Glee: la rivincita dei Losers

Era il 2010. Netflix non era il sito streaming di punta, esistevano Forumfree e Forumcommunity, e il bingewatching era ancora una parola sconosciuta ai tv series addicted. Nei meandri di internet, nascevano i Gleek, il fandom ufficiale della serie Glee. Attiva dal 2009 e conclusasi nel 2012, Glee non si è mai imposta di essere la migliore. Con il suo essere una serie musicale, che unisce canzoni e televisione, Glee ha creato nella cultura di massa l’idea che il diverso è bello.

Do you wanna be a loser like me?

Creata da Ryan Murphy (regista anche della serie American Horror Story e del film The Normal Heart) e Brad Falchuk, Glee ha un cast giovane e fresco (per quel tempo): Lea Michelle, Cory Monteith (defunto nel 2013 a causa di un’overdose), Naya Rivera, Mark Salling (deceduto anche lui nel 2018, suicidatosi dopo essere stato ritenuto colpevole per detenzione di materiale pedpornografico) e Darren Criss.
Il professore di spagnolo Will Schuester decide di riformare il “Glee Club”, gruppo di canto a cappella a cui lui stesso aveva dato lustro nei suoi anni giovanili. Il gruppo è formato dai ‘reietti’ della scuola superiore William McKinley: Rachel Berry, figlia di una coppia omosessuale, ambiziosa (a tratti arrogante), sempre al centro dell’attenzione; Kurt Hummel, unico ragazzo dichiaratamente gay; Artie Abrahms, paraplegico ma amante del rock. Il gruppo, le “New Directions” deve affrontare diversi concorsi provinciali, regionali e nazionali, per affermarsi tra le varie squadre di canto a cappella.
I personaggi hanno una loro personalità, un loro carattere, che si evolvono nell’arco delle 6 stagioni in base agli eventi e alle situazioni propostegli. Le puntate sono spesso autoconclusive, ma seguono una storia di base più grande ed importante.

Glee: una storia diversa

Il punto focale della storia non è la trama, apparentemente semplice e a tratti frivola. Il rompere gli stereotipi di ogni genere, il non appoggiarsi sulle minoranze, non renderle migliori o peggiori nel contesto generale, è ciò che rende Glee sempre attuale. “I am a proud black woman, but I’m more than that”
Ciò che conta davvero è l’essere uniti con le proprie diversità nella musica. Il repertorio varia, dedicando interi episodi ad artisti contemporanei e non (Justin Bieber, Whitney Houston, Lady Gaga), ma anche unendo canzoni di diverso genere, come il mashup di It’s My Life di Bon Jovi e Confession di Usher. Glee rappresenta l’adolescenza, la giovinezza, di molti di noi. La fine di Glee rappresenta anche l’inizio di un’età adulta, più consapevole di ciò che ci gira attorno. La morte improvvisa dell’attore Cory Monteith nel 2013 ha spinto i registi a dedicare un’intera puntata al suo personaggio, Finn Hudson, nella 5X3, “The Quarterback”. Nonostante Glee sia nel cuore di molti, è possibile trovarla su Netflix dal 30 giugno.

glee cover

 

Ilaria Caiazzo

Studente a tempo pieno, interprete e traduttrice a tempo perso. Scrivo di cinema, serie tv e libri. Ossessionata dal make-up e dai serial killer.

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