Sea Watch: quale storia raccontare?

Il 29 giugno la Sea Watch, dopo 17 giorni in mare, è attraccata al porto di Lampedusa. Non appena la capitana Carola Rackete ha toccato terra è stata arrestata dai finanzieri con l’accusa di resistenza o violenza contro nave da guerra.

Battaglia navale

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Da una parte la nave umanitaria che batte bandiera olandese, da un’altra una nave militare della guardia di finanza. 

La guardia di finanza intima l’alt, che però la comandante non rispetta. I militari cominciano allora un’operazione di sbarramento, senza però alcun successo. Il danno succede non appena la nave dell’Ong si accosta alla banchina e la motovedetta della guardia di finanza tenta di impedirle l’ingresso. Nessuno indietreggia ed in quel momento le due imbarcazioni urtano l’una contro l’altra, scontro che ha costretto la motovedetta a spostarsi.

Stato di necessità

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La capitana tedesca è entrata nel porto senza autorizzazione, invocando lo stato di necessità: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”.

Un’ora dopo l’attracco i finanzieri hanno arrestato la capitana con l’accusa di resistenza o violenza contro nave da guerra, reato che prevede una pena da tre a dieci anni.

Carola Rackete è stata poi trasferita in caserma e condotta all’hotspot per essere identificata. La procura di Agrigento aveva intanto disposto gli arresti domiciliari. 

La portavoce di Sea Watch Italia Giorgia Linardi è intervenuta sulla faccenda, dichiarando che la comandante Rackete aveva dichiarato da 36 ore lo stato di necessità, che le autorità italiane avevano ignorato.

L’età dell’ignoranza

A raccogliere le prime voci di dissenso, immediatamente trasformatesi in voci di odio, un gruppo di “spettatori” che hanno cominciato a lanciare invettive contro l’equipaggio e contro la capitana.

Pesanti e inaccettabili gli insulti (fonte: Fanpage.it). 

Libertà

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Il 2 luglio la notizia che molti aspettavano: Carola Rackete è libera. Il Gip di Agrigento annulla l’arresto, dichiarando che la capitana ha agito con il fine di portare in salvo i migranti.

Escluso dunque il reato di resistenza a pubblico ufficiale, giustificato dalla scriminante legata all’aver agito “all’adempimento di un dovere”, quello di salvare vite umane in mare. 

Il Gip chiarisce inoltre che la scelta di Lampedusa sia stata obbligata poiché i porti di Libia e Tunisia non soddisfacevano il requisito di “porto sicuro”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, scontento del risultato, annuncia di aver disposto un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale con accompagnamento alla frontiera. Il provvedimento però, annuncia la prefettura, non potrà essere eseguito fino a che Rackete verrà nuovamente interrogata dai pm in merito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina il 9 luglio.

Alla fine della storia, quale storia raccontare?

Potremo raccontare a chi verrà dopo di noi tante storie. Storie di criminali, capitani e vermi. Ma chi è il criminale, chi il capitano, chi il verme? La scelta sta a noi,  possiamo soltanto sperare un giorno di trovare il coraggio di guardarci allo specchio e non trovarci davanti quello che somiglia tanto ad un verme.

-Serena Valastro

Serena Valastro

Laureata in Lingue e culture Europee, amante di cinema, musica, arte ed informazione. Scrivere è entrare in nuovi spazi, conoscere qualcosa di nuovo, vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per trasmetterle a chi vuole viverle.

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