Scilla, cercare la possibilità di trovare una voce, sebbene sia chiaro che “uno su mille ce la fa”.

La differenza sostanziale con il passato (in cui, comunque, era sempre solamente uno solo a riuscire) è la modalità con cui si diventa quell’uno. Perché se prima si era scelti dall’alto, ora è il basso che ci fa emergere.

“Il bisogno di lavorare è quello che ci fa sentire di esserci. Per non essere vuoto.”

Confini. Sovranismo e europeismo: così lontano così vicino.
Festival della psicologia: sovranismo ed europeismo

L’ultima delle tre serate ha commentato i risultati delle elezioni Europee del 26 maggio. Fino al 2008, per i settant’anni precedenti, in Italia il voto era ripartito sempre allo stesso modo, basti pensare alla zona rossa di Emilia-Romagna e Marche. Dal 2013, invece, il voto non è più prevedibile, gli schemi classici sono stati rotti. Si è verificata una spaccatura fra città e paesi che prima non c’era e che è diventata un problema per quella che è la Sinistra del paese, per esempio. La Lega si trova ora ad essere il faro dei partiti sovranisti europei, mediante i suoi discorsi polarizzati intorno ad un “significante vuoto”. E, per quanto la Lega sia l’esempio più recente, in realtà è un meccanismo che vediamo da anni, con il Movimento 5 Stelle che contrapponeva la “casta” ai “cittadini”. È accaduto nell’autodistruzione del PD di Renzi, con il “nuovo” che si contrapponeva al “vecchio”. Si tratta di una polarizzazione priva di senso e che per questo tende a cadere. E in queste polarizzazioni, si cerca di creare l’identità degli italiani.

I laboratori

Festival della psicologia: laboratorio alimentazione.

La realtà virtuale è stata padrona di questo Festival della Psicologia. Il laboratorio di meditazione e relax prevedeva la possibilità di scegliere fra diversi scenari in cui immergersi con una musica rilassante nelle orecchie e, se si desiderava, una voce per guidare la meditazione. Altri laboratori di realtà virtuale permettevano di dipingere in 3D, altri ancora di affrontare le proprie fobie. Come “Un salto nel vuoto” nel quale, dopo essere saliti in cima ad un palazzo, si cammina su una passerella in legno sospesi nel vuoto e, per i più coraggiosi, si cade fino al piano terra.

Con l’aiuto di psicologi del lavoro si potevano svolgere attività utili alla scoperta più approfondita della propria identità.

Altri laboratori hanno riguardato il coaching, lo sport ed il miglioramento personale, oltre alla scoperta del proprio inconscio, sempre mediante la realtà virtuale.

Gli incontri del Festival della Psicologia

Gli incontri del Festival hanno spaziato su argomenti diversi, la Felicità sul luogo di lavoro, la Pet-Therapy, la progettazione di percorsi educativi per i bambini con bisogni speciali, le nuove genitorialità, la violenza, la possibilità di vivere la città. E, ancora, la genitorialità, il tirocinio per i giovani laureati, lo sport, il dismorfismo corporeo, il teatro ed il cinema ed il nuovo fenomeno degli hikikomori. Tutti aspetti che si intrecciano con il tema della propria identità.

Questo non è amore: la violenza nei rapporti di coppia e in famiglia

Il primo incontro si è focalizzato sull’importanza della psicologia nelle professioni che entrano in contatto con il dolore, come le Forze dell’Ordine.

Festival della psicologia "Questo non è amore"

L’evento è stato guidato dal lavoro di Anna Costanza Baldry, psicologa che ha lavorato dal lato delle donne vittime di violenza e dei figli di femminicidio, gli “Orfani Speciali”. Partendo da alcune considerazioni sulle vittime di violenza, si è arrivati a capire che la denuncia è un modo per la donna di dire ho fallito, perché a commettere violenza è qualcuno che hai scelto.

All’evento hanno partecipato Pietro Grasso, Senatore della Repubblica Italiana, che ha ribadito ancora una volta come il “not all men” non porti da nessuna parte e di come il problema del femminicidio sia un problema culturale. Vittorio Rizzi, Direttore Generale della Polizia Criminale che ha parlato dei progetti della Polizia nella prevenzione e nell’intervento nei casi di violenza domestica. Matilde D’Errico, autrice di “Amore Criminale” e “Sopravvissute”, con la quale si è parlato degli Orfani speciali e dell’importanza di raccontare le storie di chi ce l’ha fatta.

Infine, Diletta Capobianco, figlia di Sabrina Blotti, ha portato la sua testimonianza di orfana speciale:

Guardi la tv e pensi “e se accadesse a me?” e poi pensi “perché dovrebbe accadere a me?” e poi ti accade e non lo sai dove trovi la forza per reagire.

Lavoro: crisi d’identità

Sulla slide alle spalle dei protagonisti di questo incontro svettano le seguenti parole:

D’altronde, se non hai parole per raccontare il tuo lavoro, è come se non lo avessi mai avuto un lavoro vero.

La riflessione che ha guidato questo incontro ha origine nella frammentarietà del lavoro che crea problemi per chi non riesce ad orientarsi in uno spazio tanto ampio perché non ha gli strumenti per poterlo fare.

L'identità lavorativa al festival della psicologia

È importante, quindi, la presenza di formatori che attivino le competenze delle persone che si rivolgono loro. C’è una carenza di persone che partecipano a corsi di formazione pur avendone bisogno ed in un periodo in cui l’identità personale si sta scollegando dal lavoro, vi è necessità di educare le persone all’errore.

Abbiamo provato ad immaginare la vita di una persona che, già adulta, dopo anni, perde il lavoro. La difficoltà che quella persona incontra nel riuscire a pescare fra le mille offerte qualcosa che sia adatta a lui o lei.

Nessun lavoro, al giorno d’oggi, sembra dare certezze e l’unica abilità di cui abbiamo veramente bisogno è quella di saper anticipare le situazioni. Una competenza difficile da sviluppare e che genera un malessere interno ed esterno in chi vive il cambiamento verso l’incertezza.

Disegna il tuo futuro: dai forma alla tua identità professionale
Disegno dell'identità professionale

In un Festival della Psicologia incentrato sull’identità, non poteva mancare un incontro che si impegnasse, proprio nei confronti degli psicologi, a parlare di come la nostra identità professionale cambi nel corso del tempo.

Ci siamo chiesti quale sia il senso del nostro stare e come veicolare l’utilizzo dei social network in una professione nella quale una sorta di distanza fra le parti deve essere mantenuta. E la risposta è che, come per diversi ambiti, una risposta non c’è.

Perché sono molti gli aspetti che si devono tenere in considerazione – in psicologia ma anche in altre professioni – ovvero: cosa ci piace, quali sono gli interessi personali, cosa voglio fare da grande, che rete professionale ho intorno.

Non esiste un lavoro che si fa da soli e tenerlo a mente è una delle chiavi per il successo.

Identità sessuali: definirsi nella pluralità
Festival della psicologia e identità sessuali

Ultimo tema di cui parliamo in questo articolo, riguarda le identità sessuali. Attualmente, non parliamo più di una sola identità, in cui si è uomo o donna, eterosessuale o omosessuale. Il ragionamento per dicotomie inizia a diventare troppo stretto e limita la libertà di essere.

Abbiamo riflettuto su quanto le parole comunichino di noi stessi e su quanto sia importante, anche nella pluralità, avere un modo per definirci. L’identità è qualcosa di cui abbiamo bisogno, qualcosa che, nell’ambito della sessualità, paradossalmente limita gli uomini, li controlla maggiormente. Perché, se le donne sono vittime di atteggiamenti sessisti, gli uomini alcuni comportamenti non possono metterli assolutamente in pratica nella nostra società. Pensiamo, banalmente, al vestiario: una donna può indossare i pantaloni, ma un uomo non indosserà una gonna (a meno che non sia un kilt o un red carpet).

Per concludere…

Questo Festival della Psicologia ha dato numerosissimi spunti sulla fluidità della società moderna e sulla difficoltà che abbiamo – e che avremo – nel costruire la nostra identità in un mondo in continuo cambiamento.

Per questo, gli spunti che il Festival ha dato rivestiranno grande importanza nei prossimi anni.

E, sicuramente, non vediamo l’ora di scoprire quale sarà il tema per il 2020.

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

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