Franz Kafka: l’uomo dai mille aspetti

Franz Kafka nacque a Praga il 3 luglio 1883 in quello che era allora l’impero austro-ungarico. Fu uno scrittore ebreo di lingua tedesca, facente parte di quel gruppo minoritario che elesse questa come propria lingua, piuttosto che il ceco maggiormente diffuso. A partire dalle sue orgini religiose e linguistiche Kafka si configura, quindi, come una personaggio abituale nel mondo delle minoranze che spiccano per diversità. Diversità che venivano percepite nel loro aspetto negativo e che, non si sa quanto volutamente, caratterizzeranno molti dei suoi personaggi letterari.

Scrittore delle molteplici correnti

Franz Kafka è un autore poliedrico, ritenuto un importante esponente del modernismo, ma anche del realismo magico e dell’esistenzialismo. Quello del realismo magico è un filone attribuito a determinate opere letterarie in cui gli elementi magici appaiono in un contesto altrimenti realistico. Per quanto riguarda l’esistenzialismo, invece, in Kafka emerge l’insistenza sul valore specifico dell’individuo e sul suo carattere precario e finito, sul vuoto e l’assurdo che caratterizzano la condizione dell’uomo moderno, sulla solitudine di fronte alla morte in un mondo diventato estraneo ed ostile. Altri critici hanno coniato per Kafka la formula di allegorismo vuoto. L’autore rappresenterebbe una vicenda per dire altro che resta, però, indecifrabile e indicibile.

“La metamorfosi” ed il soprannaturale

Alcune delle peculiari caratteristiche del realismo magico sono rintracciabili in quella che è la più conosciuta delle sue opere: La metamorfosi. La storia stessa comincia a partire dalla presenza di un elemento sovrannaturale che è immediatamente ed inevitabilmente percepito dal lettore, ma che non verrà mai spiegato. Il protagonista, infatti, si sveglia nel suo letto trasformato in un insetto. I personaggi stessi accettano, piuttosto che mettere in questione, la logica di questo elemento soprannaturale. Per questa sua condizione iniziale, alcuni critici hanno parlato de La metamorfosi come di un racconto nel quale compare un soprannaturale di imposizione. Non c’è scelta, preavviso o spiegazione: la trasformazione, e quindi l’evento magico, è la storia.

La metamorfosi come cartina al tornasole

Questo racconto, scritto tra il 17 novembre ed il 7 dicembre 1912, è sicuramente il più conosciuto dello scrittore boemo. Inoltre, è anche quello tramite il quale poter indagare e comprendere in parte l’uomo e l’autore Franz Kafka. Infatti, la condizione di insetto del protagonista Gregor è quella dell’emarginato, dello scarto e del sacrificabile. La condizione del sacrificio è presente nel Kafka ebreo, stato quest’ultimo che causò in lui profondi conflitti interiori, nonostante non fosse particolarmente legato alle sue radici. Inoltre, Gregor rappresenta con la sua trasformazione l’alienazione propria del diverso. E di questa alienazione diffusa anche nell’impero austro-ungarico Kafka ebbe esperienza attraverso il suo impiego in una cassa mutua per i lavoratori.

La figura del padre per Franz Kafka

Un elemento fondamentale per la comprensione de La metamorfosi è la figura del padre. Gregor, fino alla sua trasformazione in insetto, era il sostegno della famiglia, in crisi a causa dei debiti paterni. Eppure, questo suo ruolo primario non gli viene riconosciuto perchè l’ottica attraverso cui guardare l’intera vicenda è quella paterna. Agli occhi del padre Gregor è un insetto ancora prima della sua effettiva trasformazione e nel corso della narrazione sarà il padre a emerginare e colpire ripetutamente il figlio-insetto, a dimostrazione della percezione che ha di lui. Anche in questo caso emerge, dunque, la conflittualità padre-figlio che è propria di altre narrazioni kafkiane, come “La condanna”. Questo rapporto contrastato è proprio dello stesso Kafka che scrisse una lettera di un centinaio di pagine conosciuta come “Lettera al padre“, nella quale parla del suo rapporto con il genitore, criticandone l’azione educativa.

Complessità di Franz Kafka

La complicata personalità di Franz Kafka si riflette nelle sue opere, non soltanto nelle numerosissime lettere da lui lasciate. La stessa conclusione de La metamorfosi esprime parte delle sue riflessioni sulla vita degli individui: chi è solo resta solo. Forse questa idea potrebbe spiegare le numerose e complicate relazioni dell’autore, in parte mai vissute ed alcune troncate prima del matrimonio. Oppure i vari fallimenti sono da attribuire alla costante indecisione, dovuta alla scarsa autostima che aveva di sè e del suo operato. Di ciò ne è testimonianza la complessa vicenda che ci ha portato a conoscere gli scritti di Kafka, da lui perlopiù destinati alla distruzione. Infatti, solo sette furono i libri da lui pubblicati in vita, mentre tutte le migliaia di pagine a noi pervenute erano state affidate all’amico Max Brod con il compito di distruggerli alla morte dell’autore.

Monica Seminara

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