RuPaul’s Drag Race – quando il Pride diventa pop

Per celebrare l’inizio di giugno e del Pride Month (giugno è infatti dedicato all’orgoglio LGBTQ+, mese scelto per commemorare i disordini di Stonewall del 1969), non si può non introdurre nel discorso uno dei reality simbolo della comunità LGBTQ+: RuPaul’s Drag Race.

RuPaul Charles è un cantante, attore e personaggio televisivo all’attivo dagli anni ottanta nei club gay della città di Atlanta. Gli anni novanta segnano una svolta per la sua carriera, rimasta per più di un decennio circoscritta al solo territorio della Georgia: spostandosi a New York, diventa una figura di spicco sdoganando in tv il tema delle drag queen e, più in grande, continuando il lavoro già iniziato da Harvey Milk e dai moti di Stonewall del 1969, volti a sensibilizzare la popolazione contro l’omofobia.
Nel 2009, diventa produttore e presentatore di RuPaul’s Drag Race, che come suggerisce il nome, è letteralmente una gara tra le migliori drag queen selezionate in varie parti d’America (e più avanti, del Canada e dell’Inghilterra).

Un successo planetario

RuPaul’s Drag Race vede all’attivo ben 11 stagioni della serie principale, 4 di RuPaul’s Drag Race All Stars (dove le queen eliminate nelle stagioni principali possono riscattarsi e provare, per una seconda volta, a vincere) e in produzione RuPaul’s Drag Race UK, versione britannica del programma.

Le vincitrici non ricevono solo un premio in denaro o una fornitura annuale di make-up: le queen vincenti diventano vere e proprie stars, con un sentiero già spianato. Molte si danno alla musica (Trixie Mattel, Alaska Thunderfuck, AJA e molte altre), altre al semplice intrattenimento dal vivo (cabaret, come Bianca Del Rio, o musicale).

Lo slang Gay And Proud che diventa gergo

Le frasi utilizzate da RuPaul e dalle varie queens sono diventate ormai di gergo comune. Basti pensare ad OKURR (erroneamente collegato a Cardi B), o al leggendario Shantay You Stay – Sashay Away, formula con cui RuPaul salva o elimina le concorrenti, dopo essersi battute nel Lipsync For Your Life, gara in cui le due sfidanti si scatenano sul palco cantando in playback una canzone stabilita in settimana.

Insomma: RuPaul’s Drag Race ha davvero avvicinato il mondo etero al mondo LGBTQ+, creando un universo che si è sviluppato in eventi come il DragCon o il DragWorld (la versione europea).

Ed ora non vi resta che dare una possibilità a 13 Drag Queen che con i loro drammi, le loro storie (spesso difficili) e il loro abiti, combattono per diventare la America’s Next Drag Queen.

Le 11 stagioni sono disponibili su Netflix.

Buon Pride Month a tutti!

Pride Month

Ilaria Caiazzo

Studente a tempo pieno, interprete e traduttrice a tempo perso. Scrivo di cinema, serie tv e libri. Ossessionata dal make-up e dai serial killer.

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