In guerra: Brizé racconta lo spietato mondo del lavoro

In guerra: un pugno nello stomaco

“In guerra” di Stephan Brizè è un pugno nello stomaco. Con sguardo crudo e disincantato racconta le difficoltà della classe media e operaia, sempre più sottomessa alla legge del mercato e all’ingordigia di profitto insaziabile dei padroni.

Rispetto al precedente “La legge del mercato”, che ha sempre come protagonista “Vincent Lindon”, Brizè abbraccia la lotta di 1100 operai che rischiano di perdere il loro lavoro. All’aspetto familiare viene concesso meno spazio. Con grande scrupolosità, invece, vengono affrontati i rapporti, non troppo idilliaci, tra i colleghi.

Tutto è vissuto in prima persona

Grazie alle scelte registiche di Brizé, veniamo completamente immersi all’interno della folla in lotta. Come se fossimo spettatori non paganti, assistitiamo agli incontri tra i lavoratori e i rappresentanti (a volte del governo, a volte della fabbrica). I media ci raccontano, passo dopo passo, il dilagare di una protesta che non riguarda solo gli operai, ma un intero paese. La lotta di 1100 lavoratori diventa quella dell’intera classe operaia.

L’incapacità di trovare una soluzione

“Chi combatte potrà anche perdere, ma chi non combatte ha già perso in partenza.” Bertolt Brecht.

Di fronte alla caparbia e ostinata lotta, emerge, purtroppo, un’amara impressione: l’ineluttabile sensazione di impotenza che avvolge gli operai, consapevoli di non avere il coltello dalla parte del manico nelle innumerevoli trattative con i dirigenti. Non solo: evidenzia, attraverso l’imbarazzo balbettante delle autorità politiche, l’inadeguatezza del potere pubblico a farsi portatore di proposte capaci di sbloccare situazioni apparentemente senza uscita.

Il lavoro, l’individualismo e il guadagno – in guerra è un film necessario

La lotta si fa sempre più dura, e dal dialogo si arriva alla violenza. Ma serve a poco. La speranza di ottenere un risultato va continuamente a sbattere contro un muro indistruttibile.

Se il lavoro nobilita l’uomo, la disoccupazione (o il rischio di essa) toglie qualsiasi valore alla vita. Ed è questa la strada che rischiamo di percorrere: far coincidere il valore della vita a quella del nostro lavoro, limitarci a una disperata ricerca di lavoro, alla necessità di portare a casa uno stipendio per non sentirsi dei parassiti di fronte a una società sempre più orientata verso l’individualismo e il guadagno.

In guerra è, dunque, un film estremamente necessario. Quello di Brizé è un cinema realista, che in pochi (Ken Loach, fratelli Dardenne e pochi altri) hanno il coraggio di fare. 

 

Francesco Guerra

Studente, speaker radiofonico, cinefilo, accanito lettore, ex calciatore miseramente ritiratosi dall'attività a soli 17 anni. Insomma, un tipo strano.

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